HERBERT MARCUSE.
...
.
...
MARXISMO E NUOVA SINISTRA. SCRITTI E INTERVENTI.
...
.
...
Parte 1.
...
.
...
2007. Manifestolibri, ROMA.
Collezione Marcusiana. 
ISBN 978-88-7285-507-2. 
...
.
...
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
    Fondazione Ezio Galiano onlus
    http:\\www.galiano.it
   ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
A cura di Raffaele Laudani. Postfazione di Sandro Mezzadra.  
...
.
...
Indice di questa parte.
...
.
...
4. MARXISMO E RIVOLUZIONE NEGLI ANNI SETTANTA.
.
La questione dellorganizzazione e il soggetto rivoluzionario.
Dialogo con Hans Magnus Enzensberger (1970).
Lezioni parigine del 1974.
Protosocialismo e tardocapitalismo. Verso una sintesi storica a partire dallanalisi di Bahro (1978).
Oltre il marxismo cattivo (1979).
...
APPENDICE.
.
Carteggio con Raya Dunayevskaya (1954-1965).
Postfazione, di Sandro Mezzadra.
...
.
...
Fine Indice.
...
.
...

4. MARXISMO E RIVOLUZIONE NEGLI ANNI SETTANTA.
.
LA QUESTIONE DELLORGANIZZAZIONE E IL SOGGETTO RIVOLUZIONARIO.
.
DIALOGO CON HANS MAGNUS ENZENSBERGER*
Hans Magnus Enzensberger: In Europa abbiamo limpressione che la situazione politica negli
Usa negli ultimi anni si sia inasprita e acuita. Si ha notizia di arresti preventivi, di poliziotti dal
grilletto facile. La sinistra americana ha diffuso alcune liste di campi di concentramento, che
sarebbero gi pronti per luso. Secondo alcune voci, il governo americano avrebbe commissionato
delle indagini su come reagirebbe il Paese, se le elezioni presidenziali del 1972 fossero revocate, e se
non si tenessero del tutto pi elezioni. I dettagli, pubblicati tra laltro nel collage di Reinhard Lettau1,
autorizzano la conclusione che lintero sistema di legge e ordine si identifica sempre di pi col suo
rovescio, quindi la legalit col gangsterismo, lordine con larbitrio: un intreccio quasi senza
soluzione di continuit tra politica e crimine, mafia e governo. In quali termini concettuali si pu
comprendere tale sviluppo?
Herbert Marcuse: I suoi esempi sono giusti. Sui campi di concentramento non saprei dire niente
di preciso: io non li ho mai visti. Non so neanche se sia vero che il governo americano consideri
seriamente lidea di abolire le elezioni. Mi pare improbabile, dato che questo governo non ha nulla da
temere dalle elezioni. La questione  se negli Usa sia al potere il fascismo. Se ci si riferisce, con questo,
allabolizione, graduale o repentina, di ci che rimane dello Stato di diritto, allorganizzazione di forze
paramilitari sul modello dei minutemen2, al riconoscimento alla polizia di poteri eccezionali, come con
la nota legge No-knock, che abolisce linviolabilit delle abitazioni3; se si considerano i verdetti dei
tribunali negli ultimi anni; se  noto che negli Stati Uniti si addestrano truppe speciali, i cosiddetti
reparti anti-insurrezione, per una possibile guerra civile; se si guarda alla censura gi quasi esplicita
della stampa, della televisione e della radio, allora a mio parere si pu parlare del tutto legittimamente
di un inizio di fascismo. Si obietta continuamente, di contro, che in America la critica radicale gode di
uno spazio di movimento molto maggiore di quanto non ve ne sia, per esempio, in Francia. Questo 
vero. Dipende per dal fatto che la societ americana pu ancora, per il momento, permettersi questa
critica, dal momento che essa rimane inefficace.
Mancano per anche altri elementi del fascismo, cos come lo conosciamo, un leader
carismatico, ad esempio. O crede che gente come Nixon4, Agnew5 o Reagan6 abbiano tali potenzialit?
L'appello diretto alle masse non ha assunto sinora le forme che siamo soliti porre in connessione col
fascismo.
Non credo che oggi il leader carismatico costituisca un elemento indispensabile del fascismo.
Come ogni altro movimento, come ogni altra forma di repressione, anche il fascismo dipende dalle
tendenze complessive della societ. Il fascismo americano avr un aspetto diverso da quello tedesco,
nella misura in cui la societ americana si differenzia da quella della Germania del 1933. Un capo
carismatico non  pi necessario. Vorrei ricordarle una felice formulazione di Shirer7, che certo non 
un socialista. Questuomo ha sostenuto, in breve, che il fascismo americano sar probabilmente il
primo a giungere al potere per una via democratica, e con una copertura democratica.
Quali analisi pu fornire a sostegno di una simile prospettiva di sviluppo negli Usa? Le pi
rudimentali teorie del fascismo di cui disponiamo spiegano - per cos dire a una prima
approssimazione -la vittoria di Hitler in Germania con la crisi economica del 1929. Intravede negli
Usa un inasprimento delle contraddizioni economiche e sociali anche solo parzialmente comparabile
con quella?
Credo che vi sia una sorta di fascismo preventivo. Negli ultimi dieci-venti anni abbiamo vissuto
una controrivoluzione preventiva, contro una rivoluzione di cui si aveva il timore, ma che non ha avuto
luogo e neanche  allordine del giorno, al momento. Allo stesso modo si ha il fascismo preventivo. Il
fatto che, negli Usa, lo stato di diritto venga progressivamente meno deriva dalle crescenti
contraddizioni dell'imperialismo americano. Al momento tali contraddizioni risultano ancora
gestibili, minacciano per di penetrare nelle coscienze indottrinate: la contraddizione tra lenorme
ricchezza sociale e luso miserevole e distruttivo che se ne fa; la contraddizione tra la possibilit di
ridurre il lavoro alienato e la sua sistematica persistenza; la contraddizione tra la possibilit di
cancellare quanto pi rapidamente la povert e la miseria, e lo spreco immane. Alla lunga, tali
contraddizioni possono essere represse solo con la violenza. Valori come la disciplina del lavoro, cui il
capitalismo deve rimanere ancorato, perdono il loro potere sugli uomini e iniziano a sgretolarsi.
Contemporaneamente, linsensatezza della guerra nellAsia meridionale e delle dittature torturatrici in
Grecia8 e in America Latina9, che gli Usa sostengono in modo metodico, diviene cos evidente, che
dissimulazione e occultamento non servono a nulla. Perci il sistema ricorre a misure volte a dare
allopposizione questo ammonimento: appena diventate pericolosi, vi rinchiudiamo, vi pestiamo.
Dovrebbe essere possibile, per, cogliere il concretizzarsi delle contraddizioni di cui parla
allinterno della stessa societ americana, cio nelle sue contraddizioni di classe. O non vede alcuna
possibilit di connetterle con i conflitti di classe in America?
Si tratta di contraddizioni pervasive. Marx non ha mai sostenuto che le contraddizioni del
sistema capitalistico si concentrino esclusivamente nella classe degli operai dellindustria. Esse
dominano piuttosto lintera societ, la struttura come anche la sovrastruttura. Nelle distinte classi
sociali, naturalmente, esse si manifestano in modo molto diverso, ma rimangono contraddizioni del
sistema nella sua interezza.
Esse, quindi, a suo parere, non si esprimono in primo luogo nella contraddizione tra lavoro
salariato e capitale?
Naturalmente anche nellopposizione tra capitale e lavoro. Ma, se si pretende di essere marxisti,
bisogna guardarsi dal feticizzare il concetto di classe. Con le trasformazioni strutturali del capitalismo
mutano anche le classi e le loro condizioni. Per un marxista non c niente di pi inammissibile e
pericoloso, che far uso di un concetto reificato di classe operaia.
Vorrei citare un passo che  stato aspramente criticato dalla sinistra europea. In Luomo a una
dimensione lei scrive: La realt delle classi lavoratrici nella societ industriale avanzata fa del
proletariato marxista un concetto mitologico10. Che intende dire con ci? Qual  il concetto corretto
di proletariato che lei contrappone a quello feticizzato?
Il proletariato marxiano reca i tratti delloperaio dellindustria inglese della met del XVIII
secolo. Linnalzamento del livello dei salari, il potere crescente dei sindacati e dei partiti operai hanno
trasformato quel proletariato nella classe operaia corrispondente al tardocapitalismo. Questa classe
continua ad essere repressa, non pi per nella forma evidente e brutale che Marx ha descritto. Quando
oggi si parla semplicemente di proletariato, senza operare una precisa analisi di classe, senza analizzare
le trasformazioni dellessere sociale, si reificano i concetti di Marx.
Le trasformazioni cui fa riferimento non mi sembrano per fondamentali. Naturalmente, nelle
societ pi avanzate non si pu parlare di impoverimento assoluto; aumenta, per, limpoverimento
relativo. Non si pu misurare lo sfruttamento della classe operaia semplicemente sul livello di vita.
Frigoriferi e auto non dimostrano che esso  diminuito. Al contrario. In base alle categorie marxiane,
esso  persino cresciuto. La contraddizione fondamentale assume altre forme, ma continua a sussistere
e a alimentare la dinamica della lotta di classe.
Su un punto ha pienamente ragione: nel concetto di impoverimento relativo si cela un elemento
decisivo per le prospettive della rivoluzione nel tardocapitalismo. Nelle metropoli capitalistiche, la
rivoluzione non trarr pi origine primariamente da una miseria fisica, e, sin dallinizio, non sar pi
diretta solo allabolizione di questa. Se si ammette questo, per, lanalisi e la strategia non possono poi
guardare esclusivamente alla classe degli operai di fabbrica e alle loro condizioni. Si deve, dunque,
andare al di l di questo gruppo e mettere in conto le trasformazioni della stessa classe operaia.
Ha parlato, sinora, della necessit di unanalisi di classe. E' il lavoro che anche in Europa i
gruppi politici della sinistra cercano di portare avanti. Noi riteniamo che non possa in alcun modo
trattarsi di un lavoro accademico. Esso richiede, piuttosto, un confronto diretto con lesistenza fisica e
morale della classe operaia. Il analisi di classe, quindi, pu costituire solo un aspetto della stessa
prassi politica. Per questo molti compagni sono entrati in fabbrica, nelle istituzioni della societ. Essi
sono giunti alla conclusione che il lavoro teorico, separato dalla lotta organizzata nellambito della
produzione, non riesce a andare avanti.
Le contraddizioni sociali interne, derivanti dai rapporti di produzione, non le si vede, n le si
sente entrando in fabbrica. Naturalmente si deve operare unanalisi della classe operaia pi concreta
possibile. Ho il sospetto, per, che oggi ci si spinga spesso a disprezzare e rimuovere la teoria, che non
ci si senta pi ad essa legati. Si finisce, per, allora, nella sociologia borghese. Naturalmente ha senso
andare nelle fabbriche, finch non si rinunzia alla teoria, finch si rimane fedeli alla fatica del concetto,
finch non si ricade in un concetto feticizzato di proletariato. Se per questo passo deve sostituire
lesperienza teorica e lanalisi, allora  semplicemente un passo nella falsa immediatezza.
I gruppi che entrano nelle fabbriche si richiamano proprio ad una teoria: alla teoria di Lenin.
In questo caso dovrebbero esporre questa teoria. Sinora non ho visto niente di tutto ci.
L'obiettivo della dittatura del proletariato rimane per i marxisti un punto assolutamente fermo.
Ritiene che, nellodierno movimento socialista, tale concetto non possa pi essere funzionale?
Se col proletariato si vuole alludere agli operai di fabbrica, cos come Marx li ha descritti,
allora tale nozione  del tutto insufficiente. In Marx la dittatura del proletariato - lo si dimentica
troppo facilmente - costituiva la dittatura della stragrande maggioranza della popolazione, su un
minoranza. Il proletariato, in questo senso, rappresenta ancora oggi, nei paesi industriali pi avanzati,
la grande maggioranza? Ha ancora oggi il monopolio degli sfruttati?
Chi altrimenti?
Gli operai di fabbrica non sono pi la maggioranza della popolazione. Mi permetta di fare un
esempio. Come sa,  molto controverso se i milioni di impiegati dellindustria pubblicitaria americana
creino o meno plusvalore, vale a dire, in termini marxiani, se essi siano o meno sfruttati. Io ritengo di
s. Questa gente scambia immediatamente lavoro con capitale, e ci risponde al concetto marxiano di
sfruttamento. I loro salari non costituiscono semplicemente costi generali, ma sono necessari per la
sussistenza del processo di produzione capitalistico.
Sono necessari per la realizzazione di plusvalore...
Non solo. Essi sono necessari gi per la produzione delle merci, nella misura in cui, ad esempio,
predeterminano la forma della merce (pensi alle automobili), la sua quantit e qualit. Lo stesso vale,
naturalmente, per i tecnici, gli ingegneri, gli scienziati, gli psicologi, i sociologi, inseriti nel processo di
produzione. Il loro numero cresce in modo rapido e costante. Queste costituiscono delle trasformazioni
strutturali della classe operaia. E, poi-che oggi gi sappiamo che i lavoratori col colletto bianco,
anche nel futuro, aumenteranno in misura sempre maggiore, a spese dei lavoratori col colletto blu, e
che il rapporto tra i lavoratori manuali e quelli intellettuali cambier sempre di pi a vantaggio di questi
ultimi, dovremmo maneggiare il concetto di proletariato e di dittatura del proletariato con cautela.
Ci significherebbe, per, solo che vengono rapidamente proletarizzandosi anche settori in
precedenza appartenenti alla piccola borghesia.
Non si proletarizzano. Non  possibile scindere dal concetto di proletariato la miseria
immediatamente fisica, materiale.
Posso farle un esempio? In Germania esistono gi oggi grandi studi di architetti, nei quali
persone, che ancora durante il loro studio universitario avevano immaginato di poter, in seguito,
creare da liberi professionisti, progettare edifici, dunque di poter svolgere un lavoro creativo, gente
che, quindi, aveva una prospettiva professionale essenzialmente borghese, si ritrovano in una grande
azienda industrializzata, ad un tavolo da disegno accanto a dozzine di altri giovani architetti. Qui
devono prendere atto di dover fornire, giorno dopo giorno, un componente. Uno di questi architetti, ad
esempio, disegna sempre finestre. Questo  un buon esempio di proletarizzazione.
Dove vive questo stesso uomo, quando torna a casa la sera? Entra in un lurido appartamento di
una o due stanze, senza adeguati servizi igienici? E' privo di automobile? Possiede i piccoli -poi non
cos piccoli - cosiddetti beni di lusso del tardocapitalismo, o non li possiede?
Naturalmente li possiede.
Designare tali gruppi di lavoratori come proletari significa, allora, farsi beffa del vero
proletario.
Bene. Se lei intende definire il proletariato in base a un modello di consumo, piuttosto che a un
rapporto di produzione, e se vuole misurarlo sul livello di vita del 1850, ci significa, in ultima analisi,
che in Europa e negli Usa il proletariato  una classe in via di estinzione. E' per corretta questa
definizione? Non  che, piuttosto, viene meno, tendenzialmente, la differenza tra quellarchitetto e il
meccanico, che per esempio, esegue delle riparazioni in una fabbrica automatizzata?
Certo, questa differenza si riduce, ma nel senso che colui che prima era un proletario cessa di
esserlo, e non il contrario. Lautomazione reca con s un lavoro logorante e nevrotizzante; questo, per,
non basta ancora a fare delloperaio un proletario. La prestazione di energia mentale sostituisce quella
fisica. In tal modo non risulta affatto dequalificata. Con lo sviluppo del tardo-capitalismo, loperaio
specializzato tradizionale, ancora molto prossimo allartigiano, verr meno. Lutilizzo profittevole della
crescente produttivit del lavoro esige sempre pi tecnici, sempre pi ingegneri, un numero sempre
maggiore, non minore, di lavoratori dal colletto bianco.
Se confrontiamo le statistiche degli ultimi dieci/quindici anni, risulta, per, che la quota di
lavoratori manuali di fabbrica decresce, quando  il caso, con estrema lentezza.
Ma da che cosa deriva questo processo? Dipende, almeno negli Usa, in massima parte dalla
resistenza dei sindacati e, in parte, anche da problemi tecnici legati allautomazione stessa. Questi
vengono per lentamente superati. Gi oggi gli investimenti nei pi moderni mezzi di produzione
automatizzati tendono a diventare sempre pi redditizi, il che significa che il rapporto c/v, tra capitale
costante e capitale variabile, cambia.
Facciamo un passo avanti. A quale classe spetta, nelle condizioni attuali, il ruolo di guida nel
processo rivoluzionario? In base a quali interessi deve definirsi una strategia rivoluzionaria, nel
momento in cui gli interessi immediati allinterno di una classe operaia intesa in senso lato divergono,
perlomeno parzialmente? Non  pur sempre il proletariato industriale a dover assumere la guida?
Dove  scritto tutto questo? In un libro. E in un libro che risale a tanto tempo fa.
Per un istante lasciamo da parte, se vuole, la risposta tradizionale. In tal modo, per, la
questione non viene risolta: chi deve assumere la guida?
Devo dirle apertamente che, da marxista, trovo questo tipo di domanda abbastanza infelice. Da
ultimo, non c nessun dio, nessun destino, nessun libro in grado di determinare chi debba essere la
guida. Questa  la reificazione del marxismo. Quale delle diverse tendenze, dei diversi gruppi e settori
della classe si radicalizzer nel futuro, anche nella propria coscienza, e quale si presenter perci come
avanguardia, non lo si pu determinare semplicemente recependo, senza alcuna riflessione, categorie
gi date, quali studenti, nuova classe operaia, classe operaia. Ci prender nei diversi paesi, in
base ai rispettivi stadi di sviluppo del capitalismo, forme del tutto differenti.
Insisto volutamente sulla mia domanda, poich  la questione che si pone adesso, in tutta la sua
crudezza, nella Repubblica Federale, in una fase di autocritica per il movimento socialista. Stiamo
cercando di imparare dagli errori del movimento degli studenti, dal suo fallimento. E' risultato palese
che le forme di organizzazione che esso si era dato spontaneamente non fanno avanzare. La fase
attuale  contrassegnata dalla negazione astratta della precedente. Il lato antiautoritario del
movimento viene totalmente negato, spesso in modo meccanico. Oggi la prassi si richiama
prevalentemente al lavoro di fabbrica, alla formazione di quadri e allagitazione. Si ritorna cos a
concezioni leniniste, anche sulla questione dellorganizzazione. In tal modo  nuovamente allordine
del giorno la costruzione di un partito comunista, secondo i principi del centralismo democratico -
proprio come  scritto nel libro. Pensa che questa possa ancora costituire una forma adeguata di
organizzazione? E, in caso contrario, quali alternative riesce a vedere?
Lei  partito dall'insufficienza e dagli errori del movimento degli studenti. Di che genere di
errori si tratta?
Il movimento degli studenti  stato naturalmente determinato dalla condizione di classe dei suoi
membri, dai loro interessi e dalla loro coscienza. Nella Repubblica Federale la popolazione
universitaria  reclutata essenzialmente dalle file della borghesia.
Mi scusi, ma questo  gi marxismo volgare. Che un movimento muova dalla condizione
soggettiva della coscienza...
... anche da una ben precisa condizione materiale! Nelle universit della Germania Occidentale
la classe operaia  notoriamente sottorappresentata...
...questo non significa ancora che tale movimento non sia in grado di trascendere la condizione
soggettiva della coscienza, di cogliere e articolare rapporti sociali generali. Che qualcuno provenga
dalla borghesia  del tutto indifferente. Anche Marx e Engels provenivano dalla borghesia.
Ci a cui mi riferisco non costituisce, per, un dato individuale. Parlo del carattere di classe di
un intero movimento, che si pu determinare in modo oggettivo. Nelle universit della Germania
Occidentale la classe operaia rappresenta il 6-8% della popolazione studentesca. Questo  un fatto.
Ma chi le dice, allora, che un dio generoso o un destino felice abbia prescelto la classe operaia
come roccaforte della verit? Questo  puro feticismo.
 un elemento fondamentale della teoria marxista.
Questa non  la teoria marxista. Il marxismo, finch  stato realmente la teoria di Marx, ha
sempre distinto tra la classe operaia in s e la classe operaia in s e per s, tra il fattore soggettivo e
quello oggettivo. Il marxismo non ha mai assunto la classe operaia come una cosa esistente, avente la
verit e la liberazione come propriet.
La classe operaia, per,  al tempo stesso la classe costretta a diventare classe in s e per s, e
allora incarna la possibilit storica della liberazione.
Pu anche essere costretta a reprimere la propria emancipazione. Ci stiamo allontanando, per,
dal punto di partenza della sua domanda, dal movimento degli studenti e dai suoi errori.
Questi errori sono molto chiari. Si rivelano gi nel fatto che il movimento non ha saputo
mobilitare, al di l del proprio raggio dazione, le classi lavoratrici.
Si  trattato di un errore degli studenti, o la colpa  della condizione oggettiva della classe
operaia? Mi permetta di farle un esempio. Di nuovo, mi riferisco qui solo allAmerica, di cui conosco
la situazione. Sar lei a dire in che misura questo valga anche per gli altri paesi, e in particolare per la
Germania. E' merito in massima parte del movimento degli studenti laver mobilitato lopposizione
contro la guerra del Vietnam. Gli studenti hanno avuto un grande ruolo anche nella nascita del
movimento per i diritti civili. Tutto ci va ampiamente al di l della condizione dellinteresse
personale, in gran parte la contraddice, al contrario, e di fatto colpisce al cuore limperialismo
americano. Il fatto che la classe operaia non vi abbia preso parte non dipende certo dagli studenti. Lo si
deve spiegare a partire dalla situazione materiale e soggettiva della classe operaia americana.
La domanda  proprio questa: se il movimento degli studenti non abbia qui delle colpe. Perch
la classe operaia dovrebbe essere costitutivamente incapace di comprendere la rivoluzione vietnamita?
Non lo , ma sa con precisione da che parte stanno i suoi interessi, quelli immediati, e qual  la
posta in gioco per lei; ad esempio, sa molto bene che, quando la guerra sar realmente finita, decine di
migliaia di operai - chiss quante - perderanno il loro lavoro. Sa molto bene da dove proviene il burro
per il suo pane. Non  un atto di presunzione ignorare tale situazione e dire agli operai: rinunziate a
tutto ci che avete e venite con me, a preparare la rivoluzione?
Non  veramente presuntuoso, piuttosto, aspettarsi che la classe operaia faccia
immediatamente propria la coscienza degli studenti? Finch si continua a conoscere e a voler vedere
solo l'universit, solo la propria classe, finch non si ha a che fare col rapporto di produzione
delloperaio, non si pu pretendere di mobilitare questa classe.
Semplicemente, non credo che si debba entrare in fabbrica e lavorarvi per settimane o per mesi,
per sapere quanto siano orribili la vita e il lavoro l. Gli studenti sapevano molto bene che la loro vita, a
confronto con quella di un operaio di fabbrica, era infinitamente migliore. Del resto conosco centinaia
di studenti che vivono unesistenza personale che nessun operaio oggi accetterebbe. Non  vero che gli
studenti sono unlite privilegiata, che fanno la bella vita, mentre per gli operai  spaventosamente
dura; questa  semplicemente una deformazione.
Lo studente politicizzato rigetta forse alcune cose, che, in base alla sua condizione di classe, gli
sarebbero accessibili. Ma anche questo  un momento della sua libert, un momento, in altri termini,
della sua situazione privilegiata. Egli ha una scelta, e la compie consapevolmente.
Vuole, perci, cancellare i suoi privilegi e, cos, la possibilit di vedere cose che gli altri non
possono percepire? Il suo privilegio implica un dovere: il dovere, e la responsabilit, dellintellettuale,
di fare tutto ci che  in suo potere, per trasformare questa societ. Gi questo costituisce oggi un
lavoro molto pericoloso! Rinunziare a tale privilegio equivarrebbe a un tradimento.
Non si tratta di questo. Il movimento studentesco, per, si  rifatto in prima istanza, come 
naturale, agli interessi immediati degli studenti. Ha contestato i rapporti allinterno delluniversit, e
sono questi rapporti che intendeva mutare.
Non  vero. Negli Usa il movimento degli studenti si  rifatto agli interessi dei neri nei ghetti,
non ai propri.
Al tempo stesso ha preteso, e giustamente, che si mettesse fine al dominio dei professori
ordinari, e che luniversit funzionasse in modo del tutto differente.
Quanto dice vale esclusivamente per la situazione tedesca. Nelle universit americane i
professori ordinari non hanno un ruolo analogo. Negli Usa gli studenti hanno lottato per il movimento
per i diritti civili e contro la guerra nel Sudest asiatico. Il resto  secondario. Si sono battuti contro
lamministrazione delle universit, perch luniversit era implicata nella guerra del Vietnam, perch
conduceva ricerche militari, e cos via. Li considera gli interessi di un 'lite? Se questi non sono
interessi generali, vorrei sapere quali per lei possono esserlo.
Nelle loro agitazioni, gli studenti si sono affidati al medium dellopinione pubblica borghese e
hanno provocato uno scontro con i poteri dello Stato, del tutto incomprensibile per la popolazione. I
loro sentimenti antiautoritari sono in parte connessi col processo di socializzazione interno alla
borghesia, e in questo senso non hanno alcuna rilevanza per un operaio.
Niente  pi distante dalla borghesia del movimento studentesco americano, mentre nessuno 
pi borghese delloperaio americano. Mi perdoni questa piccola esagerazione. I clich con i quali opera
non servono a nulla. Crede veramente che le comuni, le manifestazioni politiche, le occupazioni degli
stabili siano borghesi?
Non necessariamente. Al contrario, mi pare che le cosiddette scene di protesta, le scene
creative degli hippies e dei drop outs11, e lintera dimensione scenica siano un fenomeno
prevalentemente borghese.
Credo che la funzione politica degli hippies e dei drop outs sia venuta meno.
Tali manifestazioni sono state assorbite dalla cultura dominante.
In parte hanno persino assunto un carattere reazionario. Cera, alla loro base, lo scambio della
liberazione personale con quella sociale.
Da ci dipende anche la limitatezza del movimento degli studenti.
No. Quanti fanno politica respingono una simile confusione. Essi non sono pi semplici hippie,
anzi non sono affatto pi hippie.
Quelli che fanno politica studiano Lenin...
Leggono Lenin, ma anche Hermann Hesse. Il lupo della steppa di Hermann Hesse  oggi negli
Usa uno dei libri pi amati e ricchi di influenza12.
Esatto! Quello del Lupo della steppa di Hesse  un problema puramente borghese, che riguarda
solo la borghesia. A un giovane operaio questo libro non ha niente da dire.
Dipende dal libro, o dalloperaio? Vuole venire a raccontarmi che il Faust o il Don Carlos sono
semplicemente una porcheria borghese? O, piuttosto, queste opere dovrebbero dire qualcosa anche
alloperaio?
Nella sua condizione attuale non possono dirgli nulla.
Questa  unaltra questione. Qui concordo con lei. Ma  proprio questa condizione attuale che
deve essere cambiata.
Torniamo alla questione della forma di organizzazione. Anche da questo punto di vista il
movimento degli studenti si rivela inadeguato. Le forme fondate sulla semplice spontaneit hanno dato
prova di essere estremamente labili e insufficienti. Per molti di noi il movimento era poco pi che il
tentativo di una guarigione individuale. Di contro, tra le gente politicizzata prevale oggi, perlomeno in
Germania, lidea che ci sia bisogno di un partito. La costruzione di un simile partito costituisce un
processo di lunga durata. Sinora lo si  portato avanti, e, al tempo stesso, lo si  mandato allaria, con
la costituzione di frazioni. La frammentazione del movimento studentesco  stata persino
deliberatamente accelerata. L'unica organizzazione nazionale, la SDS,  stata liquidata. Sinora, i
tentativi di fondare nuove organizzazioni si rifanno al principio del partito di quadri, rigorosamente
secondo le indicazioni di Lenin. Si parla della necessit di bolscevizzare il partito. La validit del
principio del centralismo democratico risulta indiscussa. Molti oppongono alle ambiguit del
movimento degli studenti un nuovo dogmatismo, che in alcuni gruppi assume, col culto di Stalin, tratti
assurdi. Che giudizio d di questo sviluppo?
Ci si deve chiedere se lo sviluppo dal partito leninista di quadri, allo stalinismo degli anni Venti
e dei primi anni Trenta, poi allo stalinismo dei processi di Mosca, da Stalin a Chruscev, e da Chruscev
sino ai signori Breznev e Kosygin13, che con la rivoluzione non hanno pi niente a che fare, se questo
sviluppo sia stato un caso, o se esso non fosse radicato, gi da principio, nel partito di quadri di Lenin,
perlomeno come una possibilit. Pongo questa domanda, non ho per la risposta. Il partito leniniano di
quadri si basava originariamente sullesistenza, in Russia, di masse potenzialmente rivoluzionarie, che
la guerra perduta poteva mobilitare. Dove queste masse sono assenti, il partito leninista di quadri non
costituisce una forma di organizzazione utilizzabile. Ogni tentativo in questa direzione deve portare alla
dittatura di alcuni, autoproclamatisi rivoluzionari, su tutti altri. Questo non significa che la sinistra
radicale possa semplicemente mettere da parte la questione dellorganizzazione. Siamo giunti al punto
in cui essa deve essere risolta. Il tempo della spontaneit felice, in gran parte anarchica,  passato. La
controrivoluzione organizzata se ne  liberata rapidamente. E' necessaria una forma di
contro-organizzazione. Come deve caratterizzarsi?
Un partito di massa con una direzione centralizzata, a livello nazionale, mi sembra che sia
impossibile. Lapparato statale potrebbe annientarlo in meno di ventiquattro ore. Dobbiamo trovare
forme nuove, in ampia misura decentrate, cio costruite a livello locale e regionale. Non so dire in che
modo debba realizzarsi la coordinazione tra questi gruppi. Senza organizzazione e senza disciplina,
per, non va pi. Come gi Engels ha affermato, una rivoluzione  la cosa pi autoritaria del mondo.
Certo, disciplina rivoluzionaria non significa dittatura, ma disciplina autoimposta, fondata
razionalmente. Questo esclude sin da principio i movimenti hippie, che rifiutano una simile disciplina.
Cos torniamo alle domande precedenti. Non deve strutturarsi, questa organizzazione, in base
ai rapporti di produzione? E' immaginabile che sia un organizzazione di persone che, la sera, si
scambiano opinioni, senza aver niente in comune nel loro rapporto col processo di produzione? Non
deve, unorganizzazione comunista, formare cellule in tutte le istituzioni sociali, tra le quali la pi
importante  e rimane la fabbrica?
Naturalmente si deve andare nelle fabbriche, e farvi lavoro politico, in particolare con i giovani
operai; non li si deve, per, avvicinare con clich, cio con quei concetti ridotti a luoghi comuni, come
capitalismo, imperialismo, revisionismo, ecc., ma - ed  estremamente difficile - cercando di mostrare
loro come il capitalismo ha ridotto oggi gli uomini, e mostrando che il cambiamento  realmente
possibile. Allo stesso modo, per, bisogna discutere con gli altri, con le casalinghe, gli intellettuali, i
tecnici.
La tradizione del movimento operaio sembra indicare, per, che si deve organizzare la gente in
base al suo rapporto di produzione, non in quanto persone private, che, a casa propria, a mo di
Testimoni di Jeova, coltivano una qualche visione e interesse. Lelemento costitutivo delle
organizzazioni operaie era il loro rapporto con la produzione. Non vedo, ad esempio, come si possa
organizzare le casalinghe in quanto casalinghe.
Non lo vede? Non vede come si possano organizzare le casalinghe americane per protestare
contro la guerra del Vietnam, per sostenere gli scioperi, per realizzare boicottaggi?
Campagne di questo genere sono possibili, ma unorganizzazione di lotta di tipo comunista non
pu costituirsi in questo modo.
Lorganizzazione di lotta di tipo comunista appartiene al futuro. Sino ad allora si deve condurre
un lavoro chiarificazione, spaventosamente difficile e di lunga durata. Rudi Dutschke ha trovato sinora
la migliore formula: la lunga marcia attraverso le istituzioni costituisce ancora un percorso obbligato14.
Questo paziente lavoro di chiarificazione non corre il rischio di essere travolto dagli eventi, se
la situazione negli Usa si fa troppo pericolosa?
Proprio per questo non ci si pu giocare con leggerezza le forze esigue di cui si dispone.
Vittime e martiri sarebbero solo a vantaggio dell' establishment. Al momento lavversario 
incredibilmente ben organizzato. Bisogna tenerne conto.
La strategia che lei propone per il movimento americano, dunque,  essenzialmente educativa e
in prima istanza difensiva.
Purtroppo questa  lunica possibilit che vedo.
Quando si discute delle prospettive future della societ americana, non manca mai una
tendenza alla proiezione. Lespressione guerra civile ha gi fatto la sua comparsa. Se la si ritiene
una prospettiva possibile, si pu allora rimanere fermi a una strategia puramente difensiva, prudente,
che mira essenzialmente a mutamenti della coscienza? Lei mette comunque in conto che le
contraddizioni negli Usa esploderanno violentemente.
Quando esploderanno, il risultato pi probabile sar, allora, la vittoria del nuovo fascismo.
Non ci sar una guerra popolare, negli Usa?
No. Negli Usa potrebbe esplodere, oggi o domani, una guerra razziale, ma non una lotta di
classe aperta, politica. Naturalmente la lotta di classe in senso economico prosegue. Per quanto
riguarda la lotta dei neri, le Black Panthers cercano disperatamente di imporle una svolta politica, ma i
loro leader vengono uno dopo laltro ridotti al silenzio o realmente uccisi15. Del resto, i militanti neri
sono una minoranza anche nel ghetto.
Non vorr per dire che la contrapposizione di razza sia qualcosa di diverso da una forma
mistificata della lotta di classe.
No. Daltro canto, non credo che la sua trasformazione in lotta di classe sia scontata. Pensi
solamente alla feroce avversione di molti operai bianchi nei confronti dei loro colleghi neri.
Anche alla base di questa ci sono determinazioni di classe, persino motivi direttamente
economici.
Ma, se operai bianchi e neri si contrappongono gli uni agli altri come nemici, che lotta di classe
pu esservi?
In una simile contrapposizione, gli operai bianchi non sarebbero altro che le truppe ausiliarie
del capitale.
 lei stesso a dirlo, non io.
Marcuse, per usare un termine di moda tra i futurologi, riesce a immaginarsi una sorta di
scenario per i prossimi dieci anni, negli Usa. Come valuta le prospettive di questa societ?
Penso che nei prossimi anni la repressione si far ancora pi intensa; penso che ci porr
lopposizione radicale di fronte a questioni di estrema difficolt, prima fra tutte quella riguardante il
ruolo e i limiti dellazione politica, del contropotere, e cos via; penso che le contraddizioni del
capitalismo americano si inaspriranno, allinterno come sul piano internazionale, e che proprio per
questa ragione la repressione aumenter; penso che il potenziale fascista crescer ulteriormente, e che
lopposizione radicale avr bisogno di tutte le sue forze, per impedire, attraverso la chiarificazione,
leducazione e lesempio, che settori consistenti della classe operaia ne siano attratti.
Oggi la fase neofascista dellimperialismo pu, forse, ancora essere evitata. Le forze
dopposizione ci sono. Non abbiamo toccato laspetto decisivo: leconomia politica. Non  possibile
discuterne nellambito di una breve conversazione. Solo un paio di osservazioni. Nella cosiddetta
societ dei consumi il modo di produzione capitalistico urta contro i propri limiti interni: la
saturazione del mercato degli investimenti e delle merci. Il lavoro improduttivo aumenta, in rapporto
a quello produttivo. Linflazione - labbassamento dei salari reali -  adesso parte della dinamica del
sistema. Lespansione imperialistica, mentre va avanti nei paesi capitalistici meno sviluppati (Canada,
Francia, Inghilterra), incontra nellAmerica Latina (Cile, Per, Bolivia) una resistenza sempre
maggiore. La Cina si appresta a diventare una grande potenza comunista. La lotta di liberazione del
popolo vietnamita e di quello cambogiano testimonia come sia possibile, sul piano del fattore umano e
militare, fermare la pi potente macchina di distruzione di tutti i tempi. Nella metropoli del capitalismo
mondiale, la disintegrazione della morale del lavoro minaccia di farsi forza materiale, in grado di
mettere a repentaglio il tranquillo funzionamento del sistema. Lunica opposizione reale, per, che oggi
negli Stati Uniti lotta per bloccare la controrivoluzione globale,  costituita dai giovani radicali e dai
militanti dei ghetti. Ogni differenza nelle questioni della strategia e della tattica, ogni differenza
ideologica deve essere sospesa; ogni azione gi in partenza autodistruttiva, ogni atteggiamento di
impazienza o fatalismo devono essere superati, in nome della lotta comune - poich oggi non  in gioco
loffensiva,  in gioco lautoconservazione del movimento in quanto forza politica radicale.
NOTE
* Hans Magnus Enzensberger (1929-), giornalista, poeta e scrittore tedesco, dal 1965 al 1975 ha
diretto la rivista Kursbuch. Fra la sua vasta produzione: Il mago dei numeri, Torino, Einaudi, 2005.
Questo dialogo con Marcuse  stato pubblicato per la prima volta in Kursbuch, 22, 1970, pp. 45-60,
poi ripreso anche in Zeit-Messungen, cit., pp. 51-69.
1 R. Lettau, Tglicher Faschismus, in Kursbuch, 22, 1970.
2 Milizie di civili del Massachusetts attive al tempo della rivoluzione americana, cos
chiamate perch pronte a combattere al fianco delle forse regolare allultimo minuto, senza ampio
preavviso [N.d.C.].
3 Marcuse fa qui con ogni probabilit riferimento alla famosa decisione della Corte Suprema
presieduta dal giudice Warren che, nel 1961, in riferimento al caso Mapp v. Ohio, in base al quarto
emendamento della Costituzione, dichiar universalmente illegittimo lesibizione di prove prodotte
dalla polizia in modo illegale, ad esempio quelle trovate attraverso perquisizioni non autorizzate delle
abitazioni private, rovesciando la precedente decisione del 1949 che limitava il principio solo alle Corti
federali [N.d.C.].
4 Richard Milhous Nixon (1913-1994), trentasettesimo presidente degli Stati Uniti, in carica
dal 1969 al 1974, quando fu costretto a dimettersi a causa dello scandalo Watergate [N.d.C.].
5 Spiro Theodore Agnew (1918-1996), uomo politico statunitense. Fu governatore del Maryland
dal 1967 al 1969 e poi, sotto la presidenza di Richard Nixon, vicepresidente degli Stati Uniti fino al
1973, quando fu costretto a dimettersi per le accuse di evasione fiscale. Durante la sua vicepresidenza,
si caratterizz per la forte critica e il linguaggio sprezzante soprattutto nei confronti degli oppositori
alla guerra nel Vietnam [N.d.C.].
6 Ronald Wilson Reagan (1911-2004), attore cinematografico e politico statunitense. Entr in
politica negli anni Quaranta come democratico, passando poi tra le fila dei repubblicani a partire dagli
anni Sessanta e diventando ben presto licona principale del conservatorismo americano. Fu
governatore della California dal 1967 al 1975 e presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989 [N.d.C.].
7 William Lawrence Shiker (1904-1993), noto giornalista e storico statunitense. Fra le sue
opere il best-seller del 1960 The Rise and Fall of the Third Reich [N.d.C.].
8 Riferimento alla cosiddetta dittatura dei colonnelli, la serie di governi militari di destra
saliti al potere in Grecia con un colpo di Stato nel 1967 e rimasti in carica fino al 1974 [N.d.C.].
9 II riferimento  qui principalmente ai governi militari dellArgentina in carica dal 1966 al
1973 e dal 1976 al 1982 [N.d.C],
10 H. Marcuse, Luomo a una dimensione (1964), Torino, Einaudi, 1967, p. 201 [N.d.C.].
11 Gruppi della controcultura degli anni Sessanta, che rifiutavano ogni forma di attivismo
politico e sociale [N.d.C.].
12 Hermann Hesse (1877-1962), scrittore tedesco, vincitore del premio Nobel per la
letteratura nel 1962. Il lupo nella steppa (1927) narra di Hary Haller, giovane borghese asfissiato dal
clima del suo tempo [N.d.C].
13 Aleksej Kosygin (1904-1980), uomo politico sovietico, capo del Soviet supremo dal 1964
al 1980 [N.d.C.].
14 Cfr. R. Dutschke, Dutschke a Praga, Bari, De Donato, 1968.
15 II riferimento  qui in primo luogo a Fred Hampton (1948-1969), leader delle Black
Panther di Chicago, ucciso da agenti della Fbi il 13 novembre 1969 [N.d.C.].
LEZIONI PARIGINE DEL 1974*
Prima conferenza
(10 aprile 1974)
Vorrei iniziare col presentarvi quelli che considero i tratti caratteristici della societ americana
dei nostri giorni e che, dal mio punto di vista, ne giustificano una trattazione in un certo senso
differente da quella degli altri paesi capitalistici sviluppati.
Credo che la societ americana rappresenti oggi lo stadio pi avanzato del capitalismo
monopolistico, nei termini seguenti:
1) il pi alto livello di concentrazione di potere economico tra i paesi a capitalismo avanzato;
2) la portata della penetrazione imperialistica sia nei paesi sviluppati sia in quelli arretrati, sotto
la leadership delle imprese multinazionali dominate dagli Usa;
3) la fusione del potere politico, economico e militare, una fusione che in molti casi inserisce al
governo e nellamministrazione i rappresentanti di interessi particolari.
Gli Usa, infine, costituiscono il paese pi avanzato per quanto riguarda lefficienza del controllo
scientifico-tecnologico della popolazione, un controllo altamente efficiente, che in ampia misura - certo
non del tutto - fa ancora a meno della coercizione aperta e si mantiene nel quadro, per quanto
ridimensionato, della democrazia americana.
Al tempo stesso, penso che possiamo osservare negli Stati Uniti un fenomeno di grande
importanza, che chiamerei di scomposizione, persino di disintegrazione della borghesia in quanto
classe dominante. Naturalmente, la borghesia  ancora la classe dominante, ma, come tale, essa 
andata incontro a mutamenti significativi. La differenza tra affari leciti e illeciti viene costantemente
oscurandosi, e il potere economico e politico della cosiddetta mafia si estende a tutti i settori della vita
economica e politica.
Credo che non dovremmo dimenticare che questa borghesia si differenzia in modo decisivo
dalla borghesia classica delle fasi precedenti dello sviluppo capitalistico. La differenza diviene visibile
sullo sfondo della violenza crescente, legale ed extra-legale, una violenza spesso gratuita, che permea
lintera societ. Ed , in larga parte, violenza politica. Vi ricordo solamente le sequenze di omicidi
politici, iniziati con quello di Malcolm X1 e terminati -aggiungerei per il momento - con lassassinio
dei Kennedy - e col tentato omicidio del governatore Wallace2. Ora, senza dubbio la borghesia sta
continuando a sviluppare le forze produttive -quella che si suppone sia la funzione della classe
dominante - ma le sviluppa in un modo sempre pi legato alla distruzione e allo spreco.
Malgrado tutte queste caratteristiche negative, la societ americana garantisce alla maggior
parte della popolazione un alto tenore di vita. La base materiale per leffettiva integrazione nella societ
anche delle forze dopposizione  dovuta, secondo me, in ampia misura allalto livello di vita ancora
esistente - di sicuro alto a confronto con le precedenti generazioni, anche della classe operaia. Questo
stesso livello di vita spiega, almeno parzialmente, la mancata organizzazione di unopposizione
socialista, marxista, anticapitalista, tra la maggioranza dei lavoratori organizzati.
Una tradizione marxista negli Stati Uniti  esistita. E' stata violentemente soffocata negli anni
Venti e Trenta3. Questo non basta, per, a spiegare lassenza, ai nostri giorni, di una simile opposizione
organizzata di massa negli Stati Uniti.
Lintegrazione della maggioranza della popolazione rende conto anche del carattere astratto,
irrealistico, dei gruppi radicali della sinistra, minoritari, che si vedono privi di una base di massa e
cercano disperatamente - talvolta con successo - di acquisire un simile credito allinterno della classe
operaia.  la stessa integrazione che pu spiegare la facile cooptazione delle cosiddette controculture
da parte dellestablishment. Dal mio punto di vista, non c dubbio che, negli anni Sessanta, vi fosse in
queste controculture un elemento realmente radicale, una forza realmente radicale. Questa  per in
massima parte venuta meno. Sostanze eccitanti e droghe si ritrovano in abbondanza tra le cariche pi
alte delle direzioni economiche delle corporations, e si vedono vicepresidenti delle grandi imprese con
barbe incolte e capelli lunghi. (Risata. )
La medesima integrazione rende conto di un altro triste fenomeno - del quale spero discuteremo
pi dettagliatamente in seguito - di quella che possiamo chiamare la depoliticizzazione
dellopposizione, praticata dalle minoranze oppresse, razziali e nazionali, negli Stati Uniti. Anche qui
non c dubbio che, allinizio degli anni Sessanta, vi fosse un elemento politico radicale
nellopposizione dei neri, dei Portoricani, e dei chicanos.
Di recente, questo elemento politico si  indebolito. Lopposizione si  democratizzata, nel
quadro, cio, della democrazia americana. Le uniche eccezioni sono forse rappresentate da gruppi
molto piccoli di neri e di chicanos, i messicani, per lo pi braccianti agricoli, del profondo Sud e del
Sudovest degli Stati Uniti.
Ora, tale integrazione - voglio sottolinearlo nel modo pi chiaro sin dallinizio, non significa
che quella americana sia una societ social-popolare. Nientaffatto. N ho dimenticato - non sono
diventato visionario a tal punto - che non vi pu essere e non ci sar una societ capitalistica senza lotta
di classe.
Negli Stati Uniti, per, questa lotta di classe  ancora ben contenuta nel quadro del sistema
sociale esistente, allinterno del quale essa rimane in massima parte una lotta di classe economicistica,
gestita ancora dai grandi sindacati. Anche qui si annunciano dei cambiamenti, dei quali intendo
discutere a momenti.
Permettetemi di riassumere quanto ho detto sino a questo punto. Il capitalismo americano
conserva ancora, in misura considerevole, un potere di stabilizzazione. Conserva una simile forza di
stabilizzazione in forma riorganizzata, su scala tanto nazionale che globale. Pochi cenni su questa
riorganizzazione: sul piano nazionale, siamo stati testimoni, negli ultimi anni, di una restrizione
notevole e ancora in aumento dei diritti e delle libert civili, ad opera dei tribunali, di provvedimenti
amministrativi, della legislazione. Abbiamo assistito ad una manipolazione, continua e crescente, di
quanto rimane del processo democratico, come se esso non fosse gi stato manipolato abbastanza in
precedenza. Se  impossibile candidarsi alle elezioni senza disporre di una fortuna di circa un milione
di dollari, si tratta in ogni caso di una strana forma di democrazia.
Di recente, per, anche queste restrizioni si sono estese. E qui lo sviluppo forse pi interessante
- e che pu risultare indicativo di una tendenza di lungo corso -  costituito dallevidente abdicazione
del Congresso a favore del potere esecutivo. Una simile tendenza, come saprete, pu essere
caratteristica dello sviluppo in direzione di regimi neofascisti o autoritari.
Labdicazione del Congresso, la sua riluttanza a contenere efficacemente il potere esecutivo non
 mutata con lo scandalo Watergate4. Non abbiamo visto ancora nessun serio tentativo di impeachment,
e ci sono molti dubbi che, anche se la Camera dovesse votare limpeachment, il senato dichiarerebbe il
Presidente colpevole5. Avremo modo di discutere in seguito su cosa vi sia dietro una simile esitazione.
La riorganizzazione su scala nazionale  accompagnata da una riorganizzazione su scala
globale, principalmente attraverso le nuove forme di imperialismo e colonialismo, il cosiddetto
colonialismo indiretto, che, in molti casi, risulta pi vantaggioso delle precedenti forme, dirette, di
colonialismo, e che, almeno in America latina,  stato gi da tempo soppiantato - o piuttosto rilevato -
dalle classi dominanti indigene e dallesercito indigeno al servizio dei paesi della metropoli
capitalistica.
Un altro elemento di grande importanza della riorganizzazione globale del capitalismo -
preferisco utilizzare un termine il pi possibile neutrale, perch sono convinto che potrebbe far sorgere
una polemica -  costituito dallaccomodamento con lUnione Sovietica. Accomodamento. Lascio a voi
decidere se utilizzare questo termine relativamente neutrale o se preferire distensione,
cooperazione o collusione; abbiamo a disposizione un intero vocabolario.
In ogni caso, i fatti sono sotto gli occhi di tutti ed hanno una loro importante ripercussione
anche sulla scena interna. Questione di eguale gravit - alla quale non fornir una risposta per la
semplice ragione che non la conosco, ma voi potrete essere daiuto nella discussione delle possibili
soluzioni -  se sussista, o sia in corso, o si voglia intraprendere un analogo accomodamento anche con
la Repubblica Popolare Cinese6. E' possibile che quanto  pi significativo nella politica estera della
Cina non abbia alcun effetto sulla sua politica interna, progressista. Mi pare che l tutto sia ancora
aperto. E, come ho detto, di sicuro non arrischierei una risposta.
Ora la questione di cui intendo discutere con voi in questi incontri. Ci sono tendenze, sono
allopera delle forze in grado di indebolire la relativa stabilit del capitalismo americano, che indicano
linizio della disintegrazione della sua coesione, un indebolimento nella sua economia, nella sua
politica, e un indebolimento - un aspetto che avr cura di mettere in rilievo nel corso di questi incontri -
di quelli che potremmo chiamare i valori operativi, della morale sociale, senza la quale nessuna societ,
neanche una terroristica, pu durare a lungo? Se la gente non vi si conforma pi, non solo
nellideologia, ma anche nelle sue azioni, nel suo comportamento normale, nel lavoro e nel tempo
libero, se non aderisce pi ai valori operativi che aiutano a far funzionare il sistema, allora possiamo
proprio parlare dellinizio di una disintegrazione. Non si tratta pi solo della sfera dellideologia. La
morale sociale attualmente in azione  pi della semplice ideologia, in quanto determina il
comportamento quotidiano della gente.
Alla domanda se si diano simili tendenze alla disintegrazione e allindebolimento, suggerisco di
rispondere affermativamente. Se questo  il mio intento, vorrei discutere delle forze di questo
indebolimento e delle prospettive del mutamento radicale sotto i seguenti aspetti: innanzitutto, quali
forze ne costituiscono, oggi, il potenziale? Giacch, non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di
uno sviluppo potenziale, che pu essere interrotto. Quali sono, oggi, i soggetti sociali e storici del
mutamento radicale negli Stati Uniti? In primo luogo allinterno della classe operaia. E qui vorrei di
nuovo cogliere loccasione per correggere un malinteso assai diffuso, per quanto ne so, e di basso
livello. Non ho mai sostenuto che, nella transizione dal capitalismo al socialismo, la classe operaia
possa essere sostituita da unaltra classe. Non ho mai sostenuto che, per esempio, gli studenti possano
offrire un simile sostituto. Ho affermato che sotto la pressione dellintegrazione, e in luogo di una
classe operaia attualmente non ancora rivoluzionaria, il lavoro politico educativo, preparatorio, di
gruppi come questi studenti assume un significato rilevante. Discuter degli agenti e soggetti storici del
mutamento sociale lungo tre direzioni. Dapprima, come ho appena detto, nellambito della classe
operaia. Secondariamente, nellintellighenzia, principalmente nel movimento degli studenti. E, in terzo
luogo, nel movimento per la liberazione delle donne.
Ora, un simile mettere insieme la classe operaia, gli studenti e le donne pu suonare come
lincubo di un ultra-revisionista, o comunque vogliate chiamarlo. Voglio ancora ribadire sin dallinizio
che sono convinto che il movimento delle donne costituisca oggi, potenzialmente, uno dei movimenti
politici pi importanti. E di questo, di nuovo, avremo occasione di discutere.
Penso che, data la condizione fondamentale della societ americana, non ci sia da stupirsi che,
in questo frangente, lopposizione assuma forme del tutto eterodosse, inedite. Ci essere spiegato ed 
in linea persino con le concezioni basilari del marxismo. Eppure, esse non sono ideologiche. Non sono
utopiche. Non sono eterodosse. Queste strane, nuove forme dellopposizione indicano semplicemente
che nellattuale stadio dello sviluppo capitalistico sono maturate, o stanno maturando, possibilit di
liberazione, possibilit di libert, che non erano mature nelle precedenti fasi di sviluppo.
Spero di poter dimostrarvi che ci che  in gioco oggi non  solo il mutamento forse pi ampio
e pi radicale della storia. La rivoluzione del XX o del XXI secolo sar una rivoluzione di tale
radicalit, o non sar. Non  in gioco solo linstaurazione di nuove istituzioni, e di nuovi rapporti
sociali fondamentali, socialisti. Ci che  in gioco nel processo di costruzione di queste istituzioni, nel
processo di elaborazione di nuovi rapporti sociali,  una trasformazione radicale di tutti i valori
fondamentali della civilt occidentale. Una trasformazione radicale di tutti valori fondamentali della
civilt occidentale, che, come sapete,  stata ed  ancora una civilt patriarcale. Questo solo per
indicare come la discussione sul movimento delle donne si collocher nel contesto di quanto vorrei
proporvi.
In riferimento alle prospettive del mutamento radicale, vorrei parlare brevemente - temo di
dover essere breve - dellalternativa di fronte alla quale ci troviamo, e, ho paura, non solo negli Stati
Uniti: transizione al socialismo o transizione al neofascismo. Vorrei dire subito che, per quanto
riguarda la congiuntura attuale, penso che negli Stati Uniti le tendenze autoritarie antidemocratiche
prevalgano su quelle opposte. Sono pi forti delle tendenze che possono alimentare e accelerare la
transizione al socialismo. Tale argomento avr come titolo Prospettive del mutamento sociale,
transizione al socialismo o al neofascismo. E non dovremmo mai consolarci dicendo: Bene, pu
accadere che venga il fascismo, ma esso non durer e, nel lungo periodo, il socialismo trionfer.
La domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi e porre sempre : quanto durer questo lungo
periodo? Giacch potrebbe accadere che, alla fine del lungo periodo, non ci sia rimasto nessuno che
possa intraprendere la transizione al socialismo. Sinora non si conosce alcun caso in cui il fascismo sia
stato sconfitto in modo definitivo, unicamente sul piano interno e nazionale.
La questione ulteriore - probabilmente lultima che avr modo di affrontare, e spero che
riusciremo ad arrivarci -  quella dellorganizzazione. Dato che, come credo, esistono delle tendenze
volte al mutamento radicale, quali forme di organizzazione sono in grado di mobilitare lopposizione
potenziale, una posizione potenzialmente anticapitalistica, all'interno della societ, in una societ
ampiamente integrata, nella quale le organizzazioni dei lavoratori prendono parte, in larga misura, a
tale integrazione?
Discuter del problema in termini di partiti di massa, partiti di massa autoritari, e anche
iniziative di base [grass-roots]. Lespressione grass roots - che si riferisce a iniziative e cambiamenti
dal basso - costituisce realmente negli Stati Uniti un concetto ancora di grande forza e validit. La
questione  se la cosiddetta democrazia di base, cos come esiste oggi, non possa trasformarsi in una
forza politica.
E il secondo punto che intendo discutere, tra le questioni dellorganizzazione, riguarda il
possibile ruolo dellavanguardia oggi, o - nellaccezione negativa, in cui questa  intesa come lite -
ruolo dellavanguardia versus spontaneit di massa; e la questione di chi costituisca o possa costituire,
oggi, lavanguardia, tale da assumere una funzione educativa - di nuovo, solo preparatoria -
nellattivare le tendenze, che esistono, al mutamento sociale radicale.
(Fine della conferenza del 10 aprile 1974)7
Seconda conferenza
(12 Aprile 1974)
Inizier con una discussione eziologica su come valutare le prospettive del mutamento radicale
ai giorni nostri. (In francese su nastro) Sar pi semplice se parler in inglese.
Nella teoria di Marx le prospettive del mutamento sono correttamente trattate nei termini della
relazione tra quelle che sono chiamate le condizioni soggettive e le condizioni oggettive: relazione tra
condizioni soggettive e oggettive. Le condizioni oggettive comprendono, ad esempio, la cecit delle
forze produttive, ma, ancora, le disfunzioni del sistema capitalistico. Disfunzioni in senso economico,
disfunzioni in senso politico. Inoltre, costituisce una condizione oggettiva la forza o la debolezza dello
Stato o della classe dominante, e la forza o la debolezza della classe operaia. Della classe operaia,
vorrei aggiungere, in quanto maggioranza della popolazione, nellottica di Marx. Si tratta di qualcosa
che non dovremmo mai dimenticare: in ultima analisi, Marx e Engels credevano che la classe operaia
dovesse costituire la maggioranza della popolazione, perch la rivoluzione potesse essere matura.
Queste le condizioni oggettive.
Le condizioni soggettive possono essere sintetizzate nel titolo: La coscienza della classe
operaia e la coscienza della classe dominante.
Vorrei fornirvi due esempi di quella che considero uninterpretazione inadeguata, persino falsa,
della relazione tra condizioni soggettive e oggettive. La prima di queste interpretazioni false e
inadeguate  la famosa teoria della societ post-industriale. Credo che la nozione in s vi sia
sufficientemente nota. Allude allidea che ci sia un mutamento nella produzione, e che tale mutamento
costituisca la transizione dal capitalismo industriale a una societ post-industriale e post-capitalistica.
Questa cosiddetta societ post-industriale, post-capitalistica, sarebbe caratterizzata dal massimo livello
di automazione, dalla piena applicazione del progresso tecnico in tutti gli ambiti della societ, e
soprattutto, dal sorgere, dalla crescita in termini quantitativi e qualitativi di una nuova classe, la
cosiddetta classe della conoscenza, una classe di lavoratori intellettuali che parteciperebbero in misura
crescente al controllo e allorganizzazione della societ.
Credo che il nucleo del concetto di una societ post-industriale risieda nella convinzione che la
conoscenza stia diventando una forza produttiva decisiva. Che la conoscenza stia diventando una forza
produttiva decisiva e di conseguenza si stia progressivamente riducendo la differenza tra lavoro
manuale e intellettuale.
Ora, credo che questa concezione di una societ post-industriale, cos come  sviluppata negli
Stati Uniti da John K. Galbraith8 e pi recentemente da Daniel Bell in un grosso libro, dal titolo The
Coming of Post-Industrial Society9, sia fortemente, completamente ideologica, e equivalga a una
falsificazione dei fatti. Il concetto ideologico di societ post-industriale serve bene a nascondere e
mascherare lattuale struttura di potere dominante nella fase attuale del capitalismo. Lidea di societ
post-industriale assolve bene questa funzione di mascheramento, nella misura in cui sostituisce la
classe realmente dominante con un concetto tecnico e funzionale.
Negare la crescita costante, in termini quantitativi e qualitativi, dei cosiddetti lavoratori della
conoscenza e del ruolo della conoscenza, rispetto al lavoro manuale, nel processo produttivo nella sua
interezza, sarebbe un nonsenso. Dobbiamo, tuttavia, operare una critica, in due punti, anzi in tre.
In primo luogo, la nozione di lavoratori intellettuali e di lavoratori della conoscenza sussume
sotto ununica e medesima categoria quegli strati e quegli individui che fanno completamente parte
della classe operaia, direttamente o indirettamente, e cio il lavoro intellettuale o mentale direttamente
applicato al processo di produzione; e, sempre sotto la medesima categoria, i manager al vertice delle
societ per azioni, nella misura in cui includono - cosa che accade raramente - individui o gruppi di
formazione tecnica e professionale.
Secondariamente, il concetto di societ post-industriale trascura il dato, di grande rilievo, che
lapplicazione della conoscenza nel processo di produzione continua a dipendere dalla classe
attualmente dominante. La grande maggioranza di questi cosiddetti lavoratori della conoscenza non
compie da s le scelte realmente in grado di orientare lo sviluppo delleconomia. La loro conoscenza, e
almeno lapplicazione della loro conoscenza, rimane subordinata agli interessi del grande capitale,
rimane subordinata a questo interesse, sicch  ideologica lidea che la societ post-industriale sia
governata da quella che  chiamata razionalit tecnologica. Nei suoi stadi avanzati il capitalismo non
procede sotto la spinta della razionalit tecnologica; , piuttosto, il contrario. La crescita e limpatto
della razionalit tecnologica sono sistematicamente contenuti, frenati, subordinati agli interessi del
profitto e del potere.
Lultimo aspetto della critica della nozione ideologica di societ post-industriale riguarda lo
stesso concetto di conoscenza, che gioca un ruolo cos centrale in questo ambito. La conoscenza
alimenta una forza produttiva decisiva. Quale genere di conoscenza?
Dal mio punto di vista, non c il minimo dubbio che la nozione di conoscenza applicata
impiegata in questa teoria sia quella funzionale, dal principio alla fine. Solo questa  considerata
realmente conoscenza in quanto forza produttiva, in quanto risorsa: la produttivit del sistema
capitalistico esistente.
La ragione funzionale  identificata con la ragione in quanto tale. La razionalit funzionale con
la razionalit come tale. La conoscenza, la conoscenza funzionale,  identificata con la conoscenza. E
io credo che sia estremamente interessante e alquanto rilevante che questa teoria non prenda in
considerazione in nessun punto quella che, dal mio punto di vista, sta diventando oggi sempre di pi
una potenziale forza produttiva, cio la conoscenza fondata sullimmaginazione e derivata
dallimmaginazione. Qui dovreste tenere bene a mente che cosa questo ha significato nel 1968. Non 
andato ancora perduto. E ora pi che mai questa tensione verso limpossibile, presunto tale, questo uso
dellimmaginazione come una facolt conoscitiva, come facolt razionale della mente, luso
dellimmaginazione come una facolt in grado di dimostrare che nulla  impossibile, ma del tutto
realistico, in grado di dimostrarti che oggi non c pi spazio per il concetto di utopia - ci nella societ
post-industriale non ha alcun posto.
Penso che un esempio di questa tendenza possa risultare molto chiaro: lelusione sistematica, in
questa fase, di ogni conoscenza, di ogni razionalit che sia, o possa rivelarsi, non funzionale, non
conformista, o che possa avvicinarsi alle forme di conoscenza oggi represse; la restrizione e
repressione, quanto pi sistematica e metodica, dello sviluppo delle scienze umane e dei settori non
conformisti delle scienze sociali, a confronto con la crescita tuttora in atto delle scienze naturali e
matematiche. Di nuovo, uno sviluppo che, in modo, imperfetto, [converge] con la tendenza generale a
occultare, col termine di societ post-industriale, quella che non  nientaltro che una nuova fase del
capitalismo monopolistico avanzato su scala globale. E non  affatto la transizione a una nuova societ.
[...]
Intendo aggiungere un ulteriore esempio per rendere la questione pi semplice. (In francese sul
nastro.) [...] Condizioni oggettive e condizioni soggettive: si ripete continuamente che lassenza di una
radicale opposizione di massa organizzata negli Stati Uniti deriva dal fatto che le condizioni soggettive
rimangono dietro quelle oggettive. Il fatto che la coscienza della gran parte della popolazione non sia al
livello proprio delle condizioni oggettive spiegherebbe lassenza di unopposizione radicale. E sulla
base di questo assunto, il compito delleducazione politica sarebbe quello, come si suole dire, di
innalzare il livello della coscienza. Innalzare il livello della coscienza. E in tal modo verrebbe istituito il
legame tra le condizioni economiche oggettive e la coscienza politica, la premessa per lemergere di
una situazione pre-rivoluzionaria.
Ora, io sostengo che tale rappresentazione  inadeguata e falsa. Io credo che la coscienza della
maggioranza conformista della popolazione sia al livello delle condizioni oggettive e che la coscienza
delle condizioni oggettive non sia in ritardo, ma che ci sia un forte, schiacciante senso di impotenza.
Impotenza: absence de puissance. Non c niente da fare. S, queste sono le condizioni oggettive,
che ognuno conosce bene: sono la repressione, la corruzione, il capitalismo non funziona pi senza
inflazione, disoccupazione, ecc., ecc. Ma che ci si pu fare? Niente. C un senso di impotenza. (Le
ultime frasi in francese sul nastro.) Credo che questo spieghi il grado di integrazione negli Stati Uniti
meglio della teoria dellarretratezza della coscienza.
Ora, mentre la coscienza della maggioranza conformista -anche se in questo senso del potere -
corrisponde alle condizioni oggettive, la coscienza radicale  molto avanti rispetto alle condizioni
oggettive. Essa proietta la potenzialit nelle condizioni oggettive. Anticipa possibilit non ancora
realizzate.
Interrompetemi pure se di nuovo con comprendete ci che sto dicendo; cercher di tradurlo nel
mio magnifico francese. (Risate) Questo ci mette di buon umore, non  vero? (Risate) Non so bene chi
ascolteranno, ma ci prover.
La coscienza, la coscienza radicale, che  avanti rispetto alle condizioni oggettive. Questo
essere avanti costituisce dal mio punto di vista uno degli elementi decisivi nella relazione tra le
condizioni soggettive e quelle oggettive. In questo caso, nei rapporti tra teoria e prassi. Spero di poter
tornare su questo punto se voi... Qui voglio solo sottolineare che questo essere avanti, che questo
carattere anticipatore proprio dei suoi concetti appartiene alla vera essenza della teoria marxiana. La
teoria marxiana si occupa delle tendenze, e non solo dei fatti. Essa rappresenta, delinea delle possibilit
che possono essere ricavate dallanalisi dei fatti, ma che conservano un carattere anticipatore e
prospettico. Non si pu eliminare dalla teoria marxiana tale elemento astratto, senza falsificarne la
sostanza reale.
Il rifiuto di comprendere compiutamente le categorie marxiane, di accettarle per quello che
sono, come categorie dialettiche, si deve in larga misura a tale diffidenza, a tale ostilit nei confronti
delle tendenze e dei concetti anticipatori della teoria di Marx. Queste [sono] le categorie dialettiche, le
categorie storiche: nessuna di esse pu essere utilizzata come un qualcosa di cui si dispone,
semplicemente da applicare a una situazione mutevole; le stesse categorie marxiane devono essere
sviluppate dialetticamente, per portarne alla luce il carattere e il contenuto di anticipazione, e al tempo
stesso di comprensione reale.
Dalla rappresentazione che ho provato a darvi, segue ora che nella situazione attuale abbiamo
una falsa coscienza, una falsa coscienza nella maggioranza della popolazione, nella misura in cui
questa coscienza, integrata,  bloccata, arrestata, e non riesce a vedere le possibilit del potenziale
radicale nelle condizioni date, laddove anche la coscienza radicale  falsa coscienza, in quanto rifiuta di
sviluppare le categorie di Marx in corrispondenza e nella comprensione dei mutamenti della struttura
del capitalismo stesso, che hanno avuto luogo nella lunga evoluzione dal capitalismo del laissez-faire
del XIX secolo al capitalismo avanzato del XX secolo.
Nessuno nega che tali mutamenti abbiano avuto luogo, ma si insiste ancora nel rifiuto di trarne
le conseguenze per lo sviluppo delle categorie marxiane fondamentali.
Per oggi posso arrivare fin qui. Prover a rispondere a poche domande, una o due, se ne avete.
(Fine della conferenza del 12 aprile)
Terza conferenza
(18 aprile 1974)
... in quanto rappresentano la stadio pi elevato nello sviluppo del capitalismo monopolistico.
Come ho fatto notare, penso che il quadro complessivo della societ americana si stia oggi
modificando. Si pensi al livello, insolitamente elevato, di coesione sociale, di integrazione, lalto livello
di sostegno popolare al sistema costituito. Non al governo, ma al sistema in quanto tale. E questo
livello elevato di coesione sociale e popolare si d nel momento in cui crescono le difficolt
economiche e politiche del capitalismo americano.
Crescono su scala globale. Si fanno sentire anche in casa nostra. Eppure non c negli Stati
Uniti una opposizione di massa organizzata. Non c, effettivamente, unopposizione su scala di massa.
Non c neanche un equivalente, diciamo, del Partito Laburista britannico, e del Partito
Socialdemocratico in Germania.
E tutto questo, non solo mentre le difficolt del capitalismo aumentano, ma, anche, proprio
quando nuove forze del mutamento radicale fanno la loro comparsa per la prima volta nella storia.
Per poter comprendere questo strano fenomeno, sar necessario considerare con attenzione
lintegrazione. Dar ora una definizione del termine. Inizier col sottolineare che tale integrazione, tale
sostegno popolare muove da unampia base materiale e culturale. In altre parole, non  certamente solo
un fenomeno ideologico. Ha, come cercher di dimostrarvi, una solida base materiale.
In secondo luogo, lho appena detto, dovremo discutere dellemergere di forme e di forze
storicamente nuove di disintegrazione e di liberazione. Ritengo che proprio questo sia laspetto pi
importante, nelle condizioni degli Stati Uniti, e di certo non solo degli Stati Uniti: lemergere di forme
storicamente nuove di disintegrazione, che non sono ancora divenute consapevoli delle loro
potenzialit, della loro forza, che non hanno ancora sviluppato la loro coscienza. In definitiva, credo
che la rivoluzione del XX secolo - se ci sar - sar la pi radicale di tutta la storia, e quella di pi ampia
portata; che non sar solo una rivoluzione politica e economica, ma anche una rivoluzione culturale, nel
senso che trasformer, coinvolger alcuni dei valori pi fondamentali della nostra civilt.
Permettetemi ora di mostrare brevemente come opera una tale integrazione della popolazione
nel sistema costituito. Per integrazione intendo laccettazione, e persino lidentificazione col sistema
capitalistico, da parte della maggioranza della popolazione, inclusa la gran parte della classe operaia.
Se questo  un fatto, ne segue che si fa esperienza di altre situazioni, che certamente esistono negli Stati
Uniti, a patto che si tengano nel quadro del sistema capitalistico e, forse, anche nel quadro delle
capacit del capitalismo.
Ora, una simile integrazione ha luogo su tre piani del tutto differenti. In primo luogo nella sfera
del consumo: la societ americana dei nostri giorni  riuscita a soddisfare i bisogni materiali e culturali.
A soddisfare, in altre parole, i bisogni al di l della mera sussistenza, per unampia parte, forse per la
maggioranza della popolazione: la crescente produttivit delle industrie dei servizi sforna sempre pi
comodit, beni di lusso e servizi, come vacanze organizzate, viaggi e cos via.
Ci sono meccanismi efficaci che legano la gente al sistema costituito, soprattutto se e quando la
gente non riesce a immaginare unalternativa migliore. Lho detto prima. Qualunque cosa possano
intendere come socialismo, non  certamente il socialismo di Marx, o qualcosa che vi si avvicina. E',
tuttal pi, il sistema cos come  realizzato oggi in Unione Sovietica, e la gente non lo considera
unalternativa migliore. Questo per quanto riguarda il primo piano dellintegrazione popolare nel
sistema.
Il secondo livello costituisce quanto possiamo chiamare il management della mente.
Management della mente, cio sia della coscienza sia dellinconscio. Non penso che qui sia necessario
scendere nei particolari. Conoscete troppo bene, suppongo, il progresso realizzato grazie allindustria
elettronica, che consente di sorvegliare segretamente unintera popolazione, se lo si desidera. Non
dobbiamo scendere nei particolari, ma vorrei indicare due fenomeni meno appariscenti. Prima di tutto,
la liberazione e lappagamento dellaggressione primaria, laggressivit su larga scala. La crescente
violenza dei film e della televisione. La crescente aggressivit negli sport, nellintrattenimento,
nellestenuante esercizio della forza, e cos via.
Sappiamo da Freud che, nella misura in cui un sistema sociale libera le pulsioni aggressive
delluomo e della donna, e al tempo stesso riesce a contenerle nel quadro stabilito, cosicch esse non
sommergono la societ, tale appagamento dellaggressivit rafforza la societ che lo rende possibile.
Analogamente, in modo alquanto strano, con limpulso opposto, la sessualit.  noto che,
nellattuale fase del capitalismo, in cui ha avuto luogo una considerevole liberalizzazione della morale
sessuale, la famiglia viene indebolita, non solo dallinterno, ma anche dallesterno. Assistiamo, in altre
parole, a ci che ho chiamato organizzazione repressiva10. A una prima impressione, la repressione 
ridotta,  socialmente eliminata, ma, al tempo stesso, senza che la forza esplosiva dellenergia erotica
sia liberata. Discuteremo pi tardi della differenza tra le due cose.
In ogni caso, il mero liberarsi della sessualit allinterno del sistema conduce a una diffusa
commercializzazione del sesso. Ci che  pi importante, il sesso stesso diventa un bene di consumo,
una merce, e perde in tal modo quella forza liberatrice che poteva esservi presente. Di nuovo, questo 
un meccanismo che lega la popolazione al sistema.
Lultimo piano sul quale ha luogo lintegrazione  quello della repressione aperta e sistematica.
[...] Pensate, per esempio: gli studenti sanno troppo bene che, se nella loro fedina penale c qualcosa
che allude a unattivit radicale, sar impossibile per loro trovare un lavoro, soprattutto in un mercato
del lavoro completamente saturo.
Associata a questa repressione sistematica constatiamo una riduzione della sensibilit per i
diritti civili. E' sufficiente considerare alcune delle decisioni prese dalla Corte Suprema negli ultimi
anni per vedere in quale pericolosa misura le libert civili vengano ridotte, e come, al tempo stesso,
aumenti in modo sistematico e metodico il potere della polizia, della guardia nazionale e delle altre
cosiddette forze della legge e dellordine.
Questo pu essere sufficiente a descrivere almeno a grandi linee lintegrazione, il sostegno
popolare al sistema, e alcuni dei meccanismi fondamentali che producono tale sostegno.
Voglio ora affrontare brevemente con voi la questione di chi sia il soggetto reale di questa
repressione. Ovvero: chi  realmente la classe dominante, la classe che domina, che ha oggi il controllo
della societ americana?
Credo che si sia universalmente concordi sul fatto che  di sicuro ancora la borghesia, sebbene
in una forma alquanto differente, differente dai periodi precedenti. Ho gi menzionato un aspetto di
questa differenza, per cui la divisione tra affari leciti e illeciti  stata sempre pi oscurata, se non del
tutto cancellata. Possiamo parlare di una mafizzazione delleconomia americana. E sapete bene che
si  parlato di rapporti con la mafia persino a proposito della Casa Bianca, la branca esecutiva del
governo.
Tale borghesia  senzaltro diversa dalla borghesia classica che controllava lo sviluppo delle
precedenti fasi del capitalismo, ed  una grossa differenza. Come non lo  mai stata prima, credo.
Costituisce, questa borghesia, un gruppo monolitico? Non  un gruppo monolitico, e le differenze
interne, i conflitti interni alla borghesia possono essere anche pi aspri del conflitto, per quanto ne 
rimasto, tra il popolo - prover in seguito a elaborare questo concetto - e i leader. In quanto classe
dominante, la borghesia  oggi sicuramente una potenza in declino. Una potenza che declina di fronte a
chi? Le spiegazioni pi recenti parlano della famosa differenza, o del conflitto, tra quelli che si
chiamano i cowboy del Sud e l'establishment dellEst. Oggi ci sarebbe uno scontro allinterno
delleconomia, tra due poteri antagonistici: le vecchie industrie e gli istituti bancari concentrati
prevalentemente allEst, e i molto pi recenti parvenus del Sud e del Sud-est, soprattutto lindustria del
petrolio in Texas, Oklahoma e cos via.
Credo che questo tipo di analisi geografica della classe dominante non sia adeguata. Penso che
dobbiamo respingerla. Dobbiamo respingerla perch sottovaluta gli interessi comuni della borghesia e
trascura che, ad esempio, nelle agenzie pi importanti che controllano leconomia, i rappresentanti
dellEst e quelli del Sud sembrano avere uguale potere.
Propongo di respingere una seconda rappresentazione della classe dominante dei nostri giorni,
che, di nuovo, ho brevemente menzionato in precedenza; quella per la quale davanti ai nostri occhi
sorgerebbe una nuova classe, la cosiddetta classe della conoscenza o classe degli esperti, e il livello pi
alto di questa classe non farebbe certo parte della classe dominante, ma potrebbe soppiantare il settore
pi rilevante della classe dominante. Tale  stata la concezione della societ post-industriale, dal mio
punto di vista, un concetto totalmente ideologico, in quanto trascura, o vuole trascurare, il fatto che
neanche al livello pi alto di questa classe tecnica di esperti, gli scienziati, i tecnici e gli ingegneri, e
cos via, sono padroni delle loro decisioni. Non lo sono. Essi stessi dipendono, nel quadro della classe
dominante, da altri settori.
Mi sembra che di tutte le analisi della classe dominante americana dei nostri tempi, la pi
vecchia, quella offerta da C. Wright Mills, sia ancora la migliore11. Come sappiamo, secondo C. Wright
Mills sono tre i gruppi che ai giorni nostri si dividono e organizzano il dominio sulla societ
capitalistica. In primo luogo, la direzione delle grandi corporations economiche; secondariamente, i
politici; in terzo luogo, i militari. Alcuni sociologi vi aggiungono con qualche incertezza un altro
gruppo, la leadership sindacale dei lavoratori, che considerano parte della nuova classe dominante.
Sono propenso a considerare questa classificazione fondamentalmente corretta. Sorge per
immediatamente la domanda: chi prevale sugli altri, allinterno di questo blocco, di questa gerarchia?
La direzione economica? I politici? I militari? Chi prende le decisioni finali, le decisioni che riguardano
la politica della nazione nella sua interezza e anche branche importanti della politica regionale? Devo
confessare che non penso che si possa dare una risposta, poich credo che le scelte politiche
fondamentali siano la conseguenza e il risultato di compromessi tra i tre gruppi, compromessi continui.
Noi siamo inclini a sostenere che in ultima analisi sar il grande capitale a decidere. Ma, di nuovo, il
grande capitale non ha alcuna unit. E sappiamo, per esempio, che sia i militari sia i politici giocano un
ruolo importante nel riprodurre e consolidare il predominio di questo gruppo.
Tale classe dominante, che non solo non  monolitica, ma  anche pervasa da antagonismi, ha
un tratto comune: la preservazione del sistema costituito con tutti i mezzi disponibili senza alcun
riguardo per i costi. Senza alcun riguardo per i costi. E credo che sia importante notare, qui, che la
richiesta di mettere fine alla guerra in Vietnam non  venuta solo da quella che si pu chiamare la
sinistra degli Stati Uniti, ma anche da potenti settori degli affari che consideravano questo impegno
dispendioso e dannoso.
Prima di fare una pausa per le vostre domande, vorrei attirare la vostra attenzione su un altro
punto: la dialettica che nella societ americana [coinvolge] i dominanti e i dominati, la relazione
dialettica tra dominanti e dominati. Le manifestazioni derivanti dallindottrinamento, dalla
manipolazione e dal management della mente diventano anche - e questo  il punto interessante -
strumenti per esprimere la volont e gli interessi della popolazione indottrinata. C, per usare una
parola orribile, chiaramente... Il governo e le sue istituzioni, la classe dominante, producono
sistematicamente quella che  chiamata opinione pubblica, ma, una volta prodotta, tale opinione
pubblica, che viene costantemente riaffermandosi, ha a sua volta influenza sugli artefici della politica.
In un certo senso, il popolo partecipa realmente al governo della societ. Il popolo pu
effettivamente esprimere la sua volont, che non  pi la sua volont, ma  stata fatta diventare la sua
volont dalla classe dominante, con i suoi strumenti. Il popolo come attore, il popolo in quanto
acquirente e venditore, influenza a sua volta la politica dei dominanti. Ed  interessante ritornare,
indietro ma non troppo, a quando nella sinistra americana lo slogan pi utilizzato era Potere al
popolo. Oggi se ne fa un uso molto minore, poich la domanda chi  il popolo? non pu essere
rimandata a lungo.
Non c dubbio che il popolo che d il suo voto a ogni elezione  anche, nellaccezione del
sistema, un popolo libero, poich nessuno lha costretto a votare. Ma, ancora,  questo lo stesso popolo
che pu diventare il soggetto del mutamento radicale? Il popolo pu, effettivamente, cambiare la
politica. Pu farsi sentire. E uno dei casi pi lampanti: avete visto, o meglio letto, che proprio ieri nel
Michigan il candidato democratico ha vinto sul candidato repubblicano, che era sostenuto
personalmente dal Presidente Nixon. E' la prima volta nella storia del Michigan da trentadue anni a
questa parte, che un candidato democratico vince le elezioni per il Congresso12. La prima volta in
trentadue anni.
Potete ben immaginare quali conseguenze politiche questo possa avere. Pu costituire un passo
importante per arrivare allimpeachment o alle dimissioni del Presidente. Un caso evidente in cui,
effettivamente,  allopera la dialettica tra dominanti e dominati, dal momento che sembrano esserci
pochi dubbi sul fatto che lopposizione contro Nixon non sia principalmente unopposizione popolare,
ma tragga la sua forza maggiore dallinterno della stessa classe dominante.
(Fine della terza conferenza)13
Quarta conferenza
(19 aprile 1974)
...elaborando la dialettica tra dominanti e dominati, tra il popolo e i loro leader, nella societ
americana dei giorni nostri. Ho sostenuto che c una retroazione, c da parte del popolo unampia
gamma di azioni, opinioni e atteggiamenti che influenzano il governo, e che dallaltro lato il popolo
perlomeno si riconosce nei suoi leader.
Voglio spiegare che cosa intendo dire con questo. Oggi i leader della societ del capitalismo
monopolistico, negli Stati Uniti - e sottolineo che mi sto riferendo agli Stati Uniti e non a altri paesi - i
leader sono molto differenti da quelli dei periodi precedenti, secondo un quadro che corrisponde
allintensificazione della disintegrazione, della disumanizzazione della classe dominante negli Stati
Uniti.
Una categoria psicoanalitica fondamentale pu forse venirci in aiuto. Come sapete, secondo
Freud, il leader politico  una figura paterna. Una figura paterna nel quale il popolo pu trovare
unautorit di cui riconosce lutilit e al tempo stesso qualcuno che, in un modo o nellaltro, sottrarr il
figlio, durante la sua crescita, allimpatto immediato della societ. Il padre che impone al figlio la
totalit delle norme, delle regole e delle leggi che governano la societ nella quale il figlio vive.
E imporre un sistema di leggi e di valori di questo tipo, il cosiddetto principio di realt,  stato il
compito principale del padre allinterno della famiglia classica borghese, e, in seguito, nella vita adulta,
dei successori del padre, soprattutto i leader politici che reggono il governo.
Ora, nel corso degli ultimi, diciamo, cinquanta-sessanta anni, tale costellazione  andata
incontro a un mutamento fondamentale. Il principale leader politico non costituisce pi un sostituto
paterno. Penso che negli Stati Uniti lultimo leader politico che potrebbe ancora essere considerato una
figura paterna sia stato Franklin Delano Roosevelt14, al tempo stesso lultimo a salvare il capitalismo
americano con mezzi relativamente ordinari, e lultimo a mobilitare la potenza americana nella guerra
contro il fascismo.
Se guardate i leader politici dei giorni nostri, penso che sia ovvio - perlomeno  ovvio per me -
che, per quanto ci si possa sforzare con limmaginazione, in nessun modo si pu vedere in Nixon
unimmagine del padre. Ci ha molte ragioni. Il padre, come ho appena rilevato, costituisce prima di
tutto una figura morale. Egli stesso si attiene alle regole del gioco. Il padre, dallaltro lato,  qualcuno
su cui si pu contare, in grado di proteggere il figlio finch non diventa adulto. Nessuna di queste
qualit  presente pi negli attuali leader politici.
Se non sono delle figure paterne, che cosa sono? Direi che costituiscono molto di pi
unimmagine del fratello, del fratello maggiore, del fratello di maggior successo. E sono lestensione e
il prolungamento del potere del leader del gruppo, del leader della gang nei gruppi di strada, negli
sport, del leader della banda, qualunque essa sia. Queste figure hanno sostituito limmagine del padre.
Ed  ... e visibile come questa evoluzione, questa disintegrazione delle autorit del periodo
borghese classico rifletta la crescente improduttivit della borghesia che ai giorni nostri controlla lo
sviluppo delle forze produttive, legato alla spreco e alla distruzione.
Vorrei ora provare a discutere delle forze di disintegrazione nellAmerica di oggi - se ve ne
sono. Ho dipinto un quadro piuttosto fosco della forza dellintegrazione nella societ americana dei
nostri giorni, della forte coesione, del forte sostegno popolare che vi si trova, e della crescita, tuttora in
atto, delleconomia americana attraverso lespansione imperialistica e la colonizzazione interna15.
Ora dovremo considerare non solo queste forze, ma anche se in un modo o nellaltro vi siano
forze dopposizione in crescita. Prima di iniziare a discutere di questo, vorrei sentire se avete domande
sulla video-proiezione di ieri o su quanto ho appena provato a spiegarvi.
(Voce: risponde a una domanda.)
...e tutte queste sono decisivamente forme di evasione, e di una evasione da poco.  accaduto
che dopo il crollo del movimento studentesco, con lindebolirsi dellopposizione, la pi forte negli anni
Sessanta, e che aveva iniziato il suo declino nel 69-70, la disillusione, la delusione furono cosi forti
che si dovette cercare una via duscita in altre forme di anticonformismo, o, naturalmente, di
anticonformismo presunto, giacch in realt si tratta di un conformismo di livello elevato. Lassentarsi
dalla vita politica, il ritirarsi dal rapporto con lattivit politica  sempre evasione, e conformismo16.
Questi gruppi erano il risultato della delusione di fronte al mancato realizzarsi della rivoluzione,
che negli anni Sessanta sembrava essere dietro langolo. Di nuovo, direi che molto di questo penoso
sviluppo si sarebbe potuto evitare, con una migliore preparazione, si sarebbe potuta evitare ogni sorta
di angoscia [...] Avremmo infatti dovuto sapere che nessuno dei grandi rivoluzionari  andato avanti
senza un tale senso di regresso, senza dover riorganizzarsi e riorientarsi, in ogni senso, e che non si pu
pensare che la pi grande e radicale rivoluzione della storia, labolizione del sistema capitalistico, possa
procedere secondo una linea retta ascendente e avere luogo entro un tempo relativamente breve.
E' senza senso, del tutto irresponsabile, ma vorrei comunque provare ad illustrarvi che cosa
intendo quando dico - e questa  la mia opinione personale, a microfoni spenti, giacch tutte queste
cose vengono registrate e dalla registrazione deriver un libro autorevole - che credo, come ho
sostenuto, che ci sar una rivoluzione socialista. Credo che, perch possa realmente essere globale ed
avere successo, dovr avere luogo, come previsto da Marx, nel paese industriale pi altamente
sviluppato nel mondo, e che, perch possa avere luogo, ci vorranno almeno tra i 75 e i 150 anni. [...] Se
volete considerare queste date come una stima ottimistica, questo dimostra solo che avete ancora tutto
il tempo per fare in modo che possa accadere prima (Risate).
Di una cosa sono per assolutamente certo. Se non ci lavorate fin dora, non avr luogo fra 75
anni, non avr luogo tra 100 anni, non avr luogo affatto. Questa  la mia risposta alla prima domanda.
La seconda: laumento della violenza cui assistiamo negli sport e nellintrattenimento, e in
qualunque altro campo,  in s repressivo, in quanto crea degli sbocchi, controllati dall'establishment,
per la frustrazione, il risentimento, lanticonformismo, lodio, qualunque sia la sua natura.
Ora, la domanda  se non sia possibile sostenere lopposto, cio che la liberazione di
aggressivit rafforzi il potenziale radicale piuttosto che indebolirlo. Abbiamo la possibilit di dare
almeno una risposta, se, nuovamente, ritorniamo ad alcune ipotesi della teoria freudiana. Prima di fare
questo, vorrei sapere due cose: in primo luogo, se comprendete la domanda e la sua importanza, e,
secondariamente, se volete suggerire una risposta. La domanda [riguarda] il carattere radicale o
repressivo dellaggressivit ultima della nostra societ.
(Fine della quarta conferenza. )
Quinta conferenza
(24 aprile 1974)
[...]
Siamo ora arrivati al punto centrale di quanto sto provando a fare qui, alla valutazione delle
tendenze verso il mutamento radicale nelle societ a capitalismo avanzato. Propongo di analizzare
questo problema in termini marxiani classici, nel senso che le forze che operano per la preservazione e
per la crescita del sistema capitalistico sono anche le forze che operano al suo declino e, eventualmente,
al suo crollo. Questa  la concezione dialettica classica, e sono arrivato alla conclusione che sia lunica
che ci d, o pu darci, una comprensione adeguata di quanto sta accadendo.
Permettetemi di richiamare il classico esempio di Marx: nella fase del capitalismo avanzato e -
 quasi la stessa cosa - al livello pi alto del progresso tecnico raggiungibile sotto il capitalismo, la
competizione costringe il capitalista a accrescere costantemente e a intensificare la produttivit del
lavoro. Ci significa, in questo stadio, che la quota di capitale costante - macchinari, materie prime,
servizi per la fabbrica - cresce costantemente a spese del lavoro umano impiegato nel processo di
produzione. Allinterno del capitalismo il progresso tecnico pu essere definito quasi in questi termini:
il progresso tecnico equivale alla meccanizzazione, che conduce allautomazione, che conduce a una
sempre maggiore eliminazione del lavoro umano, fisico e individuale, dal processo di produzione.
C, tuttavia, un prezzo da pagare per una tale crescita della produttivit del sistema. Come
sapete, secondo Marx lunica fonte del plusvalore  costituita dalla potenza del lavoro umano
impiegato nel processo materiale di produzione, e il declino della potenza del lavoro umano impiegata
innesca la famosa legge del calo tendenziale del saggio del profitto.
Ci sono le famose controtendenze, soprattutto lulteriore spinta a aumentare ancora di pi la
produttivit del lavoro. Poi la ricerca di nuove dimensioni e nuove regioni dinvestimento, una politica
imperialistica su larga scala; poi aiuti, aiuti temporanei, da corrispondere durante i conflitti crescenti tra
le potenze imperialistiche e le crisi e le depressioni economiche ricorrenti.
Questa  la concezione marxiana classica. Prover a dimostrarvi che, alla luce delle
realizzazioni del capitalismo monopolistico, che Marx non poteva prevedere, devono essere introdotte
delle modificazioni considerevoli.
La recente crisi energetica costituisce un facile esempio dellambivalenza delle forze che
muovono la societ capitalistica17. Vi mostrer brevemente come lambivalenza sia qui allopera.
Senza dubbio la crisi energetica ha portato a una fantastica crescita dei profitti delle grandi
corporations del petrolio e delle loro consociate. Allo stesso tempo, per, la crisi energetica ha aperto
la prospettiva di ampi spazi per nuovi investimenti, per la ricerca e lo sfruttamento di nuove fonti
energetiche nel continente nordamericano.
Di nuovo, due tendenze che conducono alla crescita della potenza del capitale e a unulteriore
concentrazione di potere economico. Allo stesso tempo, tuttavia, queste tendenze hanno portato a una
competizione sempre pi dura tra gli Stati Uniti da un lato, il Giappone dallaltro e i paesi europei
dallaltro ancora, che dipendono luno e gli altri dal petrolio del Medio Oriente in misura maggiore
degli Stati Uniti.
Un esempio, dunque, dellambivalenza di queste forze. Ma non  abbastanza semplice per
mettere in rilievo questa dialettica. [...] Per comprendere quali di queste forze - e in che modo - possano
prevalere, dobbiamo volgere lo sguardo ai mutamenti nel modo di produzione che hanno avuto luogo
nel capitalismo monopolistico avanzato. E qui si trova, penso, la soluzione del problema.
Quali sono questi mutamenti all'interno dello stesso modo di produzione? Oggi pomeriggio vi
dar qui solo poche indicazioni. Spero di riuscire a discuterne in modo pi particolareggiato in seguito.
Primo, il sempre pi elevato carattere tecnologico della produzione. Laumento del carattere
tecnologico della produzione, che tende a ridurre la distanza tra il lavoro mentale e quello fisico, e che
si esprime concretamente nella crescita proporzionale della forza lavoro dei colletti bianchi, rispetto a
quella dei colletti blu.
Secondo, in questo stadio del modo di produzione capitalistico abbiamo uno spostamento
dalloccupazione nella produzione materiale alloccupazione nei sevizi. Sono pienamente consapevole
del fatto che il concetto di servizi, o del famoso settore terziario di produzione,  passibile di critiche. E'
una categoria che raccoglie in un gruppo unico occupazioni troppo differenti e divergenti. Ma continuo
a credere che la si possa, e anzi la si debba, usare per comprendere il mutamento che sta avendo luogo.
Uno spostamento delloccupazione dalla produzione materiale ai servizi, poich, come ho
appena sottolineato, diminuisce il bisogno di lavoro individuale nella produzione materiale e, al tempo
stesso, aumenta il bisogno di fonti di plusvalore al di fuori della produzione materiale. Quel plusvalore
che non pu pi essere estratto in quantit adeguate allinterno del processo materiale di produzione, si
sta ora estraendo nel settore dei cosiddetti servizi, al di fuori della produzione materiale.
Terzo, in questo stadio dello sviluppo abbiamo unespansione diretta, continua, del governo
nelleconomia. Non pi solo attraverso aiuti, diretti o indiretti, ma lo stesso governo  diventato una
grande unit economica. Oggi il Pentagono costituisce la pi grande impresa industriale degli Stati
Uniti.
Quarto, ed ultimo, in questa fase della produzione capitalistica abbiamo quello che si chiama
neo-imperialismo: lesportazione della stessa produzione dai paesi della metropoli ad altri paesi
capitalistici e pre-capitalistici con minori costi di produzione.
Vorrei fare ora qualcosa che sinora non ho mai fatto e che non ripeter in seguito. Vi fornir
poche statstiche che illustrano la questione e che ci porteranno a comprendere quello che dal mio
punto di vista costituisce forse, da solo, lelemento di maggiore importanza, e cio la mutata
composizione della classe operaia negli Stati Uniti. Vi fornir - e ci richieder, spero, tra i cinque e gli
otto minuti - poche cifre. Sono tratte dalla fonte pi recente di cui posso disporre, dal libro di Daniel
Bell, The Coming of Post-Industrial Society, dal libro di Stanley Aronowitz, intitolato False Promises:
The Shaping of American Working Class Consciousness18, e dal rapporto del Ministero per la Salute,
lEducazione e il Welfare, denominato Work in America19.
Che cosa mostrano queste statistiche? Nel 1970, il 60% della forza lavoro era impiegato nei
servizi. Si prevede che nel 1980 nei servizi sar impiegato almeno il 70% della forza lavoro. Il numero
degli occupati, in milioni di unit,  il seguente: loccupazione nella produzione di beni, cio
nellindustria, nella manifattura e nellagricoltura  di 26,3 nel 1947, 28,9 nel 1960, 31,6 nel 1980. In
contrasto con ci, loccupazione nei servizi  di 25,4 milioni nel 1947, 58,8 nel 1968, e la previsione
per il 1980  di 67,9 milioni.
Uno sguardo allindustria manifatturiera: nel 1970 il 31% dei suoi occupati erano colletti
bianchi; nel 1975 i colletti bianchi erano il 34,5%. Ed  ancora pi interessante che nellambito della
Forza lavoro costituita da colletti blu assistiamo a uno spostamento continuo verso lavori non
produttivi, vale a dire: riparazioni, manutenzione, supervisione tecnica e cos via.
Oggi solo due lavoratori su cinque sono impiegati direttamente nella produzione e nella
distribuzione di beni. Meno del 5% degli occupati  nelle industrie di base, cio dellacciaio,
dellautomobile e del petrolio, mentre il 12,5% della forza lavoro  occupato nella pubblicit. Nel 1850
meno della met di tutti gli occupati erano salariati e stipendiati; nel 1905, l80% erano percettori di
salario o di stipendio; nel 1970 lo era il 90% di tutti gli occupati, e il numero dei lavoratori autonomi 
sceso dal 18% nel 1950 al 9% nel 1970.
Penso che queste cifre parlino quasi da s. Senza valutarne le conseguenze pi ampie, cosa che
cercheremo di fare in seguito, le cifre dimostrano in modo definitivo che nello stadio pi elevato del
capitalismo la popolazione dipendente  tremendamente cresciuta. La base umana dello sfruttamento si
 allargata enormemente, e ampi settori delle classi medie, soprattutto delle classi medie in passato
indipendenti, dipendono dal grande capitale.
Ora, questo sistema immenso con quasi il 90% di popolazione dipendente riproduce, con tutta la
sua ricchezza, povert e disoccupazione su larga scala. Ecco i dati dellAgenzia governativa per il
censimento. Potete immaginare come questi dati certo non esagerino in direzione della povert. Nel
1970 la soglia di povert fissata dal governo era di 3.700 dollari per una famiglia di quattro persone.
3.700 dollari per una famiglia di quattro persone. Al di sotto di questa soglia di povert, che 
effettivamente sotto ogni aspetto una soglia di povert, al di sotto di questa soglia si trovava l 11% di
tutte le famiglie. E di queste: 8,6 milioni di famiglie bianche; 29,8 di famiglie nere. E un quinto di tutte
le famiglie negli Stati Uniti ha un reddito inferiore a 5.000 dollari.
Traggo i dati della disoccupazione - sappiamo come le cifre ufficiali qui siano ovviamente
inferiori alla realt - da un recente numero della Montly Review, secondo il quale il 9,4% della forza
lavoro  disoccupato e 14,2 milioni dipendono direttamen-te o indirettamente dalle spese militari. In
altre parole, se considerate insieme, se mettete insieme - cosa che un marxista ortodosso pu fare -
disoccupazione e occupazione nel settore militare, ottenete questi risultati: un totale di pi del 25%
della forza lavoro, cio 22,3 milioni, sarebbe o disoccupato o dipendente, direttamente o
indirettamente, dalle spese militari.
Vengo ora alle ipotesi che queste tendenze e questi dati suggeriscono. Proceder lentamente,
perch penso che la conclusione sar per voi sorprendente. Allo stadio pi alto del suo sviluppo, il
capitalismo riproduce se stesso rivolgendo una quota crescente del tempo del lavoro socialmente
necessario al lavoro esterno alla produzione materiale di beni, e allattivit lavorativa di operatori
commerciali e finanziari, di supervisori professionali, e cosi via. A funzioni, in altri termini, che Marx
considerava parassitane. In una frase sola: il tardocapitalismo si riproduce attraverso laumento del
lavoro non produttivo. Al suo stadio pi alto il capitalismo riproduce se stesso attraverso laumento del
lavoro non produttivo.
Segue da questo spostamento che il proletariato di Marx, la parte della classe operaia occupata
nel processo materiale di produzione, declina, rispetto alla quota di forza lavoro occupata, costituita,
precedentemente o attualmente, dalla classe media. E' - come comprenderete - una conclusione molto
controversa. Vorrei sottolineare che la cosa sorprendente  che lo stesso Marx non la trovava
sorprendente, non la trovava di difficile comprensione, e la previde pi di cento anni fa. Vi leggo tre
citazioni, due dal terzo volume del Capitale, la terza da una fonte differente, che menzioner, e tutte e
tre sottolineano come al suo stadio pi elevato il capitalismo riproduca se stesso attraverso tale
spostamento dalla produzione materiale, dal lavoro produttivo, al lavoro improduttivo o non produttivo.
Che lanima del nostro sistema industriale non sono i capitalisti industriali, ma i managers
industriali,  stato gi messo in rilievo... La produzione capitalistica stessa ha fatto s che i supervisori
del lavoro, completamente distinti dalla propriet di capitale, vadano per conto loro20.
Unaltra citazione:
[...]  evidente: a misura che la scala della produzione si allarga, si accrescono le operazioni
commerciali [...] Tanto pi sviluppata  la scala della produzione, tanto maggiori sono, quantunque non
in proporzione corrispondente, le operazioni commerciali del capitale industriale [...] E' necessario per
questo impiegare dei lavoratori commerciali che costituiscono lufficio vero e proprio21.
E la citazione finale, tratta da Post-Industrial Society di Bell,  per dello stesso Marx, ed 
forse la pi importante: Cresce lentit della classe media e, a confronto, il proletariato, sebbene sia
ancora in aumento, costituir una piccola parte di plebaglia. Questo  il vero decorso della societ
borghese22.
Fine della citazione.
Ora, volevo condurvi sino a questo punto. Ne scaturir, spero, a unintensa discussione.
Continuer col mio intervento in questa direzione oggi pomeriggio, dopo aver risposto alle domande, o
venerd. [...]
(Fine della quinta conferenza. )
Sesta conferenza
(26 aprile 1974)
... quali forze possano promuovere un mutamento nel sistema capitalistico costituito. Ho cercato
di rispondere a questa domanda guardando a ci che sta attualmente accadendo allinterno dello stesso
processo di produzione. Qui hanno luogo dei mutamenti, e li ho brevemente elencati. Per esempio il
crescente carattere tecnologico della produzione e, in connessione con questo, il cambiamento della
composizione della classe operaia, laumento proporzionale dei colletti bianchi rispetto ai colletti blu, e
lo spostamento tendenziale dal processo materiale di produzione alla produzione di servizi, i quali,
naturalmente, diventano nel sistema capitalistico anchessi merci. In termini marxiani ci
significherebbe che la produzione capitalistica deve fare sempre pi affidamento sul lavoro non
produttivo.
Penso di dover almeno spendere poche parole su questo termine, che  discutibile e controverso
nella stessa teoria marxiana. Ci sono due concetti di lavoro produttivo. Uno  tratto da Adam Smith e
dagli economisti classici inglesi: lavoro produttivo  solo il lavoro impiegato nella manifattura di beni
materiali che, attraverso il mercato, entrano nel processo di consumo. Adam Smith chiama non
produttivo ogni altro tipo di lavoro. Secondo questo concetto, tutto il lavoro impiegato nella produzione
di servizi sarebbe naturalmente lavoro non produttivo.
C, tuttavia, un altro concetto di lavoro produttivo, cio il concetto marxiano ortodosso, che
definisce come lavoro produttivo tutto il lavoro che produce plusvalore di cui si  appropriato il
capitalista, a prescindere dallattivit nella quale  impiegato.
Non vorrei entrare qui nella controversia sulla misura in cui si crei plusvalore nei servizi.
Quanto intendo proporvi non lo richiede.
Ora, questi mutamenti, che - e qui voglio ripeterlo - implicano anche una sempre maggiore
riduzione della differenza tra lavoro intellettuale e lavoro materiale, questi mutamenti non portano a
quella che  stata chiamata una nuova classe operaia. Penso che il concetto di nuova classe operaia sia
fortemente ideologico e squilibrato a favore del ruolo indipendente dei cosiddetti lavoratori della
conoscenza, del lavoro altamente qualificato, qualunque cosa esso sia.
Ci che sta realmente accadendo in questa fase dello sviluppo capitalistico non  lemergere di
una nuova classe operaia, ma unampia dilatazione della classe operaia, a comprendere settori delle
classi medie che nel precedente stadio del capitalismo erano indipendenti. Vi ho fornito le cifre
dellenorme declino dei lavoratori autonomi nella societ americana nel corso degli ultimi dieci anni, o
anche pi.
Risultato: in questa fase il capitalismo avanzato crea unimmensa popolazione dipendente:
colletti blu, colletti bianchi, classi medie dipendenti, tutti dipendono direttamente o indirettamente dal
capitale. E di fronte a questimmensa popolazione dipendente, il gruppo sempre pi piccolo della classe
realmente dominante;  la classica concezione marxiana delle fasi finali del capitalismo, la famosa
polarizzazione tra dominanti e dominati, ma con una modifica decisiva, che vengo ora a trattare,
ripetendo, in parte, quanto ho detto mercoled.
[...] Vengo ora a delle tesi e a delle formulazioni relativamente difficili, e perci proceder il
pi lentamente possibile: lo spostamento nellambito della produzione significa, in termini marxiani,
che nella produzione di beni di sussistenza  impiegato un minor tempo di lavoro socialmente
necessario. Vale a dire, si impiega sempre meno lavoro socialmente necessario per produrre i beni, le
merci, e i servizi necessari per la sussistenza delloperaio, per la sussistenza dellindividuo in generale.
Questo  sufficientemente evidente. E' semplicemente una conseguenza del progresso tecnico e della
crescente produttivit del lavoro dovuta al progresso tecnico.
Ora, mentre per produrre i beni di sussistenza necessari si impiega una quantit sempre minore
di lavoro socialmente necessario, una maggiore quantit di lavoro socialmente necessario  impiegato
nella produzione di beni e servizi al di l delle necessit della sussistenza. Vuol dire che sempre pi
lavoro socialmente necessario  impiegato nella produzione di beni di lusso, in senso marxiano, di
lussi, di spreco, di comodit, di divertimenti, e tutto ci nella forma di merci.
Tale  la cosiddetta societ dei consumi, che caratterizza in questa fase il sistema capitalistico.
Vorrei sottolineare qui che societ dei consumi - o socit de labondance - costituisce un termine
improprio, un concetto fortemente ideologico, non solo perch continuano ad esistere vaste fasce di
povert, ma anche per unaltra importantissima ragione: questa cosiddetta societ dei consumatori ,
pi di ogni altra societ del passato, organizzata e controllata non nellinteresse del consumatore, ma
nellinteresse del produttore. E non bisognerebbe mai dimenticarlo.
Ora, che cosa significa questo spostamento verso una crescente produzione di beni di lusso,
spreco, obsolescenza pianificata, apparecchi, comodit, che cosa significa tutto ci per la dinamica
interna del capitalismo? Significa che ora il sistema capitalistico  costretto, in forza della sua dinamica
interna, a creare costantemente nuovi bisogni e nuove soddisfazioni; che il capitalismo  costretto, in
virt della sua dinamica interna, a fare del regno del piacere il regno della necessit; a fare del regno
dei piaceri, del regno delle comodit, del regno al di l del lavoro alienato, a fare di questo un regno
della necessit, il regno delle merci da acquistare e vendere, il regno di cui si pu godere solo
perpetuando la fatica e perpetuando il lavoro alienato. Ma con questa tendenza a investire una quota
crescente di produttivit nella produzione di beni di lusso, il capitalismo sta ora minando la propria
base. Sta contraddicendo il proprio principio di realt, un principio di repressione e sfruttamento, il suo
principio di realt fondato sulla necessit del lavoro alienato a tempo pieno, per tutta la durata della vita
delladulto.
Perci,  col suo sviluppo che il capitalismo mette in discussione i propri rapporti di
produzione, mette in discussione il proprio modo di vita, la propria esistenza. E' in una fase di
ricchezza sociale e di capacit di crescita senza precedenti che questa contraddizione minaccia di
esplodere.
In altri termini, non  la minaccia dellimpoverimento, non sono la tremenda privazione e il
bisogno materiali, ma, al contrario,  la riproduzione e la sempre nuova creazione di una ricchezza
sociale crescente, il livello elevato di vita su larga scala, che annuncia la fine del capitalismo. Questa 
la forma assunta nel XX secolo dalla concezione marxiana secondo la quale la legge dello sviluppo
capitalistico costituisce al tempo stesso la legge del declino e del crollo eventuale del capitalismo.
Se questo  vero, significa che dobbiamo acquisire la consapevolezza della possibilit reale di
una rivoluzione che ha luogo nei paesi industriali pi avanzati, non su una base di povert e miseria, ma
piuttosto sulla base di unabbondanza dissipata. Se questa concezione paradossale  corretta, significa
che dobbiamo diventare coscienti di nuove motivazioni per la rivoluzione, nuove motivazioni e nuove
mete della rivoluzione, non focalizzando pi lattenzione sulla possibilit o sulla necessit di una
rivoluzione radicata nella miseria e nella privazione materiale, ma di una rivoluzione fondata sulla
crescita della ricchezza sociale per settori crescenti della popolazione. E perci dobbiamo cercare di
individuare quali possibili motivazioni possa avere una tale paradossale rivoluzione. In ogni caso, se
dobbiamo tener conto dei fatti, sembra inevitabile prospettare - lasciatemelo dire con prudenza - la fine
del capitalismo nello stadio della sua massima produttivit e della sua massima ricchezza.
Fortunatamente, disponiamo di una fonte che definisce proprio questa situazione come la
situazione nella quale ha inizio il crollo del capitalismo: lo stesso Marx. Si  ancora abituati a operare
solo con quei concetti marxiani che fanno derivare il mutamento radicale direttamente o indirettamente
dallimpoverimento - non cambia molto se assumiamo il concetto di impoverimento o miseria relativa e
cos via -, mentre si trascurano le tendenze di senso molto differente che sono chiaramente indicate
dallo stesso Marx.
Voglio leggervi un passaggio dalla prima versione del Capitale, pubblicata solo negli anni 40
sotto il titolo...23. Cito:
Il grande molo storico del capitale  di creare questo pluslavoro, questo lavoro superfluo dal
punto di vista del semplice valore duso, della pura sussistenza; e la sua funzione storica  compiuta
quando [da un Iato] i bisogni sono talmente sviluppati che il pluslavoro al di l del necessario diventa
esso stesso un bisogno generale, scaturisce cio dagli stessi bisogni individuali.
Vale a dire: solo se e quando il lavoro al di l di quanto  necessario per ri-creare lesistenza e la
sussistenza di ciascuno al livello dato di civilt, quando il pluslavoro, il lavoro per i lussi, per i
godimenti, per le comodit e i piaceri  diventato un bisogno generale. Ed  lo stesso sistema
capitalistico che genera questo bisogno di pluslavoro.
Per mettere in rilievo limportanza di questo passaggio, lo legger ora nella traduzione francese.
(Legge il passaggio in francese. ) In altri termini, lo stesso capitalismo crea il bisogno di questo lavoro
al di l dei bisogni di esistenza e sussistenza, il lavoro per i piaceri, le comodit, i lussi e cos via.
Vorrei ora ridefinire questo sviluppo e questa possibilit, per rendere chiaro - e penso che per la
teoria marxiana questo sia il punto principale - che tale sviluppo non costituisce una deviazione dallo
sviluppo capitalistico, che sia portata a influire su questo dal di fuori, ma che al contrario  fondato
nello stesso modo di produzione capitalistico.
Secondo questa concezione, il capitalismo produce letteralmente la propria negazione, 
costretto a produrla. In questo stadio del pluslavoro, esso non solo dimostra lobsolescenza del lavoro
alienato a tempo pieno, ma produce anche su una scala allargata - e questo  il punto decisivo. In questa
fase il capitalismo crea bisogni e soddisfazioni che vengono inevitabilmente in conflitto con la
necessit del lavoro a tempo pieno, col lavoro alienato, e minacciano la creazione di un plusvalore
adeguato.
E' proprio in questo stadio di abbondanza che il capitalismo, nel suo modo di produzione,
genera nellindividuo il bisogno della liberazione dalla repressione imposta da questo modo di
produzione.
Tenter nuovamente di precisare come tale sviluppo sia immanente a questa fase del modo di
produzione capitalistico. Laccumulazione allargata del capitale richiede la creazione allargata di
bisogni di beni e servizi superflui; superflui nel senso che vanno al di l di ci che  necessario per la
lotta per lesistenza, per la riproduzione della stessa esistenza. Laccumulazione allargata richiede beni
e la produzione di beni e servizi al di l della riproduzione della forza lavoro, al di l delle necessit
della vita. Cio la produzione per un regno della libert e del godimento.
La soddisfazione di questi bisogni allinterno del sistema capitalistico esige, per, e presuppone,
che si continui a lavorare per tutta la vita, presuppone che la fatica del lavoro alienato non solo venga
perpetuata, ma estesa, anche, ad altri strati della popolazione; presuppone che lo sfruttamento a tempo
pieno continui. Questa  la contraddizione nella sua forma propria del XX secolo. Da un lato, la
crescente produzione di beni che potrebbero dischiudere un regno della libert, della felicit e del
lavoro creativo. E dallaltro, il perpetuarsi della fatica e del lavoro alienato, per poter acquistare e
vendere questi beni di cui godere in un regno della libert.
E credo che sia questa contraddizione che si sta propagando; si sta diffondendo la
consapevolezza di questa contraddizione, la contraddizione tra le possibilit liberatrici create dal
capitalismo stesso e contemporaneamente la loro soppressione da parte del modo di produzione
capitalistico. Questa contraddizione  sempre pi difficile da occultare e da reprimere. E' evidente che
sono sempre di pi quelli che ne diventano coscienti, ne diventano coscienti non solo in quanto
contraddizione, ma in quanto contraddizione che pu essere risolta. In altre parole, in numero sempre
maggiore diventano coscienti dellobsolescenza del modo di produzione capitalistico.
E questa consapevolezza, oggi ancora controllata dal sistema capitalistico, sta ora minando la
validit, sta minando diffusamente tra la gente lobbedienza ai valori del capitalismo. Questo , dal mio
punto di vista, uno degli aspetti pi importanti. E' evidente che una parte sempre maggiore della
popolazione non crede pi in quelli che possono essere chiamati i valori operativi, dai quali dipende la
sopravvivenza del sistema capitalistico, e non agisce pi in base ad essi. Se una popolazione non
aderisce pi ai valori operativi che fanno funzionare il sistema, allora ha avuto inizio il loro declino.
E che questo declino dei valori operativi abbia avuto inizio pu essere dimostrato, per quanto
riguarda gli Stati Uniti, come ho gi detto ripetutamente, alla luce di quello che  stato definito il
tramonto delletica del lavoro. Cio il rigetto, sempre pi diffuso, di ogni responsabilit per il lavoro
che si sta svolgendo, per la qualit del lavoro, la percezione, semplice eppure chiarissima, che tutto ci
non  necessario, che  diventato obsoleto.
E emerge unalternativa, sebbene alquanto vaga, emerge, grazie alla creativit e alla produttivit
dello stesso capitalismo; limmagine di quello che Marx chiamava il regno della libert, nel quale il
lavoro alienato  ridotto assolutamente al minimo, nel quale la produzione pu realmente essere
produzione per i bisogni, non solo per per i bisogni di sussistenza, perch col massimo grado di
automazione questa non rappresenterebbe pi un problema, ma per bisogni e soddisfazioni che, per la
prima volta nella storia, costituirebbero i bisogni e le soddisfazioni di esseri umani autonomi e liberi.
Questo , fin qui, solo il lato soggettivo dello sviluppo, il lato soggettivo della contraddizione:
lemergere, nellindividuo, di bisogni e soddisfazioni che non possono essere pi appagati nel quadro
del sistema capitalistico, sebbene siano generati dallo stesso sistema capitalistico.
Tenter in seguito di mostrare, o di indicare, quali condizioni oggettive corrispondano a queste
condizioni soggettive, a questi bisogni soggettivi. E, in questo contesto, prover a discutere brevemente
delle forme non ortodosse assunte dallopposizione negli Stati Uniti, allinterno del sistema e contro di
esso, e forse non solo negli Stati Uniti: lopposizione allinterno dei movimenti dei lavoratori,
lopposizione dellintellighenzia, e del movimento di liberazione delle donne.
Tutti questi hanno una cosa in comune: possiamo rinvenirvi nuove spinte alla rivoluzione, nuovi
bisogni e nuovi obiettivi della rivoluzione.
[...]
(Fine della sesta conferenza. )
Settima conferenza
(10 maggio 1974)
Ho provato a formulare la contraddizione interna al sistema capitalistico, cos come si delinea
nelle condizioni del capitalismo monopolistico avanzato, e ho sottolineato che si tratta di una forma di
contraddizione storicamente nuova, di una nuova espressione delle contraddizioni esplosive immanenti
al sistema capitalistico; una forma storicamente nuova, per quanto, come vi ho mostrato riportandovi i
passi marxiani, una forma da Marx prevista e concepita.
Qual  questa nuova forma della contraddizione? Da un lato il sistema capitalistico, a questo
punto del suo sviluppo,  costretto a creare su una base sempre pi ampia beni e servizi al di l delle
necessit della sussistenza o della riproduzione della forza lavoro, proprio ad un avanzato stadio della
civilt. In altre parole, il capitalismo  costretto a produrre sempre pi beni e servizi di lusso, e cos
facendo alimenta il bisogno di farla completamente finita col lavoro alienato. Significa farla finita con
tutto il lavoro nel quale lessere umano non sviluppa liberamente - e non pu farlo - le proprie facolt,
le proprie potenzialit; il contrasto tra lavoro creativo e lavoro alienato.
Ora, dallaltro lato, mentre produce tutti questi beni e servizi che tradiscono sempre di pi
lobsolescenza del lavoro alienato, il capitalismo deve intensificare il lavoro alienato nelle fabbriche,
negli uffici, dovunque sia possibile, per estrarre un plusvalore adeguato.
Cos, la contraddizione tra lobsolescenza, sempre pi palese, del lavoro alienato, a tempo
pieno, suggerita dallo stesso modo di produzione capitalistico e il bisogno, sempre maggiore, di lavoro
alienato, derivante dal carattere capitalistico del modo di produzione - che equivale a sfruttamento -
questa contraddizione costituisce una forma nuova della contraddizione marxiana, per cui il capitalismo
stesso scava la propria fossa, cio crea sia il bisogno sia le forze della propria abolizione.
Ecco, per, il nuovo elemento storico: questa contraddizione minaccia di esplodere non con
lestendersi della povert e della miseria nelle metropoli, ma, al contrario, con la potenziale conquista
della penuria materiale e della miseria. La contraddizione, cio, si sviluppa nei paesi della metropoli, ad
un livello di vita, a uno standard di vita relativamente elevato.
Il risultato di questa contraddizione sempre pi esplosiva  lo sviluppo graduale di quella che
potremmo chiamare una coscienza anticapitalistica, e di una struttura psichica, inconscia,
anticapitalistica, nella popolazione delle metropoli, una coscienza ancora ampiamente non organizzata,
spontanea, priva di obiettivi determinati, ma, in ogni caso, coscienza e istinti, impulsi, pulsions, che
entrano inesorabilmente in conflitto con i valori operativi necessari a sostenere il sistema capitalistico.
La protesta, dunque, entra in conflitto col cosiddetto principio di prestazione, il principio di realt che
governa la societ capitalistica.
E, contro il principio di prestazione, vediamo ora emergere gradualmente unopposizione -
unopposizione, lo ripeto, ancora priva di organizzazione, in ampia misura ancora spontanea
-unopposizione contro la fatica in quanto tale, unopposizione contro il lavoro alienato come lavoro a
tempo pieno, opposizione al fatto che la vita sia, per lampia maggioranza della popolazione, per citare
lespressione di Marx, vita come mezzo per un fine e non come fine in s, vita, cio, come mezzo per
guadagnarsi da vivere, come si dice, come mezzo per la riproduzione quotidiana della propria
esistenza, senza che si arrivi mai - o solo quando  troppo tardi - alla felicit di una vita realmente
appagata.
Ora, queste sono le tendenze soggettive che sembrano delinearsi nelle condizioni del
capitalismo monopolistico avanzato. Ma, come sappiamo, le tendenze soggettive da sole non bastano.
Esse svolgono un ruolo rilevante e necessario in preparazione della rivolta e della rivoluzione. Sono
una premessa essenziale della rivolta e della rivoluzione. Non c rivolta e non c rivoluzione senza un
mutamento qualitativo nella coscienza, nellinconscio, negli impulsi e negli obiettivi delle stesse
persone. Ma la coscienza e linconscio, gli impulsi, non sono sufficienti. Devono darsi le condizioni
oggettive, nelle quali le tendenze soggettive possano maturare e tradursi in prassi politica dotata di
organizzazione e direzione.
E' possibile rinvenire, nella situazione attuale, tali condizioni oggettive? Ho gi detto, e qui
posso solo ripeterlo (voi sapete che cos in gioco in ogni caso), che dal mio punto di vista le principali
manifestazioni di queste esplosive contraddizioni oggettive ci sono. C chiaramente una crescente
disuguaglianza tra i paesi della metropoli capitalistica e i paesi del terzo mondo, sfruttati sempre pi
intensamente. C chiaramente la resistenza crescente nel terzo mondo e lo sviluppo dei movimenti di
indipendenza, che un giorno potranno superare lattuale fase neocoloniale e portare a una vera
indipendenza. C, negli stessi paesi della metropoli, la mobilitazione delle minoranze oppresse,
razziali e nazionali, ancora contenuta - come ho sottolineato -nel quadro dello stesso sistema
capitalistico. Ci sono linflazione e la disoccupazione, che si protraggono e si estendono. E c - forse
laspetto oggi pi importante - una competizione sempre pi forte tra gli stessi paesi capitalistici, che
gi minaccia il prevalere dei comuni interessi del capitalismo, contro chiunque si rivolga, linteresse
predominante alla sussistenza e alla crescita del sistema capitalistico.
Ora, vorrei sottolineare che questi sviluppi sono realmente nuovi: essi non sembrano
corrispondere alla rappresentazione tradizionale della fase finale del capitalismo, alla rappresentazione
tradizionale della transizione al socialismo, in primo luogo giacch la disintegrazione sembra avere
inizio a un livello di sviluppo del tutto differente. Precisamente a causa di questa novit storica,
assistiamo a forme nuove e cosiddette non ortodosse di rivolta. Forme di rivolta nuove e non ortodosse
che corrispondono, lo ripeto, alla novit storica: il livello elevato dello sviluppo materiale e culturale, le
nuove risorse disponibili al sistema, la possibile conquista della penuria materiale, della povert e della
privazione, e lenorme concentrazione di potere nelle mani di una classe dominante sempre pi esigua
quanto crudele.
C anche unaltra ragione per cui penso si possa parlare di forme di rivolta nuove e non
ortodosse: la possibilit, se non la necessit - come ho fatto notare in precedenza - che la rivoluzione
del XX o del XXI secolo, ammesso che abbia luogo, sia - e dovr esserlo, in quanto rivoluzione - pi
radicale e di pi ampia portata rispetto a tutte le rivoluzioni storiche precedenti: una rivoluzione non
solo nelle istituzioni politiche e economiche, non solo una rivoluzione nella struttura di classe, ma
anche una totale trasformazione e sovversione dei valori in tutte le sfere e in tutte le dimensioni della
cultura materiale e intellettuale.
C - e vorrei che avessimo il tempo di discuterne pi estsamente - unevidente continuit tra il
capitalismo e molte delle rappresentazioni e delle concezioni tradizionali del socialismo, che seguitano
a introdurre nellimmagine e nel concetto di societ socialista, norme e valori che legherebbero ancora
la societ socialista allo stadio pi avanzato dello sviluppo capitalistico.
Mi riferisco soprattutto alla concezione di un sempre pi efficiente sviluppo delle forze
produttive. Mi chiedo se ci di cui si ha bisogno per dispiegare la piena, compiuta differenza qualitativa
tra socialismo e capitalismo sia non tanto il continuo e sempre pi efficiente sviluppo delle forze
produttive - che, a proposito, ora e solo ora si inizia a mettere in discussione persino tra gli stessi
socialisti -, ma la riconversione totale delle forze produttive in direzione di nuovi obiettivi e di una
nuova qualit della vita; e, ora, alla luce di questo fatto, non solo la rivoluzione politica e economica,
non solo nuove istituzioni e nuovi rapporti sociali fondamentali, ma anche il capovolgimento e il
sovvertimento dellintero sistema dei valori che ha fatto andare avanti fino ad oggi perlomeno la civilt
occidentale, che lha fatta andare avanti negli aspetti pi repressivi e distruttivi.
E' nel contesto di questo aumento della radicalit e della portata della rivoluzione, dei nuovi
obiettivi e possibilit della rivoluzione, che il movimento per la liberazione delle donne trova, o almeno
potrebbe trovare, il suo specifico significato politico. E dal mio punto di vista, come ho detto, si tratta
di un movimento fortemente politico, e il suo potenziale  un potenziale fortemente politico e
sovversivo.
Ho parlato di forme di rivolta nuove e non ortodosse. Che cosa c di nuovo: storicamente
nuovi - ho tentato di sottolinearlo in precedenza e spero che potremo ritornarvi - sono non gli agenti
storici del mutamento, non unaltra classe in quanto soggetto della rivoluzione; non unaltra classe.
Nessun gruppo particolare pu sostituire, pu prendere il posto della classe operaia in quanto soggetto e
agente del mutamento sociale radicale. Nuove sono semplicemente - o piuttosto non cos
semplicemente - le espressioni della rivolta, le forme della rivolta. Nuova  anche, come ho gi
mostrato, la stessa classe operaia; non nel senso di una classe completamente nuova, ma nella sua
composizione. Di sicuro nuova se posta a confronto con la classe operaia del XIX e della prima parte
del XX secolo.
Vorrei ora esporvi molto brevemente in che modo mi rappresento queste forme nuove e non
ortodosse dellopposizione allinterno della stessa classe operaia. Permettetemi solo di dirvi, in quanto
indicativo della condizione della classe operaia americana, che gli iscritti al sindacato - cio il numero
dei lavoratori organizzati nei sindacati - costituiva nel 1947 il 22,9% della forza lavoro; nel 1970 era
solo il 22,6% della forza lavoro. In altre parole, un leggero abbassamento della sindacalizzazione. E,
per di pi, gli iscritti al sindacato sono diminuiti negli apparati non industriali, e aumentati tra i
lavoratori della pubblica amministrazione.
Ora - ad eccezione di brevi periodi nei quali lopposizione venne soffocata con violenza -, i
sindacati americani hanno sempre perseguito quella che si chiama una strategia riformista, la lotta di
classe economica invece che politica. Pochi esempi per cogliere lentit di questo fenomano: sebbene
io stia negli Stati Uniti dal 1934, non riesco a ricordare un solo sciopero politico, quello che
chiamereste uno sciopero politico, n riesco a ricordare una qualche reale opposizione da parte dei
sindacati contro la guerra in Indocina. Al contrario.
Dobbiamo, tuttavia, essere prudenti col concetto di riformista. Alcuni di voi mi hanno fatto
notare che sarebbe certamente senza senso assumere che la classe operaia sia sempre in una
disposizione rivoluzionaria. Normalmente la classe operaia non  rivoluzionaria e esprime la sua
visione della lotta di classe in scioperi non politici e altro, su base economicistica.
Allora, tuttavia, dobbiamo chiederci che cosa Marx intendesse, quando affermava e ripeteva:
La classe operaia  rivoluzionaria o non . Egli ha formulato questo giudizio due volte, e non nelle
prime fasi del suo sviluppo, ma nelle fasi della maturit, credo nei primi anni 60, poco prima che
uscisse il primo volume del Capitale.
Che cosa significa dire: La classe operaia  rivoluzionaria o non ? Marx in questo punto non
lo spiega. Io suggerirei - e penso che la sua opera lo confermi - la seguente interpretazione: la classe
operaia  rivoluzionaria nei periodi normali, prima che e finch tale atteggiamento rivoluzionario non si
esprima in unazione politica radicale. La classe operaia  rivoluzionaria nella misura in cui i suoi
bisogni e le sue aspirazioni sono inconciliabili e incompatibili col sistema capitalistico, sono bisogni e
aspirazioni in conflitto con quelli che possono essere soddisfatti nel quadro dello stesso capitalismo.
Questa  la base oggettiva dellespressione classe rivoluzionaria. Il che certamente non significa che
questa classe sia costantemente in tumulto o in sollevazione, allopera in vista della rivoluzione o in
questa impegnata.
Ora, sebbene tale conflitto tra i bisogni e le aspirazioni della classe operaia e le possibilit del
sistema capitalistico sia destinato nel lungo periodo a esplodere, mi sembra di dover ribadire i miei
dubbi circa il termine lungo periodo, poich nessuno d limpressione di sapere quanto sar lungo
questo periodo. (Risate) [...] Devo ripetere quanto ho affermato in precedenza: sto parlando degli Stati
Uniti. Comprendo pienamente che la situazione in questo paese e in altri paesi europei possa essere del
tutto differente. Penso che tuttora nessuno sia in grado di sostenere in buona coscienza che negli Stati
Uniti i bisogni e le aspirazioni della gran parte della classe operaia siano in un conflitto inconciliabile
con i bisogni e le aspirazioni che possono essere gradualmente, gradualmente e progressivamente,
soddisfatti dal sistema capitalistico e allinterno di esso.
In questo senso specifico possiamo affermare che oggi la classe operaia americana non sia una
classe rivoluzionaria nellaccezione delineata da Marx. Se la situazione  questa, non ci sorprender
constatare che un atteggiamento potenzialmente rivoluzionario si esprima al di fuori della burocrazia
sindacale e contro di essa; al di fuori della burocrazia sindacale e contro di essa. E questo fenomeno di
sicuro non si limita agli Stati Uniti.
Ho indicato alcune di queste forme non ortodosse di opposizione. Sono fatti molto noti: un
livello inaudito di assenteismo, il semplice assentarsi dal lavoro. Il sabotaggio, di un certo livello,
diffuso nelle fabbriche - in ampia misura, se non del tutto - non organizzato e spontaneo. La totale
mancanza, quindi, della minima responsabilit per il lavoro da svolgere. Il disgusto totale, si potrebbe
dire quasi esistenziale, per il lavoro; disgusto per il lavoro, e non solo per specifiche condizioni di
lavoro - che si aggiungono, naturalmente, quale fattore decisivo - ma, al di l di queste, semplicemente
per il lavoro, per il lavorare; semplicemente per quelle otto ore al giorno, pi le ore necessarie per gli
spostamenti e gi di l, e in aggiunta il carattere inumano del lavoro stesso; per il fatto che queste
condizioni, a dispetto della loro sempre pi evidente obsolescenza, sono tuttora imposte ai lavoratori.
Ora, tale atteggiamento, che, ripeto,  in larga parte spontaneo e non organizzato, si sta
diffondendo soprattutto tra i giovani lavoratori e, in misura minore, tra la comunit nera. La situazione
dei chicanos  leggermente diversa, poich non hanno un lavoro contro il quale protestare in questo
modo. In ogni caso, tale atteggiamento si esprime anche negli scioperi selvaggi, nellaumento degli
scioperi selvaggi, e questa, dal mio punto di vista,  pi che una forma passeggera di rivolta. E si sta
diffondendo, nel senso che anche la burocrazia sindacale  palesemente sottoposta a una pressione
crescente, affinch vada al di l delle rivendicazioni salariali e al di l della rivendicazione di
cambiamenti nelle condizioni di lavoro.
In questa opposizione trova espressione la rivolta contro lintera gerarchia allinterno della
fabbrica. E' il rigetto di ogni coinvolgimento nel proprio lavoro, che si manifesta in modo molto chiaro
nellevidentissimo peggioramento della qualit delle merci da fabbricare.
Non so se tale tendenza sia operante anche in questo paese. Negli Stati Uniti  cos ovvia che
non c pi bisogno neanche di discuterne. Non so, per esempio, quanti siano negli stati Uniti gli operai
del settore automobilistico che penserebbero mai di acquistare unauto americana, dal momento che
sanno meglio di chiunque altro che cosa c che non va nelle automobili americane. E un'altra forma di
peggioramento della qualit che trovate praticamente in tutti i campi...me ne viene in mente proprio
una: se confrontate la qualit delle fibre artificiali di venti anni fa con quelle di oggi, potete constatare
il medesimo peggioramento della qualit. E dal mio punto di vista ci significa qualcosa di pi di uno
sviluppo transitorio. Indica il declino del principio di prestazione - il declino del principio di
prestazione o, se volete, della cosiddetta etica del lavoro, quale mezzo attraverso il quale il capitalismo
riproduce se stesso negli individui - la protesta contro letica del lavoro, in declino, che riproduce il
capitalismo negli individui stessi.
Ho sottolineato qui con voi, ripetutamente, laccento che vorrei porre su questo aspetto, per cui
oggi il sistema capitalistico riproduce se stesso non solo in forza del fatto bruto di imporsi alla gran
parte della popolazione come una ferrea necessit -necessit, naturalmente, solo nei termini del sistema
stesso - ma anche in quanto gli stessi individui, nei loro bisogni e nelle loro aspirazioni, riproducono il
sistema che li sfrutta e li schiavizza, accettando i valori operativi espressi dal sistema.
Voi conoscete il termine status symbol: il fatto che, per esempio, in assenza di terrore e di
costrizione esterna, gli individui sentano continuamente il bisogno di acquistare qualunque nuovo
oggetto o genere di lusso venga prodotto, poich il sistema li ha praticante resi dei beni necessari.
Questo indica fino a che punto la riproduzione del sistema da parte degli individui costituisca un
meccanismo assolutamente necessario alla preservazione e allespansione del sistema capitalistico.
Solo relativamente tardi la teoria marxista ha riconosciuto questa intera dimensione, che nelle
precedenti formulazioni della teoria era semplicemente messa ai margini come dimensione meramente
ideologica o psicologica, non appartenente alla struttura della societ. Bene, penso che abbiamo
imparato e abbiamo constatato che, col crescente management della mente e con lindottrinamento,
questo presunto processo esclusivamente ideologico si realizza su un piano del tutto materiale e pratico,
nel comportamento della gente, al lavoro e nel tempo libero.
E' contro la riproduzione del sistema da parte degli individui,  contro lintero sistema di valori
della societ capitalistica, contro la perpetuazione del lavoro alienato, che lopposizione, lopposizione
radicale tra la classe operaia esterna ai sindacati, avanza e sembra compiere dei progressi. Ripeto, ci
che  in gioco non  semplicemente un qualche disagio per le condizioni lavorative, per alcuni aspetti
del lavoro, sebbene questo disagio ne faccia evidentemente parte. In gioco non  solo lorganizzazione
del lavoro nelle fabbriche e negli uffici. In gioco non  solo la divisione sociale del lavoro, che assegna
a una classe sfruttata la produzione delle necessit della vita, la produzione materiale. Sempre pi  in
gioco non solo la gerarchia nelle fabbriche, ma anche - e qui vedo la differenza decisiva - il concetto
stesso di lavoro e la sua realizzazione. Sono il concetto stesso di lavoro, il concetto e la realizzazione
della produttivit, ad essere messi in discussione. E' lintero modo di vivere sotto il capitalismo che
viene messo ora in discussione, e viene messo in discussione allinterno della componente intellettuale
della classe operaia, nello stesso processo di produzione, sia tra i colletti blu sia tra i colletti bianchi.
Non vorrei che voi pensaste che ci significa che la disintegrazione della societ americana sia
dietro langolo. Non potr mai sottolineare abbastanza che abbiamo a che fare con una piccola
minoranza allinterno della classe operaia, una piccola minoranza anche nellambito del cosiddetto
lavoro altamente qualificato. Ma  del tutto possibile che questa piccola minoranza costituisca linizio
di un processo in grado di minacciare lintero sistema.
Si pone quindi la domanda: pu il sistema assorbire questa rivolta, e per quanto tempo pu
assorbirla? Mi sembra che, come spesso accade, la classe dominante conosca le minacce nei confronti
del sistema meglio di coloro che lo minacciano. E possiamo constatare come il capitalismo venga
riorganizzandosi in modo alquanto profondo, per affrontare questa futura minaccia.
[...] (Breve interruzione nelle considerazioni di Marcuse.)
Questa reazione, questa risposta a una futura minaccia assume principalmente due forme. In
primo luogo, e si tratta di una risposta del tutto tradizionale - il tentativo da parte del capitale di acuire e
ampliare la divisione allinterno della classe operaia, di ampliare la divisione allinterno della stessa
classe operaia.
Negli Stati Uniti, tra lavoratori bianchi e lavoratori neri, c sempre stata, per utilizzare un
eufemismo, competizione, e antagonismo. Esso viene sapientemente sfruttato, talvolta anche dagli
stessi sindacati.
Ci sono altri mezzi per aumentare la divisione del lavoro. La frammentazione del processo
lavorativo, per esempio,  uno di questi. E, in secondo luogo, forse il pi importante per il futuro: il
management stesso si sforza di conferire alloperaio quella che viene chiamata una maggiore
responsabilit delloperaio per il suo lavoro - conferire alloperaio maggiore responsabilit per il suo
lavoro. E' molto interessante e apparentemente paradossale. Mentre si intensifica la frammentazione del
processo lavorativo e si rafforza perci la gerarchia di fabbrica, si sta tentando al tempo stesso di
contrastare questa frammentazione conferendo alloperaio individuale o a un piccolo gruppo di operai
una maggiore responsabilit, alimentando un maggiore coinvolgimento personale, orgoglio, persino,
per il lavoro che essi devono svolgere. Per esempio, invece di dar loro solo parti infinitesimali di una
merce da produrre, si stanno formando pi ampie unit di produzione, in modo tale che una parte
sempre maggiore del prodotto finale sia effettivamente realizzata da uno o da un piccolo gruppo di
operai.
Per quanto ne so, ci  stato realizzato soprattutto nellindustria elettronica e attorno a Detroit.
Nella grande maggioranza dei casi ne  risultata una crescita nella produttivit del lavoro. Una crescita
della produttivit del lavoro che, naturalmente,  andata a vantaggio della stessa impresa capitalistica.
La domanda : si pu contenere questa tendenza nel quadro del sistema? Penso che si possa dire
che per lungo tempo a venire il capitalismo sar in grado di assorbire gli aumenti salariali, soprattutto
se neo-imperialismo e neo-colonialismo saranno ancor allopera. Sar, cio, in grado di equilibrare
inflazione e aumento dei prezzi da un lato, e aumento dei salari dallaltro, per quanto col tradizionale
divario tra salari reali e prezzi pi elevati.
E' possibile che nelle condizioni attuali le rivendicazioni dei lavoratori continuino ad essere
assorbite, soprattutto se si eviter ogni esplosione allinterno dellorbita capitalistica e nel terzo mondo.
La cosa cambia nella fase in cui le rivendicazioni riguardanti una completa riorganizzazione del
lavoro nelle fabbriche iniziano a mettere in discussione la gerarchia allinterno delle stesse fabbriche,
che  ancora in larga misura celata dietro il velo tecnologico. La struttura gerarchica del lavoro si
presenta come una necessit tecnica, come tecnicamente necessaria; in realt, per, che si tratti di una
necessit tecnica, o tecnologica, o se semplicemente non si faccia uso dei termini della tecnologia per
celare una gerarchia nettamente politica,  perlomeno problematico.
Ma, come ho detto, anche se la stessa gerarchia  messa in discussione, i problemi principali
rimangono. Si pu realmente dimostrare che questa opposizione tende realmente a una rivoluzione che
non solo la faccia finita col capitalismo, ma porti, forse, anche ad una nuova forma socialismo, ad un
socialismo sotto ogni aspetto qualitativamente differente e in discontinuit col capitalismo - alla
radicale trasformazione dei valori, di cui ho parlato? E ritengo che solo una netta riconversione della
produzione stessa costituirebbe in questo senso uno sviluppo rivoluzionario, Innanzitutto, naturalmente,
una riconversione totale della produzione volta ad abolire la povert e la penuria, dovunque esistano
tuttora nel mondo. In secondo luogo, una ricostruzione totale dellambiente e la creazione di uno spazio
e di un tempo per il lavoro creativo; spazio e tempo per il lavoro creativo invece del lavoro alienato
come occupazione delluomo a tempo pieno.
 sufficiente formulare gli obiettivi in questo modo, per comprenderne quali implicazioni vi
siano;  certo possibile - e forse necessario - che una rivoluzione, che sostituisca realmente il sistema
capitalistico con una vero sistema socialista, rechi con s un abbassamento del tenore di vita per la
popolazione privilegiata nei paesi della metropoli. Labolizione dello spreco, del lusso,
dellobsolescenza pianificata, di servizi e beni non necessari, di ogni genere, pu certo significare un
abbassamento del livello di vita. Un prezzo forse non troppo alto da pagare per la nascita di una libera
societ socialista.
Vorrei terminare cos.
(Fine della conferenza del 10 maggio 1974).
NOTE
* Nel Marcuse Archiv (HMA 496.01-07) sono state ritrovate le trascrizioni in lingua inglese di
sette conferenze di cui non  chiara la provenienza. Il Marcuse Archiv le ha catalogate come ciclo di
lezioni tenute allUniversit di Parigi VIII-Vincennes dal 10 aprile al 10 maggio 1974. La data sembra
plausibile; quanto al luogo non vi sono elementi per confermarlo, sebbene dal testo risulta chiaro che
Marcuse si rivolgeva ad un pubblico di lingua francese. Il testo della trascrizione presenta integrazioni
e modifiche successive operate da Marcuse, che danno il senso della volont di lavorare per una
pubblicazione. In una di queste lezioni si fa anche riferimento alla futura pubblicazione di un libro a
partire da queste lezioni, che per non  mai stato portato a compimento. Inedite, si pubblicano qui per
la prima volta con limitati interventi editoriali per rendere pi scorrevole la lettura. Le parentesi quadre
sono del curatore, mentre i punti di sospensione sono vuoti nella trascrizione.
1 Malcolm X, pseudonimo di Malcolm Little (1925-1965), attivista politico afro-americano.
Viene ucciso il 15 febbraio 1965 in un agguato a New York [N.d.C.].
2 George Corley Wallace (1919-1998), uomo politico americano, governatore dellAlabama in
diverse tornate e candidato indipendente alla presidenza degli Stati Uniti nel 1968. Il 15 maggio 1972,
durante un comizio elettorale nel Maryland viene colpito da cinque colpi di pistola, che lo lasciano
paralizzato [N.d.C.].
3 II riferimento  al Partito Comunista degli Stati Uniti dAmerica, fondato nel 1919, ma
soprattutto all Industriai Workers of the World, organizzazione sindacale protagonista delle principali
lotte operaie negli Stati Uniti prima del secondo conflitto mondiale. Pi in generale, cfr. P. Buhle,
Marxism in the Usa, London, Verso, 1987 [N.d.C.].
4 Cfr. H. Marcuse, Watergate: Quando legge e morale sono di troppo (1973), pubblicato nel
primo volume di questedizione critica, pp. 219-222 [N.d.C.].
5 II riferimento  a Richard Nixon, che si dimise dalla presidenza degli Stati Uniti il 9 agosto
1974 per gli effetti dello scandalo Watergate e di fronte allormai prossimo impeachment [N.d.C.].
6 Marcuse fa qui riferimento alle visiti di Nixon in Unione Sovietica e in Cina allindomani
della sua rielezione nel 1972, che annunciano un mutamento nelle relazioni politiche e commerciali tra
gli Stati Uniti e i due paesi comunisti. Marcuse ha discusso il significato di questi viaggi in Il destino
storico della democrazia borghese (1973), pubblicato nel primo volume di questedizione critica, pp.
191-217 [N.d.C.].
7 Segue dibattito con il pubblico non incluso nella trascrizione [N.d.C.].
8 John Kenneth Galbraith (1908-2006), economista canadese, naturalizzato americano. E' stato
consigliere economico dei presidenti Roosevelt, Kennedy e Clinton. Tra le sue opere: La societ
opulenta (1958), Milano, Ed. di Comunit, 1965 [N.d.C.].
9 Cfr. D. Bell, The Coming of Post-Industrial Society: A Venture in Social Forecasting, New
York .1973[N.d.C.].
10 In realt, Marcuse fa qui riferimento al concetto di desublimazione repressiva sviluppato in
Eros e civilt e L'uomo a una dimensione. Potrebbe trattarsi quindi un errore di trascrizione dalla
registrazione [N.d.C.].
11 Charles Wright Mills (1916-1962), sociologo americano. Numerose le sue opere sui ceti
dominanti negli Stati Uniti: The New Men of the Power (1948), Colletti bianchi (1951) e Le lite del
potere (1956) [N.d.C.].
12 II riferimento  a Jerome Bob Traxler (1931-), eletto nella tornata speciale per sostituire il
dimissionario James Harvey [N.d.C.].
13 Segue dibattito non trascritto [N.d.C.].
14 Franklyn Delano Roosevelt (1882-1945), trentaduesimo presidente degli Stati Uniti negli anni
della Grande Depressione e protagonista del New Deal [N.d.C.].
15 A fianco di questo paragrafo  presente un appunto di Marcuse che recita: Non va qui. Non
sviluppato [N.d.C.].
16 Anche in questo caso  presente la stessa annotazione di Marcuse: Non va qui. Non
sviluppato [N.d.C.].
17 Marcuse fa qui riferimento alla crisi energetica del 1973, provocata dal brusco aumento del
prezzo del greggio da parte dei paesi arabi del OPEC al tempo della guerra arabo-israeliana dello Yom
Kippur [N.d.C.].
18 S. Aronowitz, False Promises: The Shaping of American Working Class Consciousness, New
York, McGraw-Hill, 1973 [N.d.C.].
19 HEW, Work in America, Cambridge, MIT Press, 1973 [N.d.C.].
20 K. Marx, Il capitale, Libro terzo, Roma, Editori Riuniti, 19747, p. 457. La citazione
marcusiana modifica lievemente il testo di Marx, sostituendo work of supervision con labor
superintendents. Il passo marxiano recita quindi: La produzione capitalistica stessa ha fatto s che il
lavoro di direzione, completamente distinto dalla propriet di capitale, vada per conto suo (Ibidem)
[N.d.TJ.
21 Ivi, p. 358 [N.d.C.].
22 Questa citazione non  presente nel volume di Bell [N.d.C.].
23 Marcuse si riferisce qui evidentemente ai Grundrisse marxiani, da cui  tratto il passo che
segue (cfr. ivi, vol. I, p. 317) [N.d.C.].
PROTOSOCIALISMO E TARDOCAPITALISMO. VERSO UNA SINTESI TEORICA A
PARTIRE DALLANALISI DI BAHRO*
La rilevanza di Bahro per lanalisi del tardocapitalismo
Il testo che segue  incentrato sul complesso dei problemi sollevati dal libro di Bahro. Questi
rivestono un significato generale, che va al di l della sua analisi della Repubblica Democratica
Tedesca. Ci significa che i concetti elaborati da Bahro, i quali, in quel contesto - quello del
socialismo realmente esistente - non potevano essere ulteriormente sviluppati, possono rivelarsi
rilevanti anche per il tardocapitalismo. La seconda parte del presente saggio costituisce il mio
contributo allanalisi di quelle tendenze del tardocapitalismo che corrispondono alle tendenze del
protosocialismo individuate da Bahro. Il suo libro non costituisce solamente una critica del socialismo
realmente esistente, ma, al tempo stesso, unanalisi marxista della fase di transizione al socialismo
integrale. Si tratta del maggior contributo alla teoria e alla prassi del marxismo uscito negli ultimi
decenni.
Il rovesciamento del metodo in Bahro
Se lanalisi di Bahro pu riferirsi, in gran parte e mutatis mutandis, anche al tardocapitalismo, e
se, mutatis mutandis, lalternativa  valida per entrambi i sistemi sociali, ci non significa che in Bahro
prenda forma una sorta di teoria della convergenza. Piuttosto, egli individua quellunit di progresso e
distruzione, produttivit e repressione, soddisfazione e penuria, che si radica nella struttura di ciascuna
delle due societ - molto diverse luna dallaltra. Questa unit che, nelle sue differenti forme,  comune
a entrambe le societ - e il cui potenziale di stabilizzazione  stato fatalmente sottovalutato dal
marxismo - pu essere incrinata solo in un socialismo non ancora realmente esistente. Non ancora
realmente esistente: lutopia concreta (insieme col suo mostruoso negativo, costituito dalla societ data)
diviene, cos, il filo conduttore dellanalisi empirica, e questa mostra il superamento della stessa utopia
come possibilit reale gi esistente - come necessit. La cogente dimostrazione di tale possibilit  il
risultato di un rovesciamento del metodo: il socialismo si d come possibilit reale solo se  la sua
definizione estrema, integrale, utopica, a costituire il modello dellanalisi, e allora la base dellutopia
si mostra nellesistente. Non , infatti, labolizione della propriet privata dei mezzi di produzione che
determina, come tale, la differenza essenziale tra i due sistemi - per quanto essa rimanga il presupposto
irrinunciabile del socialismo - ma il modo in cui sono utilizzate le forze produttive materiali e
intellettuali:
lintera prospettiva storica, in cui era stato finora considerato lavvento del comunismo, doveva
essere rivista, e non solo in considerazione del fattore temporale. Leliminazione della propriet privata
dei mezzi di produzione e lemancipazione universale dellumanit non vanno infatti pi di pari passo:
unintera epoca le separa ormai1.
Bahro rompe, finalmente, con la distinzione di socialismo e comunismo, che si  risolta da
tempo in unideologia repressiva: il socialismo , sin dallinizio, comunismo - e viceversa. Lessenza e
la meta della societ socialista, ovvero lindividuo totale, lirruzione del regno della libert nel regno
della necessit, devono - e possono - diventare, gi qui e ora, il compito e la direttrice della politica e
della strategia comuniste.
Il rovesciamento del metodo costituisce realmente il ritorno del marxismo dallideologia alla
teoria - e alla prassi. Nellanalisi che Bahro opera dei rapporti di classe nella Rdt si compie il recupero
del concreto, liberato dallideologia. La rinuncia alla glossa, alla mera ripetizione allinfinito dei
concetti - per meglio dire, delle mere parole - del marxismo, attesta come lanalisi sia fondata sulla
realt sociale. Invece di continuare a riproporre tesi divenute da tempo obsolete, lanalisi di Bahro
sviluppa i concetti marxiani nel confronto con la mutata struttura della societ postcapitalistica della
Rdt - e del tardocapitalismo ! Ne deriva, essenzialmente, un avanzamento reale del materialismo
storico, che porta ad una ridefinizione del rapporto di base e sovrastruttura: al dislocamento del
baricentro della dinamica sociale dalloggettivit delleconomia politica alla soggettivit, alla
coscienza, quale forza materiale potenziale del mutamento radicale:
Esso [il genere umano, H.M.] deve proseguire la sua ascesa attraverso un viaggio interiore. Il
salto nel regno della libert  pensabile solo sullo sfondo di un riequilibrio tra genere umano e
ambiente, la cui dinamica si disloca in modo decisivo sul piano qualitativo e del soggetto2.
Bahro vede in questa svolta la motivazione, essenzialmente estetica, del socialismo,
orientata alla totalit e al rivolgimento dellattivit sullio3.
 il recupero dellelemento originariamente idealistico nel materialismo storico: la liberazione
dalleconomia, che il materialismo storico prospetta. Questo rimane intatto:  la stessa dinamica della
base, lorganizzazione della produttivit del lavoro, in continuo aumento, che fa dellopera della
soggettivit che viene emancipandosi il baricentro del mutamento.
Nel prosieguo dellanalisi di Bahro diviene chiaro in che misura la svolta verso la soggettivit
possa riferirsi anche al tardo-capitalismo. Pi ancora che nel socialismo realmente esistente,  nei paesi
capitalistici altamente sviluppati che la liberazione viene a dipendere dallespansione di una coscienza
che  radicata nel processo materiale di produzione e, al tempo stesso, lo trascende. Bahro la chiama
coscienza eccedente. E' la capacit psichica libera, non pi assorbita dalla lotta per i mezzi
dellesistenza4, che deve tradursi nella prassi. Il modo di produzione industriale, tecnico-scientifico,
nel quale il lavoro intellettuale diviene un fat-tore essenziale, fa nascere nei produttori - nelloperaio
complessivo - qualit, abilit, modalit di immaginazione, facolt di agire e di godere che nelle societ
capitalistiche e in quelle repressive non capitalistiche risultano soffocate o pervertite. Esse premono per
dispiegarsi in modo realmente umano, al di l di una realizzazione inumana.
Nella soggettivit della coscienza eccedente gli interessi compensatori e quelli emancipativi
sono costretti in ununit. I primi riguardano essenzialmente la sfera dei beni materiali: maggiori e
migliori capacit di consumo, carriera e concorrenza, profitto, status symbol, ecc. Essi - almeno per
il momento! - possono essere soddisfatti nel quadro del sistema esistente. Nella misura in cui
compensano la disumanizzazione, vengono in conflitto con gli interessi emancipativi. Nondimeno,
Bahro insiste sul fatto che gli interessi compensatori non possono essere semplicemente ridimensionati
e riconvertiti nellinteresse dellemancipazione: essi costituiscono una forma di aspirazione alla felicit
e di appagamento profondamente radicata nella psiche. Lesistente trova qui la sua legittimazione. La
rivoluzione non pu imporsi alle spalle della popolazione; il potere degli interessi compensatori e del
loro appagamento, daltra parte, reprime la realizzazione di quelli emancipativi. La rivoluzione
presuppone una rottura con questo potere - tale rottura, a sua volta, pu costituire solo il risultato di una
rivoluzione!
Questo  il circolo vizioso che ricorre, cos spesso e in forme cos diverse, nel libro di Bahro. E'
questo, oggi, il problema storico decisivo della teoria della rivoluzione. Tra loggi e il domani, tra la
mancanza di libert e la liberazione interviene non solo la rivoluzione, ma anche la trasformazione
radicale dei bisogni, la rottura con la coscienza subalterna, la catastrofe della soggettivit. La
contraddizione tra la sconvolgente produttivit, la ricchezza sociale e il suo uso ignobile e distruttivo
non porta a questa catastrofe con la necessit di una legge della storia - neanche sotto la guida di una
strategia marxista-leninista. Laumento della produttivit e labolizione della propriet privata dei
mezzi di produzione non devono condurre inevitabilmente al socialismo, n incrinano necessariamente
la catena del dominio e dellassoggettamento delluomo al lavoro. Bahro suggerisce come in Marx sia
presente una tendenza che implica una tale continuit: lidea di una produttivit sempre maggiore, di
una produzione sempre pi efficiente - e pi egalitaria.
Al culmine della civilt industriale, nessun'altra ragione impone lassoggettamento al lavoro, se
non la ragione della classe dominante, volta alla conservazione del proprio potere. Nel socialismo reale
si ricorre al ritardo nella competizione economica, tecnologica e militare col capitalismo, per
giustificare lassoggettamento. Una volta, per, che la nuova forma di dominio si  affermata, si fa
della necessit una virt, prolungando la prima fase allinfinito. La differenza qualitativa della
societ socialista viene meno, tanto pi rapidamente, quanto pi questo socialismo fa proprio il modello
di consumo dei paesi a capitalismo avanzato. Gli interessi compensatori ostacolano lemancipazione. Il
circolo vizioso sussiste in entrambe le societ. Come lo si pu incrinare?
Leconomia del tempo, la coscienza eccedente e il ruolo dellintellighenzia
La questione ci riporta al concetto di Bahro di coscienza eccedente, quale forza del
mutamento. Tale coscienza ha la sua base materiale nel modo di produzione scientifico, tecnologico,
nella sua intellettualizzazione. A questo livello, essa  incorporata - in modo non riflessivo - nei
gruppi intellettualizzati delloperaio complessivo. Oltre che in questi ultimi, la coscienza eccedente
si d, ammassata in forma inattiva, in tutte le fasce della popolazione dipendente. Lo si avverte: non c
pi bisogno di continuare a vivere come si vive oggi - unalternativa c. Tale sensazione diviene
certezza nei gruppi catalizzatori - la formulazione  mia - dellopposizione: nel movimento degli
studenti e in quello per la liberazione delle donne, nelle iniziative di cittadinanza, tra i concerned
scientists, ecc.
Dove la grande maggioranza della classe operaia  integrata nel sistema esistente, i rapporti di
classe tendono ad assumere una struttura elitaria, nella quale lintellighenzia, in quanto parte
delloperaio complessivo, gioca un ruolo di primo piano. Bahro sostiene la tesi provocatoria che sono i
settori intellettualizzati che, nel periodo di preparazione e di transizione, assumono un ruolo
decisivo5, di guida, nella ricostruzione della societ.
Lintellighenzia gioca un ruolo di primo piano per due ragioni: 1) oggi pi che mai il sapere 
potere. Le informazioni sui meccanismi tecnico-scientifici, economici e psicologici che riproducono la
societ industriale sviluppata, conferisce a quanti le posseggono la conoscenza delle possibilit
oggettive del mutamento. Certo, la sola conoscenza non basta per realizzare tali potenzialit, ma
lopera dellintellighenzia non  isolata. E' lo stesso processo di produzione che si intellettualizza,
sicch i settori intellettualizzati vi giocano un ruolo sempre maggiore. Nella Rdt essi sono parte
dellapparato che controlla i mezzi di produzione; al loro interno prende forma - secondo Bahro - una
significativa opposizione contro la dittatura della burocrazia del Politbro. 2) Per lintellighenzia, la
realizzazione dei suoi interessi compensatori non costituisce pi la preoccupazione quotidiana. Essa
condivide con i funzionari di partito ampi privilegi nella cultura materiale e intellettuale. Nei paesi
capitalistici questo vale in misura molto ridotta e per un circuito ristretto dellintellighenzia pi o meno
conformista. La maggior parte dei settori privi di tali privilegi possiede almeno il privilegio della
formazione culturale, che pu dischiudere lorizzonte, altrimenti serrato, di un sapere che trascenda
lesistente.
La creazione di uno spazio e di un tempo per il dispiegamento degli interessi emancipativi al di
l di una sfera materiale che oggi  determinante in tutto, costituisce il compito delleducazione e della
divisione del lavoro proprie del socialismo. Gi nel periodo di transizione, questo costituisce
essenzialmente un problema di economia del tempo. La nuova distribuzione e organizzazione del
lavoro mira ad uninversione del rapporto temporale tra il lavoro necessario e emancipativo,
nellinteresse dellindividuo totale. Nella misura in cui una simile redistribuzione del tempo
esigerebbe anche una riorganizzazione radicale del lavoro necessario, tale da coinvolgere lintera
societ - e Bahro ne fornisce delle indicazioni concrete -, la nuova economia del tempo segnerebbe la
comparsa del regno della libert nel regno della necessit. E, dispiegandosi in tutti i settori della
societ, essa porterebbe allabolizione della condizione di privilegio dellintellighenzia,
generalizzandola.
Dominio, Stato e anti-Stato
Bahro respinge come anarchismo e avventuristico radicalismo di sinistra ogni concezione che
pretenda di fare a meno di un partito comunista, della burocrazia e dello Stato. Egli definisce lo Stato
persino come educatore della societ nella sua modernizzazione tecnica e sociale6 - modernizzazione
nel senso della creazione di istituzioni emancipative. Un simile Stato sarebbe un educatore nella
forma di sistema educativo realmente universale, tale da abbracciare sia la cultura materiale, che quella
intellettuale, allo scopo di emancipare i bisogni dalle determinanti di classe della loro base psichica. La
carenza di iniziative di massa e lintegrazione della classe operaia nel sistema dominante dei bisogni
compensativi privano lidea dellestinzione dello Stato della sua base storico-empirica. Il socialismo
deve costruirsi il proprio anti-Stato e la propria amministrazione. Popolo e funzionari: ecco
linevitabile dicotomia di ogni societ protosocialista7. Solo di quella protosocialista? Sarebbe una
ricaduta nella teoria delle due fasi.
La concezione di Bahro sembra implicare che ancora nella societ socialista dispiegata,
luniversalit sar istituzionalizzata: lanti-Stato in quanto Stato. Questo  anti-Stato, nella misura in
cui promuove lulteriore sviluppo dei bisogni emancipativi e dilata lo spazio della spontaneit e
dellautonomia individuale;  Stato, in quanto organizza tale sviluppo nellinteresse dellintera societ -
con la definizione di priorit, la distribuzione del lavoro, leducazione, ecc. - e lo fa con unautorit
vincolante legittimata dal popolo. Si riproduce, nellanti-Stato, la dialettica di autonomia e dipendenza
dei bisogni: lo Stato socialista registra i bisogni propri degli individui, come essi si presentano nel
sistema dei bisogni predominante, e li supera in nuove forme emancipative, che a loro volta
divengono poi bisogni degli individui.
Bahro concepisce la gerarchia razionale, necessaria anche nel socialismo integrale, in contrasto
con lapparato di dominio costituito del socialismo realmente esistente. Egli prospetta una gerar-chia
istituita e controllata democraticamente, dalla base al vertice. Al vertice, tale gerarchia d vita ad un
potere duale, il partito comunista e una Lega dei comunisti indipendente dal partito, che recluta i
suoi membri, le intelligenze dalla coscienza pi avanzata, in tutti i settori della societ. La Lega
costituisce il cervello del tutto: un lite democratica, avente lultima parola nella discussione dei piani,
delleducazione, della redistribuzione del lavoro, ecc.
Linerzia e limpotenza delle masse, la loro dipendenza, che trova espressione, nei paesi
capitalistici, nella dicotomia classe dominante-popolo, e nel socialismo realmente esistente in quella
funzionari-popolo, portano il vertice, quasi inevitabilmente, ad autonomizzarsi. Bahro indaga tale
tendenza l dove essa ha dato luogo a un dominio compiutamente dispiegato: nella societ
protosocialista. Egli ritiene che si possa contrastare tale sviluppo con la costruzione graduale di una
sorta di organizzazione dei consigli - autogestioni, cooperative - le cui forme rudimentali si danno gi
allinterno dei sistemi esistenti. Bahro mostra in modo convincente che il concetto tradizionale di
democrazia dei consigli risulta troppo marcatamente orientato alla sfera della produzione materiale e
rimane espressione, perci, di interessi particolari. Nelle condizioni proprie del proto-socialismo - e,
aggiungo, del tardocapitalismo -, con lampliamento della classe operaia, allinterno della quale
lintellighenzia diviene un fattore decisivo del processo di produzione, la democrazia dei consigli
potrebbe estendere i suoi confini. Un numero relativamente piccolo di scienziati, tecnici, ingegneri,
persino di operatori della comunicazione potrebbe, se organizzato, mettere in discussione la
riproduzione del sistema e forse arrestarla. Ma la situazione non  cos. Proprio la loro integrazione
nel processo di produzione ne ostacola la radicalizzazione, per tacere delle loro retribuzioni
privilegiate. Nondimeno, la situazione sociale attribuisce a questi gruppi un ruolo di primo piano nella
rivoluzione.
Durante le fasi di preparazione e di transizione, la rivoluzione richiede una direzione anche in
grado di neutralizzare gli interessi compensativi delle masse. Anchessa assume la necessit della
repressione, della repressione della coscienza subalterna, della spontaneit irriflessa, dellegoismo
borghese e piccolo-borghese.
Palesemente, in questo punto centrale, lanalisi di Bahro ricade sulle posizioni, ostracizzate
tanto dal marxismo che dal liberalismo, di Platone - una dittatura educativa esercitata dalle intelligenze
migliori - e di Rousseau - gli uomini devono essere costretti a essere liberi. In effetti, la funzione
educatrice dello Stato socialista  inconcepibile in assenza di unautorit riconosciuta; in Bahro, questa
 costituita da un'lite intellettuale. Per quanto Bahro insista nel sostenere che sia la Lega, sia la
direzione del partito provengono da tutte le fasce sociali, e rimangono responsabili nei confronti del
popolo a tutti i livelli, lo scandalo rimane, e va retto.
La questione del soggetto della rivoluzione
Proprio qui, dove la formulazione del socialismo operata da Bahro si espone facilmente alla
denigrazione e al ridicolo, emerge con evidenza tutta la radicalit del suo approccio - e la sua fedelt
alla teoria di Marx. Qui, sul piano dello sviluppo storico reale, trova una risposta la questione del
soggetto della rivoluzione, che lintegrazione della classe operaia ha posto allordine del giorno. Cos,
il feticismo della classe operaia, intesa come quella classe che, in forza della sua posizione
ontologica,  predestinata dalla logica ferrea dello sviluppo economico-politico a divenire il soggetto
della rivoluzione - la sancita unit di logica e storia, secondo la quale ci che appare perfetto
logicamente deve realizzarsi anche storicamente8 -, un simile feticismo  superato. E non con
unenunciazione, ma in forza dello stesso decorso storico.  una semplice ed evidente realt che il
proletariato non pu essere la classe dominante9. Nei paesi capitalistici, la classe operaia costituisce
una base troppo ridotta... per trasformare la societ (non  forse vero che gli interessi degli operai
giocano sempre pi di spesso persino un ruolo essenzialmente conservatore?)10. La svolta radicale in
direzione degli interessi emancipativi si colloca al di l della coscienza subalterna, e si compie in un
processo di liberazione interiore, che  la premessa di quella esterna. Nelle condizioni sociali della
classe - lavoro estraniato full time, esclusione dal privilegio della formazione culturale, disoccupazione
-solo una minoranza pu riuscire in una simile rottura.
Nessuna classe particolare pu costituire il soggetto dellemancipazione universale divenuta
possibile nella fase attuale della storia. Lidentit del proletariato con linteresse generale  superata -
ammesso che ci sia mai stata. Il problema dellemancipazione universale non riguarda pi la sfera della
sicurezza dellesistenza materiale, che ne rimane comunque un presupposto irrinunciabile. La
questione  piuttosto: quale esistenza? Ne va della conciliazione di uomo e natura, del lavoro non
alienato in quanto attivit creativa, della creazione di relazioni umane libere dalla lotta per lesistenza;
ne va della dissoluzione della falsa unit di aggressione e distruzione. Si tratta di
appropriarsi delle forze essenziali umane oggettivate negli altri individui, negli oggetti, nei
comportamenti, nelle relazioni, di trasformarle in soggettivit, in un possesso [...] dellindividualit
spirituale e etica, la quale a sua volta tende a una realizzazione produttiva11.
Questo  marxismo ortodosso: lindividuo universale come meta del socialismo. Il
rovesciamento metodologico di Bahro traspone la meta finale al principio. In modo conseguente, egli
concepisce la rivoluzione come rivoluzione culturale, intesa in unaccezione del tutto differente da
quella maoista, in riferimento alla soggettivit, e alla sua aspirazione alla felicit possibile. Gi i primi
passi delledificazione del socialismo dovrebbero essere volti a liberare gli uomini dalla dinamica
economica estensiva. Le misure essenziali in questa direzione sono: la partecipazione generale al
lavoro semplice, la riduzione, allinterno dellorario del lavoro necessario, del tempo di lavoro
psicologicamente improduttivo, una definizione dei bisogni che li differenzi solo in base allet, al
sesso e al talento12. Trova espressione qui nuovamente lidealismo libertario, che indica il telos del
materialismo storico.
Si tratta di indurre la sovrapproduzione di coscienza, per rimettere lintero accadere della
storia sulla testa, e fare delle idee una potenza materiale decisiva. La situazione precipita verso un
rivolgimento ancora pi profondo dellabituale passaggio da una formazione allaltra, nellambito di
ununica e medesima civilt. Ci attende e, in realt, ha gi avuto inizio, una rivoluzione culturale nel
senso pi proprio della parola: un rovesciamento della totalit delle forme della vita soggettiva delle
masse13.
Bahro respinge in modo univoco largomento semplicistico, per cui un paese, costretto a una
concorrenza pi o meno ostile con i paesi capitalistici, economicamente e militarmente pi forti, non
possa ancora consentirsi ledificazione del socialismo integrale. Tale sarebbe oggi la condizione del
socialismo realmente esistente di fronte al capitalismo occidentale. Bahro risponde formulando
unipotesi generalmente rimossa eppure lampante: potrebbe accadere il contrario, la costruzione di una
libera societ socialista potrebbe esercitare sui paesi dellOccidente un impulso alla trasformazione14.
Lanalisi di Bahro implica la tesi provocatoria per cui la strategia socialista, prima e dopo la
rivoluzione, rimarrebbe essenzialmente la stessa. La rivoluzione culturale costituisce una
trasformazione totale, ma, gi da prima della rivoluzione, la coscienza e il comportamento del suo
soggetto collettivo sono orientati alla meta finale. E' ci che accade, in forme di maggiore o minore
isolamento rispetto allintera societ, e quindi precarie e spesso inautentiche, nella prassi dei gruppi
catalizzatori, in tutte le fasce della popolazione. Il loro lavoro consiste in una chiarificazione
demistificante, nella teoria e nella pratica. Anche qui laccento  sulla trasformazione della soggettivit.
La priorit dello sviluppo onnilaterale degli uomini e laumento delle loro possibilit positive di
essere felici15 costituiscono la meta che determina gi i primi stadi dellemancipazione soggettiva. Il
viaggio interiore non si risolve, allora, nellevasione, nella privatizzazione della politica, in un
viziato gingillarsi con l'Io, ma nella politicizzazione della coscienza eccedente e dellimmaginazione:
Nella misura in cui il viaggio interiore, linteriorizzazione dellesistenza individuale include
una componente di astrazione emozionale da tutti gli oggetti, il suo contenuto essenziale  e rimane
naturalmente quel superamento dellalienazione, quella metamorfosi della civilt creata dal genere, che
Hegel aveva compreso come il grande lavoro dello spirito soggettivo16.
Leducazione politica richiede un radicale slancio psichico, una elevazione emozionale,
che muove in particolare la gran parte dei giovani immediatamente sul piano dellideale
politico-flosofico17.
La rivoluzione della soggettivit costituisce una rivoluzione dei bisogni, che Bahro concepisce
come presupposto dellemancipazione universale. La direzione principale di tale rivoluzione dei
bisogni  indicata in modo chiaro: da unappropriazione dei mezzi di sussistenza e di godimento
caratterizzata principalmente dal consumo, alla appropriazione della cultura, nel senso, cio, della
continua eliminazione degli incentivi materiali18. Il dominio degli interessi compensativi, che
riproducono sempre di nuovo lo stimolo materiale, deve essere incrinato: non con una politica della
riduzione dei consumi, ma attraverso una reale equiparazione nella distribuzione dei beni di consumo
che determinano il livello di vita. Nelle chiacchiere sullinsaziabilit dei bisogni umani Bahro vede
solo una reazione ai rapporti attualmente esistenti.
La conciliazione della cultura materiale e di quella intellettuale, allinterno della cultura
materiale, richiede l' abolizione del principio di prestazione sul piano della distribuzione del reddito, e
la sua realizzazione in relazione allo sviluppo di un lavoro creativo e di un godimento non alienati. La
riduzione dellorario di lavoro necessario e del carico del lavoro alienato rende possibile tale
capovolgimento e colma, anche, la frattura tra soggettivit e oggettivit, con lapertura di uno spazio
di libert per lautorealizzazione e la crescita della personalit anche nel regno della necessit e con
lintegrazione, in tale spazio, della natura19.
Bahro ridicolizza il timore della nuova (e della vecchia) sinistra di fronte alla reintroduzione nel
marxismo di concetti borghesi, o addirittura piccolo-borghesi, quali personalit, spirito, interiorit;
proprio nel marxismo, peraltro, questi vanno incontro al loro autentico superamento dialettico. Egli non
si preoccupa di ribattere a quanti lo accusano di operare deviazioni idealistiche ecc. E non ricorre a tali
concetti per salvare, ancora una volta, lumanesimo del giovane Marx, ma per dispiegare il contenuto
trascendente delle categorie delleconomia politica. Sfruttamento, plusvalore, profitto, lavoro astratto
non sono solo categorie della inumanit che hanno acquistato nel capitalismo un carattere oggettivo; ne
esprimono, anche, la negazione, alla luce del socialismo divenuto oggettivamente possibile. La sua
realizzazione, bloccata nellambito del capitalismo,  il compito della rivoluzione culturale.
La rivoluzione culturale comprende anche la dimensione etica e estetica. Sulletica delle
relazioni personali Bahro offre solo brevi spunti: si tratta di pervenire alla maggior consonanza
possibile di Eros, educazione e matrimonio20. La motivazione estetica  allopera nel dislocamento
delle priorit dallo sfruttamento della natura che ha luogo nella produzione, allintegrazione della
produzione stessa nel ciclo naturale, dalla riproduzione allargata a quella semplice, dallaumento della
produttivit del lavoro alla cura delle condizioni e della cultura del lavoro21.
E' la produzione in accordo con le leggi della bellezza (Marx). Il suo presupposto  costituito
da una scienza e una tecnica a misura della natura e delluomo.
E' arrivato il momento di porre la questione decisiva: posto che la fondazione teorica del
socialismo che Bahro opera regga concettualmente e empiricamente, come si pu concepire la
transizione a partire dallesistente? Condizione essenziale rimane la rivoluzione. Oggi pi che mai 
valida la tesi che  necessaria una rivoluzione, per ottenere delle riforme. Per i paesi del socialismo
realmente esistente, nei quali la propriet privata dei mezzi di produzione  abolita, la caduta della
dittatura della burocrazia del politburo costituirebbe gi la prima rivoluzione. Bahro ritiene che
lopposizione allinterno della burocrazia sia sufficientemente ampia, perch tale caduta costituisca una
possibilit reale. Qual , per, la situazione nei paesi capitalistici, se essi gi da tempo sono riconosciuti
oggettivamente maturi per la rivoluzione? Tanto la domanda che la risposta vanno al di l del quadro
danalisi di Bahro, la quale offre, per alcune importanti indicazioni.
Una sintesi della critica del modello marxista-leninista di rivoluzione
Ai nostri giorni  evidente la misura in cui il modello marxista-leninista di rivoluzione 
divenuto storicamente obsoleto. Due le ragioni principali: 1) nei paesi nei quali la classe dominante
(dispone di forti organizzazioni militari e paramilitari, dotate delle armi pi moderne, e pu contare
sulla loro lealt, la rivolta armata e la presa del potere da parte di masse rivoluzionarie rimane al di
fuori del campo della possibilit reale. E' il caso dei paesi pi altamente sviluppati. 2) Con la sua
mostruosa produttivit, il tardocapitalismo ha creato unampia base materiale per lintegrazione dei
diversi interessi presenti nella popolazione dipendente. In riferimento a questi paesi, il concetto di
masse rivoluzionarie risulta problematico. Ci non significa che la classe operaia - con lampliamento
delle sue fila - sia conciliata col sistema. La cooperazione e il confronto economico possono
assumere un carattere propriamente politico, senza che il sistema stesso sia trasceso in direzione del
socialismo. C, piuttosto, la tendenza a un nuovo populismo:  unopposizione popolare piuttosto che
di classe; linsurrezione armata  al di fuori del suo orizzonte, e ancor pi lo  la presa del potere.
Contributo a unanalisi del tardo capitalismo e a una nuova concezione della rivoluzione
Classe operaia, intellettuali operaio complessivo e popolo
 possibile ricavare dalle tendenze attuali dei rapporti di classe un altro modello di rivoluzione?
La costruzione di un simile modello esige la revisione del concetto marxiano tradizionale di
classe e, a partire da questa, la rielaborazione di un concetto adeguato al tardo capitalismo. Ci vale
particolarmente per il concetto di classe operaia. E' sufficiente richiamare dei dati di fatto ben noti:
1) La classe operaia non si identifica col proletariato. Ancora nel corso del XX secolo, la
classe operaia  il proletariato, secondo la sua denominazione ortodossa ufficiale allinterno del
marxismo. Dal concetto marxiano, per, non possono essere eliminate la miseria, la deprivazione dei
diritti, la negazione della societ borghese, in forza della quale il proletariato non costituisce una classe
di questa societ. Per lodierna classe operaia non  pi cos.
2) Nel capitalismo dispiegato, il proletariato costituisce, secondo Marx, la gran parte della
popolazione. La categoria che pi si avvicina al proletariato, quella degli operai, degli occupati nel
processo materiale di produzione, non comprende pi la maggioranza22.
3)La limitazione del concetto di classe operaia ai lavoratori produttivi, cio ai lavoratori che
producono plusvalore,  insostenibile. La creazione e la realizzazione del plusvalore non sono due
processi separati, ma due fasi e stadi del medesimo processo complessivo: laccumulazione del
capitale.
4) Nel tardocapitalismo la separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale si riduce, in
forza dellintellettualizzazione dello stesso processo lavorativo e del numero crescente degli
intellettuali in esso impegnati. I colletti bianchi, gli impiegati, anche gli improduttivi, il cui reddito
 spesso inferiore a quello dei colletti blu, sono parte della classe operaia, nella misura in cui sono
esclusi dal potere decisionale sui mezzi di produzione. Appartengono alla classe operaia, per, anche
gli impiegati ben pagati operanti nel processo di distribuzione e amministrazione, in quanto sono
separati dai mezzi di produzione e vendono la loro forza-lavoro al capitale o alle sue istituzioni. Questa
classe operaia allargata comprende la gran parte della popolazione.
5) Che ne  della coscienza di classe? La classe operaia (allargata)  in s divisa in una
pluralit di strati, con interessi molto diversi e in parte opposti. Si tende a una prevalenza degli interessi
compensativi, che cercano la loro soddisfazione nella partecipazione, attiva o passiva, al sistema.
Predomina la coscienza piccolo-borghese, piuttosto che quella radicale.
In effetti, il capitalismo ha dilatato il lavoro necessario alla sua riproduzione, con la crescita
della fascia dei ceti medi, compresa tra lesigua classe realmente dominante e gli operai dellindustria.
La societ si riproduce attraverso la creazione di sempre nuovo lavoro, un lavoro sempre pi
improduttivo, e la sua estensione tra la popolazione. La contraddizione fondamentale tra capitale e
lavoro continua a esistere in tutta la sua asprezza, ma, in questo periodo, diviene totale: quasi lintera
popolazione dipendente costituisce il lavoro in opposizione al capitale. Con ci, anche il concetto
marxiano della rivoluzione socialista come rovesciamento posto in essere dalla gran parte della
popolazione recupererebbe la sua validit.
Tale dicotomia caratterizza la societ tardocapitalistica, riprodotta dall 'operaio complessivo
e controllata da una piccola cricca. Loperaio complessivo viene a coincidere col popolo, costituito
dagli strati dipendenti della popolazione. Allinterno di questa unit dominano le contraddizioni. Non
c una coscienza di popolo, che corrisponda alla coscienza di classe. I diversi interessi compensativi
comprendono lintero spettro della cultura materiale e intellettuale, dal radicalismo, al conservatorismo
e al fascismo, dalla volont di prestazione al desiderio dellabolizione del lavoro. E' lintegrazione
democratica che consente una tale differenziazione nellunit della condizione di dipendenza. Pu
emergere, qui, linteresse allemancipazione universale?
Con tutta probabilit la riproduzione sociale al livello abituale di consumo si far sempre pi
difficile. Lo stesso tardocapitalismo produce la saturazione del mercato e difficolt crescenti di
accumulazione. Il sistema diventer maggiormente repressivo, e in modo sempre pi esplosivo imporr
alla coscienza la contraddizione tra il modo di produzione capitalistico e le possibilit reali della
liberazione.
Coscienza di classe e soggettivit ribelle
A quale coscienza si fa riferimento? Non a quella di una classe particolare - nel
tardocapitalismo il proletariato industriale  una classe particolare, allinterno della totalit complessiva
del popolo -, ma alla coscienza degli individui di tutte le fasce sociali. Come lemancipazione
universale  diretta, conformemente al suo telos, alla liberazione solidale dellindividuo in quanto
individuo, cos anche la sua preparazione si radica negli individui: individui di tutte le fasce sociali,
che, malgrado ogni differenza, si costituiscono in ununit potenziale, sulla base del comune interesse.
Essi sono il soggetto potenziale di una prassi di opposizione, per il momento ancora concentrata e
confinata in gruppi e movimenti spesso privi di organizzazione. E' in questi gruppi e in questi
movimenti che esiste lintellettuale collettivo.
Bahro definisce lintellettuale collettivo primariamente nei termini dellalterit di una coscienza
e di una struttura pulsionale che si ribellano allassoggettamento e alimentano la prassi del rifiuto. E'
una definizione tuttaltro che accademica, ma lontana dalle solite ridicolizzazioni a buon mercato sui
socialisti da scrivania, sulle teste duovo, ecc., buone da sempre a diffamare lutopia concreta e
sacrificare lidea della rivoluzione allesistente.
Lopposizione dell'intellettuale collettivo, diffusa e pressoch priva di organizzazione, non ha
base di massa: la denuncia di elitarismo e di volontarismo ha gioco sin troppo facile. Essa  espressione
di un feticismo delle masse ed  in contraddizione diretta con la storia dei movimenti rivoluzionari
allinterno del capitalismo, che hanno acquisito la loro base di massa solo nel corso della rivoluzione.
La base sulla quale liniziativa delle masse pu diventare una forza determinante dellemancipazione
socialista emerge in forza di una politica dellanti-Stato, che, sin da principio, impone misure volte a
privare la mentalit tradizionale e le sue ricadute delle loro fondamenta nella societ, prima di tutto - ne
ho gi fatto menzione - attraverso una riorganizzazione radicale del lavoro - con labolizione
dellorganizzazione gerarchica - e una nuova economia del tempo. Ci implica, per, se il principio
di autodeterminazione deve conservarla sua centralit, il superamento della centralizzazione che,
tuttavia, di nuovo, con listituzione del piano, rappresenta e afferma linteresse generale. Tale
centralizzazione costituisce il nucleo della dittatura socialista, che tiene insieme, forzatamente, la
repressione necessaria e quella addizionale.
Lintellighenzia pu svolgere la sua funzione preparatoria solo preservando la propria coscienza
eccedente, nella quale lesistente  concretamente trasceso. Il suo potenziale pre-rivoluzionario e il suo
atteggiamento ambivalente, spesso contraddittorio, nei confronti delle masse, sono fondati nella
struttura della societ. Il privilegio della formazione culturale, conseguenza della separazione del
lavoro intellettuale da quello manuale, tiene lintellighenzia distante dalle masse. Essa ha per anche la
possibilit di pensare liberamente, di imparare, di comprendere i dati di fatto nel loro contesto storico -
di trasmettere tale sapere. E' una possibilit da strappare nella lotta contro il sistema formativo
istituzionalizzato - e sul suo terreno! Godere del privilegio della formazione costituisce oggi una
questione non solo di reddito, ma anche di tempo, di cui le masse sfruttate full time non possono
disporre. La democratizzazione del sistema formativo deve pertanto andare di pari passo con una
riduzione della giornata lavorativa. La democratizzazione non implica una popolarizzazione
dellapprendimento e del sapere. Questa ha sempre portato alla liquidazione dei contenuti di
trascendenza del pensiero, allindebolimento della coscienza eccedente e degli interessi emancipativi,
ed  sempre stata funzionale alla riproduzione dellesistente. Si tratta, piuttosto, di portare gli esseri
umani, ingabbiati come sono nella loro societ, nella condizione di appropriarsi di un sapere e di
unimmaginazione non mutilati - ci che, a sua volta, presuppone che la rivoluzione sia gi avvenuta.
Il sapere e la sua comunicazione si sviluppano allinterno di un orizzonte di rapporti sociali che
concorrono a determinare la direzione della ricerca. Scienza teorica e scienza applicata costituiscono
due fasi del medesimo processo; nel tardocapitalismo, la differenza tra le due si riduce, in forza della
crescente centralit del lavoro intellettuale nel processo materiale di produzione. Conseguentemente, il
privilegio della formazione viene, di necessit, esteso, attraverso la general education. Di pari passo
con questa democratizzazione, per, declina la forza emancipativa del sapere. Gran parte delle
realizzazioni tecnico-scientifiche vanno a tutto vantaggio dellaggressione e della distruzione, o sono
funzionali, come gli apparecchi per i giochi o lo sport, agli interessi compensativi della popolazione
dipendente, al loro appagamento e al rafforzamento della coscienza subalterna.
Struttura pulsionale e rivoluzione
In forza di tale unit di progresso e repressione risulta pi facile gestire le contraddizioni
economico-politiche allinterno della struttura globale del tardo capitalismo. Per quanto tempo ancora?
Non c risposta razionale a una simile domanda: la teoria  altro dalla profezia. Poich, per, i fatti
lasciano cogliere delle tendenze, rimane vero che il capitalismo produce i suoi becchini. Questi non si
identificano col proletariato, ma con loperaio complessivo e la sua coscienza soffocata - la soggettivit
ribelle. Lo stesso processo capitalistico crea non solo le condizioni oggettive del suo superamento
(disoccupazione strutturale, saturazione del mercato, inflazione, conflitti infracapitalistici, concorrenza
col comunismo), ma anche quelle soggettive. La coscienza eccedente  solo una parte della
soggettivit: il suo interesse emancipativo arriva alla comprensione di ci che accade e di ci che deve
accadere, mentre la prevalenza degli interessi compensativi impedisce la traduzione della coscienza
nella prassi. Nella componente soggettiva della rivoluzione sono in gioco non solo la coscienza e
lazione guidata dalla conoscenza, ma anche le emozioni, la struttura pulsionale. E questo su entrambi i
piani del mutamento: a) la critica radicale dellesistente e b) lanticipazione della libert nella sua
positivit concreta, la presenza della meta finale nella vita qui e ora.
La maturit storico-sociale delle condizioni soggettive comprende non solo la coscienza
politica, ma anche il bisogno vitale, esistenziale, della rivoluzione, radicato nella struttura pulsionale
degli individui - non solo la volont di sopravvivenza e di progresso, ma anche la cessazione della lotta
per esistenza, della schiavit della produzione, del processo dello scambio infinito, la volont, cio, di
una libert felice e dellautodeterminazione.
Dire che qualcosa  ancorata nella struttura pulsionale significa (assumendo che la teoria
freudiana sia vera) che nella societ classista la rivoluzione  investita dallimpulso erotico alla
liberazione da una repressione addizionale socialmente condizionata, alla soddisfazione e
allintensificazione delle pulsioni di vita -oggi la repressione civilizzatrice primaria, ad esempio il tab
dellincesto, ligiene e alcune forme di relazioni sociali non costituiscono pi in ostacolo
allemancipazione. Le rivendicazioni essenziali della rivoluzione, quali labolizione del lavoro alienato,
uguali possibilit di autodeterminazione, la pacificazione della natura, la solidariet, hanno, cos, nella
soggettivit, una base erotica -come il fascismo ha la propria nel carattere distruttivo. La societ e la
liberazione in quanto processo storico-sociale coinvolgono lo stesso Eros - a differenza di quanto
avviene con la sessualit e la soddisfazione sessuale, che pu consumarsi anche nellambito della
societ di classe. Il dispiegamento delle pulsioni di vita, lEros, ha bisogno del mutamento sociale,
della rivoluzione; la rivoluzione ha bisogno di una base pulsionale.
Il mutamento della societ non riguarda solo la natura umana, ma anche la natura esterna. La
natura di cui il capitale si  appropriato pu rivelarsi come un limite insormontabile del sistema. Di
sicuro essa  sottomessa, in modo molto efficiente, agli interessi del capitale; ne rimane, per, un resto
non assoggettato, che pu diventare decisivo per lulteriore sviluppo.
I limiti naturali del capitalismo vengono alla luce nei movimenti di protesta; qui la natura
diviene una forza potenziale della trasformazione della societ, concreto contraltare al suo
ingabbiamento nel processo capitalistico di produzione. Non solo nel senso che, organizzandone la
difesa, si minacciano i profitti della grande industria e gli interessi dei militari. Nella ribellione contro
lenergia atomica e contro lavvelenamento generale del mondo vitale la lotta per la natura  al tempo
stesso lotta contro la societ esistente, e la protezione della natura costituisce al tempo stesso una sfida
al capitale.
Al di l di ci, il movimento ecologista ha per anche delle radici psicologiche. La natura di cui
si fa esperienza come dimensione della felicit, della realizzazione, dellappagamento,  lambiente
dellEros - lantitesi al principio di prestazione applicato alla natura. Tale antitesi, in modo per lo pi
inarticolato e persino rimosso, vive anche nel movimento delle donne. Il principio di prestazione
costituisce la forma storicamente sviluppata del dominio patriarcale. Certo, anche la societ socialista
avr il suo principio di prestazione - la negazione di quello esistente. Esso verrebbe a definire proprio la
dimensione della vita sociale che nel capitalismo  svalutata o soffocata: la competizione nel
dispiegamento e nel godimento delle facolt creative individuali, e la creazione delle condizioni per
lutilizzo delle conquiste tecnicoscientifiche del capitalismo nellinteresse generale, invece che
nellinteresse particolare del capitale. Nel capitalismo, il superamento del principio di prestazione
appare solo in una forma falsa, incarnata, per contrasto, nellimmagine ideale, stilizzata, della natura
della donna (ricettivit, sensibilit, capacit emozionale, prossimit alla natura, ecc.). Si rivela qui la
dimensione bio-psicologica del movimento delle donne. Nella lotta delle donne per una reale
uguaglianza e parit, per lemancipazione universale in tutti i campi della cultura, si cela la ribellione
della natura ridotta a oggetto.
Il movimento antiautoritario, quello ecologista, e il movimento delle donne sono, in tal modo,
intimamente connessi: sono la manifestazione (ancora pressoch priva di organizzazione, diffusa) di
una struttura pulsionale che, nella misura in cui mette in discussione il dominio del principio di
prestazione e della produttivit alienata, costituisce il principio di una metamorfosi della coscienza23.
Questa opposizione mobilita cos le forze della rivoluzione in una dimensione che il marxismo - e non
solo - ha trascurato, e che pu arrestare il progresso del capitalismo nella fase tarda del suo sviluppo: la
natura ribelle, umana e esterna.
Il ritorno alla natura come elemento della prassi politica distingue in modo essenziale tali
movimenti dai movimenti di evasione presenti nella nuova sinistra, nei quali la natura, assolutizzata, 
elevata a principio di unesistenza non alienata, autentica. Questi invocano la natura (interna e esterna)
contro lintelletto, limmediatezza contro la riflessione. Coltivano proprio quella dicotomia che il
processo di liberazione deve superare. Il culto dellimmediatezza  reazionario:  la regressione dalla
natura come forza della dinamica sociale (come soggetto-oggetto) alla natura come pura soggettivit,
che gi in quanto tale rappresenta il vero e il buono di contro alla societ falsa e malvagia. Nella pura
immediatezza, per, il falso e cattivo non  superato,  solo rimosso o dislocato sugli altri.
Le Thesen zum Verhltnis von Alternativ- und Fluchtbewegung criticano lambivalenza che
pervade tale movimento:
Da tempo ormai principio dellazione politica non  pi la corretta analisi teorica, e in
particolare lanalisi critico-economica, ma lesperienza soggettiva dellindividuo. Le ragioni per cui
attivarsi le si cerca nellesperienza, quanto pi piacevole, del proprio corpo. Tuttavia, quello che, in una
fase determinata, ha rappresentato un momento, di grande importanza, di politicizzazione o di critica
allortodossia e al dogmatismo, si  adesso sovente rovesciato in un problematico culto dei bisogni.
Lesperienza, che  diventata inaccessibile allanalisi teorica e respinge ogni irritante momento
riflessivo, si  ridotta alla quota media di eccitazioni emotive. Ha perso, con ci, la sua indocilit, per
lasciarsi ampiamente integrare. Cos assolutizzata, lesperienza si  trasformata da medium
dellautonomia in un medium di integrazione e di adattamento24.
La tesi, secondo cui il dominio e lo sfruttamento capitalistico della natura coincidono col
dominio e lo sfruttamento delluomo, pu pervenire adesso a una formulazione pi concreta. Il
progresso del capitalismo si identifica con la trasformazione della natura secondo il principio
dellaumento della produttivit e della profittabilit. La natura diviene mera oggettivit: un universo di
cose e relazioni tra cose, il cui telos  quello di servire nel processo di produzione e riproduzione (la
natura come ricreazione amministrata). Ci esige la repressione della natura che resiste al principio di
prestazione. Poich la natura interna e quella esterna costituiscono una totalit (storica), il principio di
prestazione opera contro la tendenza dellEros a dispiegarsi nel mondo vitale, contro la liberazione
dallonnipotenza del lavoro alienato. Da qui la crescente interiorizzazione della repressione, che la
societ impone agli uomini. La natura deve essere distrutta, assimilata alla societ distruttiva. N deve,
la natura non ancora distrutta (per quanto esposta alla propria distruzione), dischiudere il mondo vitale
di una controcultura, nella quale la felicit degli individui trovi la sua realizzazione in contrapposizione
alla soddisfazione offerta dalla societ. Quanto pi, per, le possibilit della liberazione dal principio di
prestazione dischiuse dal capitalismo risultano evidenti, e quanto pi la riproduzione allargata spinge
avanti la distruzione della natura, tanto pi urgente si fa liperattivazione dellenergia distruttiva. La
mescolanza delle due pulsioni primarie diviene pi densa: lo stesso Eros sembra caricarsi di
unaggressivit che spesso si volge contro il proprio corpo (musica rock e punk, brutalit nello sport,
droghe, ecc.).
Nel momento in cui lopposizione si radica in una struttura pulsionale emancipativa, deve farsi
possibile il mutamento qualitativo, la totalit della rivoluzione. Daltra parte, lo sviluppo di una
struttura pulsionale emancipativa  immaginabile solo in quanto processo sociale, ed  proprio
questultimo a produrre e riprodurre la struttura pulsionale repressiva, che interiorizza il capitalismo. Di
nuovo il circolo vizioso! Come pu una struttura pulsionale emancipativa emergere allinterno di una
societ repressiva, e contro di essa, in una societ nella quale i dominatori (diversamente dai loro
oppositori!) hanno da lungo tempo imparato a mobilitare la psiche?
Solo l'esperienza individuale, il vissuto individuale, che incrina la coscienza subalterna, porta
o costringe il singolo a vedere e sentire le cose e le persone in modo altro, a pensarle in modo altro.
Ogni evento eccezionale impedisce alla gente di vivere come vorrebbe. Gli uomini non aspirano certo
- quando pur tendono a qualcosa - a una modificazione sostanziale delle loro abitudini sociali, bens a
un prolungamento delle stesse. La nota dominante di ogni sospiro, di ogni lamento della maggior parte
della gente : non distoglieteci dalle nostre abitudini di vita!. Vladimir Ilic Lenin  stato un uomo che,
come nessun altro prima di lui, ha saputo impedire agli uomini di condurre la solita vita a cui erano
abituati25. Lo sviluppo della struttura pulsionale  collegato a quello della coscienza: lenergia erotica
e quella distruttiva si dispiegano nella dimensione sociale data. La struttura pulsionale diviene
emancipativa solo insieme con una coscienza emancipativa, che progetta le possibilit e i limiti della
sua realizzazione, e che supera in se stessa il meramente pulsionale.
Il processo sociale della rivoluzione ha inizio in quegli individui nei quali lemancipazione 
divenuta bisogno vitale. Tali sono per gli individui che hanno oltrepassato i confini dellio. La
struttura pulsionale emancipativa costituisce la solidariet come forza delle pulsioni di vita. Gi le
pulsioni primarie, per quanto prive di valori, implicano laltro, nellEros cos come nella distruzione.
Esse contengono luniversale: sono pulsioni dellindividuo - ma dellindividuo in quanto essere
generico.
Lesperienza fondamentale, per cui la necessit del rifiuto si radica nella psiche degli individui,
non rimane affatto confinata al vissuto personale, allimmediatezza della relazione con l'Io. Il viaggio
interiore incontra, nellio, gli altri e laltro - la societ e la natura - per trovarvi non un mero confine
dellio, ma le potenze costitutive dellio stesso. Lesperienza fondante, immediata, la cui rilevanza per
lindividuo concreto potrebbe fungere da criterio di verifica,  tale sempre in quanto immediatezza
mediata, e lagire che motiva tale esperienza  quello di una soggettivit comprendente che va la di l
dellio. La politica alla prima persona  una contradictio in adjectio. Il viaggio interiore  necessario,
dal momento che la dinamica dellio e dellEs  occultata da efficienti controlli sociali, e la stessa
individualit diviene, nel tardocapitalismo, merce26. Se per il viaggio si arresta allio immediato,
proclamando lautenticit delle sue manifestazioni, esso soccombe al feticismo del mondo delle merci,
e la controcultura creata su queste basi diviene parte e complemento della cultura costituita.
Concludendo, ho sottolineato quanto sia ambivalente la svolta verso la soggettivit. Sussiste
anche qui il rischio di fare della necessit una virt. La necessit consiste nellisolamento dei
movimenti radicali di emancipazione - in particolare di quelli socialisti - dalle masse, e nella fragilit
strutturale di questi movimenti di fronte alla potenza materiale e ideologica dellapparato di dominio
costituito. Alla luce di questa costellazione, la protesta e la ribellione al di l - o al di qua - della lotta di
classe economico-politica, appaiono come una ritirata. Ci vale per la stessa opposizione militante
interna alla classe operaia industriale (autogestioni locali, occupazione di fabbriche, scioperi non
autorizzati). A confronto con le grandi azioni di massa della storia del movimento operaio, queste
appaiono come deboli strascichi di una tradizione rivoluzionaria.
Lapparenza, per, non  tutto. Movimenti quali lopposizione operaia, le iniziative di
cittadinanza, le comuni, le proteste studentesche costituiscono le forme autentiche della ribellione,
determinate dalla situazione sociale, quale risposta alla centralizzazione dellapparato di dominio e al
suo farsi totale. Troppo debole per muovere contro questapparato una forte opposizione centralizzata,
la ribellione si concentra su base locale e regionale, dove sono ancora presenti una relativa libert di
movimento e spazio di azione. Proprio tale ripiegamento anticipa le tendenze oggettive alla
disintegrazione della societ esistente: lo sbriciolamento del sistema in forza della costituzione di unit
economiche e sociali di autogestione. Un tale sviluppo avrebbe di fatto superato il concetto delle
masse, realizzando cos un aspetto della liberazione: una vita nella quale gli individui sentono e
agiscono in modo solidale.
Sintesi
Lanalisi di Bahro incrina il feticismo della pseudo-ortodossia marxista e della controcultura
dellimmediatezza. Orientata com alla comprensione dellempiria, la sua analisi dialettica costituisce
un autentico sviluppo interno della teoria di Marx. La radicalit delle sue acquisizioni conoscitive
risulta evidente nei seguenti punti nodali della teoria e della prassi:
Rifiuto del modello marxista-leninista della rivoluzione proletaria, che risulta, nella societ
industriale avanzata, da lungo tempo superato (presa del potere da parte di masse rivoluzionarie,
dittatura del proletariato); elaborazione di un nuovo modello, corrispondente alle tendenze sociali reali.
Ridefinizione dei rapporti di classe (nel socialismo realmente esistente cos come nel
tardocapitalismo). La classe operaia allargata e il proletariato come minoranza al suo interno;
lintegrazione e lestensione della dipendenza; la trasformazione della classe operaia nel popolo; il
suo conservatorismo.
Ruolo decisivo dellintellighenzia nel periodo di transizione, corrispondente alla sua posizione
nel processo di produzione. Il feticismo delle masse.
Spostamento daccento, nella dinamica sociale, sulla soggettivit: il viaggio interiore e la sua
ambivalenza. La coscienza come forza rivoluzionaria.
Riformulazione - e risoluzione? - della questione del soggetto della rivoluzione, cos come
risulta dal punto 2.
Dimostrazione che il socialismo integrale costituisce una possibilit reale, a patto che vengano
realizzate le misure decisive (redistribuzione del lavoro e del reddito, abolizione graduale del principio
di prestazione, sistema formativo democratico, estensione del sistema dei consigli al di l delle
fabbriche, ecc.). La nuova economia come economia del tempo: riduzione progressiva del tempo di
lavoro socialmente necessario. Il regno della libert allinterno del regno della necessit.
NOTE
* Originale in lingua tedesca. Testo dellintervento preparato da Marcuse per il congresso
organizzato dal 16 al 19 novembre 1978 a Berlino Ovest in solidariet nei confronti di Rudolf Bahro
(1935-1997), dopo la sua espulsione dal partito comunista tedesco orientale, a seguito della
pubblicazione nel 1976 del suo L'alternativa nellest europeo (Milano, Sugarco, 1979). Per le sue
precarie condizioni di salute, Marcuse non partecip al congresso, ma produsse un lungo commento,
che tuttavia, per volont di Marcuse, non fu incluso negli atti del congresso. Il testo  apparso invece in
Kritik, 19, 1979, pp. 5-27, qui utilizzato per la traduzione, e poi in lingua inglese in Rudolf Bahro:
Critical Responses, ed. by U. Wolter, White Planes (NY), Sharpe, 1980, pp. 24-48. Sulle vicende
relative alla sua pubblicazione, cfr. il carteggio con Rudi Dutschke pubblicato nel primo volume di
questedizione critica, pp. 350-360.
1 R. Bahro, Die Alternative. Zur Kritik des real existierenden Sozialismus, 1977, p. 24
[trad. it. Per un comunismo democratico. Lalternativa, Sugarco, Milano 1978, p. 23. La traduzione
comprende solo le prime due parti del testo di Bahro; quando le citazioni marcusiane si riferiscono a
queste due parti, si indicher, accanto alla p. delled. originale, quella delledizione italiana; negli altri
casi la traduzione  mia, N.d.T].
2p. 315.3
3p. 341.
4 p. 321.
5 R. Bahro, op. cit., pp. 477, 390.
6 Ivi, p. 150, [135].
7 Ivi, p. 285, [253].
8 Ivi, p. 51, [46],
9 Ivi, p. 231, [206],
10 Ivi, p. 305.
11 Ivi, p. 322.
12 Cfr. ivi, pp. 495, 509.
13 Ivi, p. 304, corsivo di Bahro.
14 Ivi, pp. 514-15.
15 Ivi, p. 484.
16 Ivi, pp. 316-17.
17 Ivi, p. 447.
18 Ivi, pp. 480-81.
19 Ivi, p. 485.
20 Ivi, p. 346.
21 Ivi, p. 485.
22 Nel 1972 negli Usa il 60% della popolazione attiva era impiegata nei servizi. Il
Congressional Joint Economic Committee prevede che nel 1980 sar l80% (cfr. D. Bell, The Coming
of Post-Industrial Society, e Al Goodman, in These Times, pp. 18-24, ottobre 1978).
23 Vedi il mio saggio Marxismus und Femminismus, in Zeit-Messungen, Suhrkamp,
Franfurt/M 1975 [supra, pp. 155-166],
24 Wolfgang Kraushaar, Autonomie oder Getto?, Neue Kritik, Frankfurt/M 1978, p. 45 s.
25 Gorki, cit. in Bahro, op. cit., p. 118, it. p. 107.
26 Cfr. Wolfgang Kraushaar, op.cit., pp.37-38.
OLTRE IL MARXISMO CATTIVO*
La tesi che lefficace potere centralizzato del capitalismo monopolistico possa essere affrontato
e messo in discussione da un potere dellopposizione, altrettanto efficace e centralizzato, sarebbe
corretta, se la sinistra avesse una chance di erigere e affermare un tale contropotere. Ci appare del
tutto improbabile, irrealistico, alla luce dei seguenti fatti:
- la terrificante concentrazione di una forza militare assolutamente distruttiva nelle mani della
classe dominante, in grado di reprimere - o almeno contenere - uno sciopero generale, tuttora la sola
adeguata azione organizzata di massa!
- lintegrazione (razionale e materiale) della classe operaia nel sistema capitalistico, e la
corrispondente propensione riformista e persino collaborazionista, allinterno della classe lavoratrice
privilegiata (sul piano nazionale e internazionale);
- la totale diffidenza nei confronti dei partiti di massa costituiti, burocratico-centralizzati, e la
convinzione che la loro politica non condurr ad unalternativa migliore;
- ogni appoggio dallesterno (dallUrss o dal Terzo Mondo) si scontrerebbe con la superiore
potenza militare ed economica degli Usa.
Al contrario, una opposizione decentrata, basata su una provata organizzazione locale e
regionale, in grado di affermarsi in luoghi distinti e del tutto separati luno dagli altri, impedirebbe il
pieno scatenamento della forza militare.
Le rivendicazioni di tale opposizione non sarebbero niente di simile alla presa del potere, alla
espropriazione rivoluzionaria, etc. Rivendicazioni quali l'autorganizzazione del lavoro, l' autogestione,
la fine della proliferazione delle installazioni per lenergia nucleare e dellavvelenamento dellambiente
vitale, potrebbero contare su un appoggio popolare considerevole; si anticiperebbero, cos, alcuni
aspetti del socialismo, su una base democratica, e al tempo stesso si colpirebbero i pi forti interessi
delle corporations. Lanticipazione si riferisce a ci che Cohn-Bendit chiama unit di resistenza e
vita (in Links, 1977, n. 85, p. 80 s.): una organizzazione, che si definisce in termini
esclusivamente politici e che non si fa contenuto centrale della vita pu procedere verso
limmondezzaio della storia.
Ci significa: organizzazione non solo sul posto di lavoro, nel quartiere residenziale, ecc., ma in
grado anche di connettere, unificare tali aree con la sfera personale, con i rapporti personali.
Riconoscimento del potenziale politico dellemancipazione dei sensi, della sensibilit...
Ma finch la vita dellindividuo  nettamente divisa tra il posto di lavoro e la sfera personale, tra
un lavoro (inteso come occupazione) del tutto alienato, disumanizzato, e lo spazio e il tempo delle
relazioni personali - uno spazio che risulta costantemente ridotto dalla penetrazione del dominio e
dellamministrazione-, come si pu realizzare lunit di resistenza e vita (Cohn-Bendit)? Comuni
autosufficienti e collettivi parzialmente autosufficienti sono le migliori aree protette per sperimentare
solidariet personale ed emancipazione; come tali essi costituiscono oggi una prospettiva necessaria - 
difficile che, nelle condizioni oggettive prevalenti, divengano qualcosa di pi.
Tuttavia, a dispetto del loro carattere di gruppo (o infra-gruppo), essi corrono il rischio di
indulgere sulle afflizioni e sulle aspirazioni personali:  il pericolo della politica in prima persona: la
generalizzazione astratta del particolare.
Ora, io penso che sia vero che la lotta politica debba essere radicata nei bisogni individuali e
nellemancipazione dellindividuo, cio tanto nella sensibilit che nellintelletto degli individui. Il
concetto di individuo implica, tuttavia, che la persona conservi una propria sfera di realizzazione - non
in termini di propriet privata, ma quale rifugio della vita, non comunicabile, non mitteilbar. una
Innerlichkeit, il cui carattere si altererebbe in forza della sua espressione = esternalizzazione.
Tale riserva ultima all'interno della dimensione personale costituisce il limite della
personalizzazione della politica, dellunione di resistenza e vita. Lesternalizzazione di tale rifugio ne
muterebbe la sostanza e la funzione: la soggettivit sarebbe prematuramente oggettivata,
socializzata, senza che sussista la base sociale per tale processo.
[E'] un paradosso: il processo della liberazione politica sembra implicare una violazione
benevola, terapeutica, della libert personale. Tale assoggettamento alla comunicazione, a una
guida, a una autorit, sembra inevitabile, alla luce del fatto che il potenziale umano ultimo non
coincide affatto con una bont radicale:  piuttosto energia erotica quanto distruttiva - questultima
evidentemente repressa e sublimata, socializzata, in modo sempre pi precario. Conseguentemente,
lintegrazione della dimensione personale (quale dimensione profonda) con leducazione politica,
concepita come terapia (radicale), non pu attuarsi incoraggiando la liberazione metodica di emozioni,
sentimenti, passioni, ma pu anche mirare alla repressione di ci che  non stato represso, o lo  stato in
modo inefficace. La psicoanalisi ha riconosciuto tale problema nel concetto di transfert: il
dislocamento del conflitto psichico del paziente sullanalista  temporaneo, illusorio. E' il paziente
stesso, o la paziente stessa, che impara a convivere con i conflitti - lanalista fa di questo compito un
progetto cosciente.
Torniamo al rapporto tra il personale ed il politico. La illibert  alla radice della libert
delluomo: lanimale umano  anche parte della natura, della materia, spinta da forze primarie che
operano ancora al livello pi alto della ragione, quello del logos. C un nesso essenziale tra tale
illibert biologica e la illibert politica: la natura stessa, percepita, trasformata, sfruttata nel continuum
storico; lo sfondo sul quale si combattono le lotte sociali. Ancora allo stadio del dominio pi totale, la
natura rimane laltro della soggettivit, una frontiera insormontabile - ed il limite insormontabile della
libert.
La sfera personale partecipa di entrambe, della illibert biologica e di quella sociale: di
questultima, in quanto la societ plasma i bisogni e gli impulsi propri della prima. Ognuno di questi,
per,  anche aperto alla prassi della libert nellambito della necessit (naturale e sociale). Nella
misura in cui gli impulsi primari risultano flessibili ed adattabili alle condizioni oggettive gi date, gli
esseri umani sono liberi e capaci di riconciliare le loro pulsioni primarie col principio di realt
costituito - o di cambiarlo, mutando la societ. Qui la sfera personale mostra il suo potenziale
politico immanente, nel modo in cui essa esperisce e influenza le direzioni, gli scopi, gli obiettivi
della prassi del mutamento: in generale, possiamo sostenere che il mutamento radicale, il mutamento
del sistema sociale nella sua totalit,  espressione di una struttura psichica (pulsionale) del tutto
differente da quella che induce alla realizzazione di cambiamenti allinterno del sistema costituito. In
che modo?
Trascurando le molte modalit intermedie, illustrer tale differenza nella relazione tra prassi
politica e struttura psichica mettendo a confronto gli estremi: la prassi radicale, in quanto lotta per una
societ socialista democratica, da un lato, e la prassi reazionaria, in quanto istituzione di un regime
autoritario, fascista.
La distinzione non pu basarsi sulla relativa distruttivit che si manifesta nelle rispettive
pratiche. La prassi rivoluzionaria, come insegna la storia, mette in campo una considerevole misura di
violenza, e non vi  alcun segnale evidente che si avr, in ci, un mutamento. N risulta decisiva la
qualit della violenza: crudelt, brutalit, arbitrio sono state sufficientemente presenti nelle
rivoluzioni storiche - sebbene nessuna di esse abbia raggiunto lefferatezza metodica, la crudelt
bestiale dellolocausto nazista. Sembra indispensabile operare la distinzione in termini di obiettivi. La
distruzione, lingiustizia, la disumanit totale sono caratteri essenziali della societ fascista, immanenti
alla sua struttura. Non  cos per la societ socialista democratica (che non esiste ancora): la struttura di
una tale societ (riduzione del lavoro alienato, autodeterminazione, associazione di individui liberi)
favorisce il primato dellenergia erotica su quella distruttiva.
Siamo tornati nuovamente allidea, troppo semplice e troppo astratta, per cui la meta deve
manifestarsi nei mezzi volti a conseguirla: la teoria nella prassi. Tale affermazione individua delle
condizioni sociali e politiche, nelle quali tale relazione possa sostenersi. La pratica di qualit quali
lamore, la tenerezza, la sincerit, l'humanitas, come parte dello sforzo politico volto a combattere e
trasformare la struttura di potere del capitalismo monopolistico multinazionale, sembra un po troppo
irrealistica, patetica!
E tuttavia, se la transizione al socialismo dipende anche da presupposti individuali, soggettivi, e
se questi implicano una trasformazione radicale dei bisogni, e lemancipazione della ragione e della
sensibilit, come si pu prefigurare tale trasformazione individuale?
Trasformazione dei bisogni: non si tratta della comparsa, nel processo di liberazione, di
bisogni nuovi, ma, piuttosto, dellemancipazione di bisogni, naturali e sociali, repressi e distorti sotto
limpatto del dominio. La loro emancipazione costituisce un mutamento qualitativo: lenergia erotica e
distruttiva si esprime in una sublimazione non repressiva: nella riduzione dellaggressivit, nel
riconoscimento reciproco, nella solidariet.
Finch, tuttavia, persiste la divisione sociale del lavoro costituita, una simile emancipazione
rimane nel quadro delleducazione personale, psicologica. Ora, la tendenza fondamentale del
capitalismo monopolistico va proprio verso il consolidamento e lespansione della divisione
capitalistica del lavoro, tra dominanti e dominati. Ha, questo processo, al suo interno, le forze in grado
di farlo esplodere?
La trasformazione dellampia maggioranza in una popolazione dipendente (e largamente
obbediente), e pertanto il perpetuarsi del sistema, presuppone (al di sotto del controllo ideologico e
della violenza legittima) che tale popolazione sia foraggiata di una quantit sempre crescente di beni
di consumo e servizi. Questi sono prodotti secondo le esigenze della realizzazione di capitale, che
comporta una peggioramento della qualit (nel senso del logoramento pianificato, ecc.); per di pi,
insieme con questo mondo di merci, sempre pi vasto,  ampiamente prodotta e consumata la stessa
violenza e aggressione.
Nondimeno - e questo  il punto decisivo - le merci soddisfano dei bisogni che, per quanto
possano essere smerciati, sono divenuti bisogni reali degli individui che acquistano tali beni e ne
godono. Conseguentemente, la funzione repressiva dellabbondanza capitalistica non pu costituire un
argomento contro il sistema, n ci si pu attendere che la ribellione ne sia alimentata o anche il
processo di integrazione indebolito.
N c motivo di aspettarsi che il capitalismo si dimostri incapace di portare avanti la
produzione e il consumo di massa. Sono lelevata produttivit del lavoro (cio lo sfruttamento
intensivo) e la strategia dellinterventismo neoimperialistico (cos come ha appena iniziato a svelarsi) a
sostenere lalto livello di vita nelle metropoli.
Forse la principale ragione della stabilizzazione del capitalismo, per,  data, nei paesi
industriali avanzati, dall' inerzia delle masse.
La teoria marxista contemporanea ha da tempo riconosciuto il fatto che il proletariato non  pi,
in forza della sua posizione e della sua composizione all'interno del processo di produzione, una classe
oggettivamente rivoluzionaria - o persino anticapitalistica? Questa integrazione materiale e psichica
non pu venir neutralizzata dalla direzione politico-educativa di un partito di massa (socialista o
comunista), giacch, dove tali partiti esistono, risultano completamente discreditati.
N si ha la base materiale e popolare per la formazione di un partito di massa rivoluzionario.
All'apice del suo potere di produzione, controllo e organizzazione, il capitale riproduce se stesso grazie
al lavoro (produttivo e improduttivo!) di unenorme popolazione dipendente, che rimane, nella sua
attivit e (in ampia misura) nella sua coscienza, immanente al sistema.
In questa situazione, nella quale sono date le condizioni oggettive per il mutamento radicale
(maturit delle forze produttive, massima concentrazione del potere economico e politico,
trasformazione dellintera popolazione sfruttata nel Gesamtarbeiter. ..), mentre mancano i fattori
soggettivi, lo sviluppo della coscienza verrebbe naturalmente a costituire una via duscita dal circolo
vizioso. La pratica educativa, parte indispensabile di uneducazione al mutamento, , per, sin dal
principio bloccata dallesperienza della schiacciante ricchezza di beni a disposizione delle masse
privilegiate. Il dato consistente del (relativo) benessere dellampia maggioranza di queste masse
dipendenti sembra invalidare una teoria critica che prospetti la contrazione della ricchezza sociale nelle
metropoli capitalistiche, la riconversione della produzione, e la determinazione di priorit realmente
differenti, a spese dellabbondanza capitalistica e a favore della popolazione derelitta nel resto del
mondo. Il consenso ad una simile politica presupporrebbe una forte coscienza non conformista e una
solidariet che sembrano non esistere.
La domanda, allora, : presenta in s la coscienza prevalente (nellassenza di una coscienza
radicale) elementi tali da promuovere la disintegrazione del sistema costituito dei bisogni (e delle
soddisfazioni)?
Nel caso fossero presenti, per essere incisivi, tali elementi dovrebbero corrispondere alle
condizioni oggettive. La coscienza emancipativa  una coscienza affermativa: essa percepisce la
cultura materiale e intellettuale del tardocapitalismo come la base reale sulla quale la nuova societ
deve essere costruita. Questo significa che lapparato tecnico-produttivo non  da distruggere, ma da
trasformare, insieme con le sue realizzazioni, nella creazione dei mezzi per il benessere dellindividuo
in quanto individuo umano onnilaterale. Trasformazione interna della produzione e del consumo
capitalistici sino al punto in cui la quantit (la potenza produttiva dellapparato) si capovolge in qualit:
la pacificazione dellesistenza dellessere umano e della natura. Evidentemente, questa costituisce, in
s, una trasformazione radicalmente politica: non la distruzione dello stato capitalistico, ma una
democratizzazione che si estende progressivamente, in grado di portare alla graduale abolizione del
lavoro salariato, grazie allestensione dellautogoverno, dellautogestione, al processo di lavoro.
Trasformazione nel processo educativo: sviluppo della coscienza significa primariamente,
nella fase attuale, sviluppo e acquisizione di conoscenza. La competenza, la conoscenza pratica
richiesta per far funzionare la societ tardocapitalistica o le sua maggiori unit, e per controllare tale
funzionamento,  oggi monopolizzata da un piccolo settore di tecnocrati e politici (che ricevono le
informazioni da unintera burocrazia di ricercatori, consulenti, esperti, ecc.). La monopolizzazione
della conoscenza ha sempre costituito un potente fattore di dominio. La si potrebbe neutralizzare
attraverso una compiuta democratizzazione delle scuole e delle universit, a patto che si sposti
laccento dalle scienze naturali a quelle sociali e alle discipline umanistiche. Queste ultime sono tuttora
meno direttamente integrate nellapparato rispetto alle prime - per quanto la distanza vada
progressivamente riducendosi. Esse sono (possono diventare) le discipline nelle quali gli studenti
hanno modo di venire a contatto con fatti e idee che trascendono il modello concettuale e
comportamentale dell'establishment - il rifugio per la coscienza delle alternative storiche. Mentre la
democratizzazione della conoscenza scientifica e tecnica costituisce, allo stato attuale, una necessit, ai
fini della riproduzione del sistema costituito (intellettualizzazione del processo di lavoro, sicurezza
nazionale...), sicch la sua espansione  fortemente incoraggiata, lesatto opposto vale per
leducazione al potenziale critico, trascendente, delle scienze sociali e umane.
Faccio notare che le modalit e gli ambiti della trasformazione, che ho appena delineato, hanno
un carattere decisamente riformista e possono essere intrapresi senza rovesciare il sistema, senza
prendere del potere, ecc. Tale riformismo , nella sua stessa natura, una fase storica necessaria,
durante la quale la coscienza emancipativa avrebbe la possibilit di ridurre gradualmente la distanza tra
lintellighenzia e le masse. E' la fase del capitalismo monopolistico. Le condizioni oggettive possono
essere mutate solo da una nuova soggettivit, e questultima pu emergere solo nello stesso processo di
una trasformazione riformatrice.
La realizzazione del comune interesse alla liberazione non costituisce pi il compito storico
privilegiato di una classe particolare, del proletariato: , piuttosto, il compito di gruppi e individui
provenienti da tutte le fasce della popolazione dipendente.
NOTE
* Dattiloscritto in lingua inglese ritrovato nel Marcuse Archiv (HMA 562.00), note preparatorie
ad un intervento presso la American Philosophical Association nel marzo 1979. Il dattiloscritto
presenta in alto a destra la scritta Bad Marxism. Inedito, viene pubblicato qui per la prima volta.
APPENDICE
CARTEGGIO CON RAYA DUNAYEVSKAYA*
7 dicembre 1954
Caro Herbert Marcuse,
sebbene non la conosca personalmente, mi  naturalmente familiare per il suo Ragione e
rivoluzione1. Quando lopera fu pubblicata, ne rimasi cos impressionata che mi procurai il suo
indirizzo da Meyer Shapiro2 ed ero intenzionata a scriverle. Avevo anche intenzione di farle visita, ma
allora lei abitava a Washington D.C. e io a Pittsburgh. Spero che la prossima volta che verr allEst ci
sar lopportunit di incontrarla di persona.
Mi permetta ora di presentarmi. Sono Raya Dunayevskaya. Forse ha letto la mia traduzione di
Teaching Economics in the Soviet Union, uscita nel numero del settembre del 1944 della American
Economic Review3. Lintroduzione che vi scrissi, A New Revision of Marxian Economics, suscit
abbastanza trambusto da raggiungere la prima pagina del New York Times e da protrarre il dibattito
sulla AER per un anno intero, nel corso del quale risposi con una replica, Revision or Reaffirmation of
Marxism, nel numero della AER del settembre 1945.
Mi volsi poi alla filosofia e tradussi i Quaderni filosofici di Lenin. Questi, tuttavia, come sa,
sono quaderni in senso stretto, e hanno bisogno di unintroduzione estesa. Quando incominciai a
lavorarvi, compresi di volere che da introduzione servisse niente meno che il lavoro su Marx che ero
andata sviluppando per almeno un decennio. Desideravo anche includere altro materiale dagli archivi di
Marx, compreso il Capitolo sesto, lultimo capitolo originale del Capitale, che avevo tradotto in
inglese per mio uso. Pu immaginare quale complessit avesse assunto il progetto, che non riuscii a
portare a compimento, ed ecco perch:
Ho iniziato ad interessarmi ad una sorta di filosofia della vita, una visione del mondo della
classe operaia, e il giornale progettato da un gruppo di operai e di intellettuali, che prese poi il titolo di
Correspondence, ha assorbito tutto il mio tempo. In effetti, sono lunica intellettuale che disponga di
una colonna fissa su quel giornale (Two Words: Notes from a Diary), Fino a un paio di mesi fa, non
ero in corrispondenza con nessun intellettuale e, naturalmente, gli operai intorno a Correspondence
non hanno quasi nessun contatto con intellettuali -  un giornale scritto principalmente da operai. Ogni
sezione - Lavoro, Donne, Neri, Giovani -  redatta da comitati locali, e non viene fatta alcuna
distinzione tra membri dei comitati e operai esterni, n negli articoli, n nelle recensioni che
occupano completamente le pagine centrali, cos come in ogni singola sezione. Ora per che il giornale
 andato incontro ad alcune difficolt, ho deciso di riprendere i miei contatti con gli intellettuali, poich
mi  sembrato inconcepibile che degli intellettuali rimanessero indifferenti di fronte a questo
giornalismo dal basso. Inoltre, non riesco a immaginarmi un lavoro su Marx che non sia destinato agli
operai, piuttosto che essere limitato a un pubblico intellettuale; sentivo, perci, sebbene abbia ritardato
il mio lavoro per pi di un anno, di potere realmente ritornarvi, e ad un livello completamente nuovo.
In questo momento, tuttavia, linteresse che mi assorbe  Correspondence, che considero una
dimostrazione della dialettica nel concreto. In busta separata le ho spedito una copia di The
Correspondence Booklet, alcuni arretrati di Correspondence e il mio articolo The Human
Personality in Class Conflicts, uscito su questo giornale. Spero che trover il tempo di commentarli.
Cordiali saluti
Brandeis University Waltham, Massachussets
8 gennaio 1955
Cara Raya Dunayevskaya,
mi scuso per lungo ritardo con cui rispondo alla sua lettera. Sono stato per lo pi fuori citt. Ho
appena letto il Correspondence Booklet e i numeri che mi ha spedito. Le sono molto grato, e non
devo sottolineare che concordo con molte delle cose che dice. Credo per di doverle dire da subito che
sono costretto a prendere le distanze con forza da alcune delle sue posizioni. Dissento, ad esempio, dal
suo escludere gli intellettuali, i burocrati ecc. dagli obiettivi principali. N  necessario dirle che, cos
facendo, viene ad allinearsi ad una delle pi pericolose tendenze reazionarie dellAmerica dei giorni
nostri. Non credo che oggi ci sia alcuna possibilit per promuovere una qualche forma di
anti-intellettualismo. In tal modo si perde di vista il nemico reale. Il secondo punto sul quale dissento 
la sua glorificazione - romantica, dal mio punto di vista - della gente comune. Lei sa in che misura la
gente comune oggi riproduce e rispecchia le autorit costituite, e manifesta gli atteggiamenti e le
avversioni desiderate. Il suo Correspondence ne cita molti buoni esempi. Un simile uso della nozione
di gente comune  astratta e non dialettica (mi perdoni se utilizzo un clich).
Le dico tutto ci in modo cos brusco e sgarbato, solo perch spero che ci incontreremo presto e
potremo discuterne. Le capiter di passare da queste parti o da New York in un futuro prossimo? Allora
potremmo intenderci con facilit; e, veramente, non ne vedo lora.
Mi permetta di ringraziarla nuovamente per avermi scritto.
Con i migliori saluti
Sinceramente suo
Herbert Marcuse
12 febbraio 1955
Caro Herbert Marcuse,
quando ho ricevuto la sua lettera il mese scorso mi si prospettava un altro viaggio, ma per il
momento  stato rinviato. Forse sa che sono sorte delle complicazioni con le autorit. Altrimenti lo
sapr al momento opportuno. Penso ancora di poter venire a New York fra un mese o gi di l, e in
questo caso, la pregherei di dirmi con quale frequenza lei si reca a New York, e se sia possibile
contattarla senza difficolt. Prenda nota del cambiamento del mio indirizzo:
Raya Dunayevskaya, c/o J. Dwyer, 4993-28th Street, Detroit, 10, Mich./
Questo, quindi, per confermare lavvenuto ricevimento della sua lettera e non per aprire un
confronto sui punti sui quali siamo in disaccordo - rapporto tra operai e intellettuali - o su quelli sui
quali potremmo maggiormente concordare. Ero impaziente soprattutto di incontrarla e di discutere con
lei proprio della questione della dialettica, per la quale ho lavorato per diverso tempo sullidea assoluta,
sulla conoscenza assoluta, sullo spirito assoluto, che, per me, significa essere liberi piuttosto che
avere la libert, e risponde alla domanda delluomo della strada, che vuole sapere se in questa et
totalitaria si possa essere liberi. Abbiamo realmente raggiunto lera in cui gli assoluti non sono in cielo,
ma concretamente nella vita, se la domanda che turba i filosofi  la stessa che pone loperaio comune
nel suo prosaico mondo di tutti i giorni.
Perdoni il carattere affrettato e confuso di queste parole, ma quando si ha un giornale e la
routine quotidiana della sua gestio-ne non resta molto tempo per il fraseggio accurato.
Cordiali saluti
Raya Dunayevskaya
3 aprile 1955
Caro Herbert Marcuse,
sono un po in ritardo nellinviare le Two Words, che cercavano di discutere limpatto
dellautomazione e gli articoli pubblicati sullargomento. Quando sono tornata a Detroit, per, ho
scoperto che il proprietario del giornale stava cercando di approfittare della sua propriet per escludere
la maggior parte degli scrittori operai e gli elementi intellettuali che hanno conferito a
Corrispondence i suoi tratti distintivi. Senza dubbio usciremo di nuovo, anche se sar necessario del
tempo per riorganizzarci, ma pu immaginare come la mia mente si sia allontanata dal libro sul
marxismo, dopo aver fatto uscire quello che potrebbe essere lultimo numero del giornale (vol. VII, n.
7). Questa  unaltra storia.
Nel frattempo ecco gli articoli che le avevo promesso. Non  il massimo, ma in ogni caso 
quello che intendo come i nuovi impulsi dei quali voglio circondarmi nello scrivere un libro sul
marxismo. Per me devono esserci due poli in unopera fondamentale, lautomazione, a un estremo, e
lidea assoluta di libert allaltro estremo. Sono molto ansiosa di sentire la sua reazione a queste due
lettere, nelle quali ho posto per la prima volta la questione dellidea assoluta, nei termini di un
movimento dalla prassi alla teoria cos come dalla teoria alla prassi.
Vorrei anche sapere cosa pensa della prospettiva di pubblicare unopera su Marx nel quadro
storico nel quale ho collocato quellunico capitolo che le ho lasciato, sulla seconda edizione del
Capitale e la Comune di Parigi4.
Averla finalmente incontrata  stato davvero un piacere e mi dispiace solo che sia stato cos
breve, che a malapena abbiamo avuto modo di conoscerci e non ho potuto incontrare il suo amico. Ma
sono sicura che questo non sar lultimo incontro.
Ho parlato col direttore (John Zupan, che  con me in questa rottura, in questa rottura palese,
con Correspondence, e anche con Charles Denby5, lautore del Workers Journal, che compare
sempre in prima pagina, cos come con due donne, operaie della produzione) sulla possibilit di
incontrarla e sul fatto che lei forse avr voglia di venire qui alla fine del semestre, e a tutti farebbe
molto piacere, sicch c un invito per lei.
Si faccia sentire
Sua, come sempre
Raya Dunayevskaya
Waltham, 14 aprile 1955
Cara Raya Dunayevskaya,
ho letto le note su Hegel che mi ha prestato. Sono affascinanti, e ammiro il suo modo di
concretizzare i concetti filosofici pi astratti. Tuttavia, non riesco ancora a condividere la sua
traduzione diretta della filosofia idealistica in politica. Penso che in qualche modo lei minimizzi la
negazione che lapplicazione della dialettica hegeliana ai fenomeni politici presuppone. Mi farebbe
piacere discutere di queste cose con lei, e spero che potremo farlo in un futuro prossimo; le far sapere
appena ci sar una possibilit.
Per quanto riguarda il Sesto capitolo**, mi chiedo se sia abbastanza originale da giustificare la
sua pubblicazione. Si dovrebbe indagare quanto di esso  gi contenuto nelle Teorie sul plusvalore.
Mi faccia sapere quando viene di nuovo da queste parti.
Le accludo i suoi scritti
Molte grazie.Con i migliori saluti
Suo Herbert Marcuse
5 Maggio 1955
Caro Herbert Marcuse,
ora che il semestre di lezione  prossimo alla chiusura, vorr forse fare quel viaggio a Detroit, e
constatare pertanto che la questione non  quella della mia traduzione diretta della filosofia
idealistica nella politica, ma quella dello sviluppo dialettico della stessa politica proletaria, nel
momento in cui questa, nel suo procedere verso una societ senza classi, lotta per liberarsi del suo
specifico carattere di classe. E' per questo che ho tradotto lo spirito assoluto come la nuova societ.
Sembra che lei pensi che io in questo modo minimizzi la negazione che lapplicazione della
dialettica hegeliana ai fenomeni politici presuppone. Ma sicuramente lidea assoluta di Hegel non ha
niente in comune con la concezione schellinghiana dellassoluto in quanto sintesi o identit nella quale
tutte le differenze sono assorbite dallUno. In quel capitolo in cui Hegel parla dellidea in quanto
natura, Lenin sceglie di inserire un passaggio, sottolineando che Hegel sta tendendo la mano al
materialismo. Questo era il punto cui ci si poteva spingere nel 1915. Era abbastanza avanzato: la
trasformazione di ogni cosa nel suo opposto non era unastrazione, ma la trasformazione della guerra
imperialistica nella guerra civile.
Oggi siamo per nel 1955, e se quattro decenni non significano che tutto  diverso, perlomeno
non dovremmo sicuramente muovere dal Lenin dellet della rivoluzione, ma dal Lenin posteriore alla
conquista del potere. Il 1922-23 mostra con quale intensit Lenin lavor per individuare il modo di
rendere reale il suo universale - il fatto che tutti, nessuno escluso, facciano andare avanti la
produzione e lo Stato. Egli pervenne allidea che il lavoro del partito deve essere sottoposto al
controllo delle masse esterne al partito: questo  ci di cui si ha bisogno. Cosa non da poco per il
creatore del partito che opera come la intelligenza del proletariato!
Trenta anni dopo, quando n lo Stato si  estinto, n il partito ha tenuto se stesso sotto controllo,
ma, al contrario, si  rovesciato nello Stato del partito unico, dobbiamo constatare che la questione oggi
 la liberazione dal partito. Lestinzione dello Stato (non le ricorda questo, lespressione di Hegel sulla
caduta dellidea?) non  un lavoro notturno e il partito non al potere rimane lintelligenza del
proletariato, e perci la sua estinzione, o caduta,  un compito molto pi complesso. Ma in questa
contraddizione si trova il movimento per la liberazione, e meno di tutto i teorici possono permettersi di
rimanere schiavi della divisione di filosofia e politica. In verit, solo se si ha in mente la traduzione,
e si assume il proletariato, il proletariato liberamente associato, come concetto, si pu ascoltare lidea
in quanto tale. Non  quanto Hegel definisce Lidea  dunque solo in questa sua autodeterminazione,
dintendersi6?
Appaio insolente quando le dico: venga qui e ascolti? In assenza di questo nuovo impulso del
proletariato, il teorico non  solo il professore distratto che abita in una torre davorio. E' morto e non lo
sa. Ci di cui si ha bisogno in questa et dellassoluto non  la separazione della politica dalla filosofia,
ma la sua integrazione. Dobbiamo realmente compiere un passo avanti rispetto a Lenin, e, se egli per
primo vide che i suoi colleghi marxisti, e lui stesso incluso, non avevano realmente compreso Il
capitale prima del 1915, poich non avevano compreso la dialettica, e ci esort a considerare Il capitale
come la nostra logica, noi dobbiamo includere in questa logica anche la storia e la politica. Le
distinzioni quantitative non mi interessano: sono il male peggiore - i kautskyiani che sempre
insegnano Marx, e gli stalinisti che lo applicano. Il 1955 esige che, mentre Hegel individuava il
compito della filosofia nellestrarre la necessit sotto lapparenza della contingenza, gli intellettuali dei
nostri giorni ricavino la nuova societ presente nella vecchia, cogliendo il dispiegamento totale della
libert delluomo nel lavoro liberamente associato, lunico a decidere del proprio destino.
Ancora quando dico ai miei fratelli teorici che voglio che i due poli del libro su Marx siano
lautomazione e lidea assoluta, mi guardano come se stessi parlando una lingua straniera non ancora
inventata, che  un modo cordiale per dire che sto parlando un gergo incomprensibile, ma loperaio,
nella sua opposizione allautomazione, sta contrapponendo il suo pieno sviluppo, che costituisce al
tempo stesso il solo sviluppo tecnologico totale, alla soluzione meccanica (meccanismo e chimismo)
cui gli industriali e gli ingegneri cercano di ridurre lautomazione. La ragione di ci  nellet
dellassoluto, nel fatto che loggettivit, tutta loggettivit,  ora nello stesso proletariato. In questo
modo leggo Hegel sullidea assoluta che si affranca liberamente.
Basta! Non so cosa mi sia successo, a meno che non sia stata questa bella mattina ad aver
suscitato in me questa esplosione. Quando mi sono seduta alla macchina da scrivere era soltanto per
salutarla.
O questa esplosione  solo un pretesto per scrivere un vero e proprio schizzo dello stesso libro?
Dubito che avr il tempo di fare qualcosa del genere prima dellautunno. (Spegner ci il possibile
interesse del suo editore per questo?) Voglio, tuttavia, che lei prenda visione non solo delle annotazioni
strettamente filosofiche che le ho mostrato, ma di alcune delle idee di economia, cos come le ho
tracciate al tempo in cui avevo intenzione di scrivere il lavoro, del quale le ho parlato, sul capitalismo
di Stato; tutti i miei scritti, infatti, sono sviluppati sulla base della necessit, meglio, dellurgenza, di
non trattare la dialettica come se fosse unaggiunta alle teorie economiche di Marx. Accludo labbozzo
di quel lavoro, chiedendole per piacere di rispedirmelo.
Sarebbe cos generoso da inviarmi il nome e lindirizzo di quel suo amico che desiderava che
incontrassi, quando ero a New York?7 Ho smarrito il pezzo di carta e perci non ho potuto scrivergli.
Vederlo di persona  stato impossibile, poich sono partita solo poche ore dopo averla lasciata.
E' andato in stampa il suo libro, con le bozze corrette, cos che  ora un uomo libero?8
Sua Raya
22 giugno 1955
Cara R. D.,
mi trovo ancora nel mezzo del trasloco da New York a Boston- il che spiega la mia negligenza
nel rispondere alle sue lettere. Non posso ancora farlo. Sto impacchettando 50 casse di libri e i miei
documenti sono nascosti da qualche parte. Mi permetta solo di dirle che ho letto il suo dattiloscritto su
marxismo e capitalismo di Stato e lho trovato molto rilevante e fecondo. Lidea complessiva 
eccellente - ma il mio editore non sembra disposto ad intraprendere un progetto di questo genere, per il
momento. Sia sicura del fatto che gli star dietro e che discuter con lei le questioni, appena mi
muover un po meglio.
La sua risposta alle mie osservazioni epistolari su Hegel non mi soddisfa. Certamente lei non
pu sospettare che io ignori la connessione sostanziale tra la filosofia e la prassi. Ma si tratta - sit venia
verbo - di una connessione dialettica, non immediata. Qual  il significato dell, esplicito o
implicito, nella sua affermazione: La dialettica dellidea assoluta  la dialettica del proletariato, o cosa
potrebbe mai essere? E' una mera analogia? Una equivalenza o unidentificazione? Lei non pu
semplicemente applicare il testo hegeliano a una sfera essenzialmente differente, senza dimostrare
come e perch...
Non pretendo per che questa sia unargomentazione - solo per mostrarle che sto realmente
riflettendo su questi problemi. Dal momento che mi ha chiesto di rispedirle il suo dattiloscritto, glielo
accludo - nella speranza che in seguito avr unaltra opportunit.
I migliori saluti
Suo Herbert
28 giugno 1955
Caro Herbert Marcuse,
grazie per la lettera e la restituzione dei manoscritti; sar in condizione di rispedirglieli tra una
settimana, dal momento che sembra interessato. Tuttavia, il libro che intendo scrivere adesso non ha
questa forma. Lo avevo elaborato nel 1947 come Il capitalismo di Stato nel marxismo, quando cera
una possibilit che la Oxford University Press lo pubblicasse ed avevo gi terminato uno studio sui tre
piani quinquennali in Russia, in base a fonti originali, e scritto, in generale, tutta una serie di articoli
sulledizione francese del Capitale, sulle revisioni del marxismo continuate in Russia durante la guerra,
e sui dati concreti di questo stadio del capitalismo.
Quando la Oxford Universit Press si  tirata indietro, e mi sono dedicata pi alla filosofia che
alleconomia, ho scritto solo capitoli isolati del lavoro dedicato al marxismo. Gliene accludo uno, un
breve capitolo sul metodo di Lenin dopo il 1915, insieme con una lettera sui suoi Quaderni filosofici,
che avevo scritto in quel periodo. Sebbene siano degli abbozzi molto rudimentali, potr constatare
come io vi cerchi di affrontare in modo esauriente la trasformazione del modo di pensare di Lenin dopo
il 1914, poich questo  il punto cruciale. Non fu il tradimento, n lo stadio del capitalismo
monopolistico che rappresent la premessa economica per la trasformazione della Seconda
Internazionale, che era proseguita per anni e sfoci nel tradimento, ma, al di l di tutto, un modo di
pensare che non consentiva alcun automovimento, nessun impulso da parte delle masse. Lei sa che
sono convinta che egli non abbia trattato il monopolio solo come un ulteriore stadio nello sviluppo del
capitalismo, ma come una nuova categoria, un nuovo assoluto, dal quale fluisce tutto il resto. Ecco
perch la trasformazione di una cosa nel suo opposto significava tanto per lui, perch non lasci
quella verit solo nella sua forma economica, come trasformazione della concorrenza nel monopolio,
ma nella sua forma sociale e umana, come crollo dellInternazionale.
Naturalmente, quando procedo oltre nella Logica e sostengo che lidea assoluta 
lauto-emancipazione - o la liberazione -del proletariato dal partito, non voglio dire che ci sia un
rapporto diretto tra le leggi e il movimento della logica e il campo della libert umana.  sempre una
relazione dialettica, e sar necessario svilupparla in tutta la sua molteplicit di aspetti. Ma quella 
costituisce unassoluta necessit, non solo per eliminare completamente il dettaglio e il gergo
incomprensibile di quanto passa per marxismo ai giorni nostri, ma per aprire queste nostre chiuse
orecchie intellettuali ai freschi impulsi degli operai. Ecco perch ho smesso per due anni di lavorare al
libro e sono venuta qui, a lavorare al giornale. Appena News and Letters conseguir un proprio
slancio, torner al libro. Ma noti come ho intenzione di tornarvi, cosicch vedr cosa intendo per
metodo di lavoro e impulso a partire dai soli pensieri teoricamente nuovi, del proletariato stesso. Non 
semplicemente un movimento dalla teoria alla prassi - sono sicura che, al di l di tutto, le  familiare,
sia in Hegel sia in Marx -, ma un movimento dalla prassi alla teoria, non la verifica di questultima,
ma la sua creazione.
In ogni caso, questo  il mio piano: in autunno preparer una serie di quattro lezioni sul modo in
cui vedo il mio libro. Queste sono da tenersi non nei campus, ma a piccoli gruppi di operai e
intellettuali, principalmente operai, e in modo tale che essi sappiano che non si tratta di unopera
definitiva, ma di qualcosa che verr profondamente mutato da quanto essi stessi hanno da dire. Inizier
in West Virginia, dove abbiamo alcuni minatori che sono interessati, poi a Detroit e L. A. (Spero di
fermarmi anche a New York, soprattutto se lei potr essere l, poich la considero parte integrante di
tutto questo e vorrei trascorrere pi tempo che non solo quello sullaereo. Se non sar a New York
partir per il Massachussets, o per dove?).
A dicembre, dopo aver studiato quanto  venuto fuori in queste discussioni, dovrei sapere come
ordinare il lavoro sul quale sono stata per pi di un decennio. In quel periodo potrei elaborare un
abbozzo dellopera attuale per un editore e iniziare a lavorare al libro stesso. Non sar, credo un lavoro
troppo lungo - sei mesi dovrebbero bastare.
Saprebbe dove posso procurarmi una Chronique of Marx life, preferibilmente in russo, ma, se
non riesco a trovarla in russo, mi andr bene anche in francese o in tedesco. E' un buon libro di
consultazione, ma non sono riuscita a ottenerne una copia per me e fotocopiarlo dalla sezione slava
costerebbe molto pi denaro di quanto possa risparmiarne al momento. Le sarei molto grata se mi
indirizzasse in un posto dove potrei trovarne una copia - forse la sua biblioteca. Comprendo il suo
fastidio e le sue tribolazioni nel trasportare una biblioteca. Io sono sempre in movimento, e questa 
una cosa che diventa pi pesante in ogni spostamento. Spero che Cambridge le piacer. Ho vissuto l
nei giorni della Depressione - insegnavo inglese a un gruppo di studenti russi. Quando per essi
scoprirono che io ero una sorta di creatura chiamata trotzkista, e ne informarono Mosca, finii di
guadagnarmi da vivere. Riuscii a vendere una raccolta completa del Bollettino dellOpposizione di
Trotskij9 alla biblioteca di Harvard, in quel cupo 1931.
5 settembre 1955
Caro Herbert Marcuse,
ora che l'estate  alle spalle, col suo caldo, le sue alluvioni e i suoi uragani, e la sua generale
resistenza allo studio costante, che necessita la pazienza, il travaglio e il dolore del negativo10,
confido di avere sue notizie, e spero che finalmente potremo incontrarci. C, tuttavia, un
cambiamento. Accade che il mio viaggio abbia inizio dalla costa occidentale, invece che dall'Est, e che
non raggiunger New York prima della met di novembre. Spero di poterla sentire prima di allora
(lascio Detroit il 12 settembre).
Robert Cohen11, che ha cercato di procurarmi un editore per un pacchetto degli scritti
giovanili di Marx e del capitolo non tradotto della prima stesura del Capitale, cos come dei Quaderni
filosofici di Lenin, scrive che il progetto  fallito: gli scritti giovanili stanno per uscire in Inghilterra, e
leditore americano non ritiene che i Quaderni filosofici potrebbero trovare unaccoglienza redditizia.
Odio pensare che quando avr pronto il mio libro non ci sar ancora una traduzione inglese dei
Quaderni di Lenin, e che dovr perci limitarmi a citazioni dalle fonti originali. Questo  un privilegio
che gli intellettuali possono permettersi e sfruttare, ma non pu consentirselo il pubblico al quale mi
rivolgo.
Per inciso, non ho avuto modo di vedere la nuova edizione del suo Ragione e rivoluzione,
sicch non so se lei abbia affrontato lo stalinismo e il suo violento tentativo, nel 1943 e nel 1947, di
separare violentemente Marx da Hegel, e di trasformare la dialettica marxiana dallo sviluppo in forza
della contraddizione, nello sviluppo idealistico totalitario della critica e autocritica12. Questo sar
naturalmente parte integrante del mio libro.
Se avr conferma del suo interesse, corrisponder con lei, dai vari luoghi delle mie
lezioni-dibattiti, sul lavoro, e le spiegher come di fatto questo movimento dalla prassi alla teoria, sul
quale continuo a battere, sia realmente allopera nel problema concreto del libro.
Sua Raya
Il numero corrente di News and Letters reca una comunicazione su Dissent, proprio per
richiamare lattenzione sul suo articolo l presente13.
27 ottobre 1955
Caro Herbert Marcuse,
la cosa incredibile di questo giro dedicato al mio libro, pensato per gruppi di operai e
intellettuali,  lincidenza del caso. E' accaduto che alcune universit sulla costa abbiano sentito del mio
arrivo e mi abbiano invitato a parlare a vari corsi. Sebbene gli articoli che conoscevano fossero vecchi
di un decennio (American Economic Review), li stavano utilizzando come letteratura fondamentale,
sia nei corsi di storia del pensiero sociale, sia in quelli sulleconomia e i sistemi economici. Erano
assetati di una prospettiva marxista non comunista. Ho detto loro che il mio interesse si era spostato sui
fondamenti filosofici piuttosto che sugli aspetti economici, e anche questo non  sembrato sorprenderli,
dal momento che hanno risposto che arguivano dai miei articoli di economia linteresse filosofico, e ne
vedevano in essi unanticipazione: precisamente nel punto in cui parlavo della alterazione della
struttura dialettica del Capitale da parte degli stalinisti e sostenevo che ci non dipendeva da ragioni
didattiche, ma da ci che questi insegnavano, e che nel 1947 era seguita laffermazione di Zhdanov14,
per cui i teorici russi considerano migliore una nuova legge dialettica, rispetto a quella della
contraddizione, giacch la societ senza classi opera solo con la critica e lautocritica, ecc. ecc.
In ogni caso, a Berkeley ho parlato a un piccolo seminario sui Fondamenti filosofici del
marxismo. Mi ha meravigliato che non conoscessero il suo Ragione e rivoluzione, e lho consigliato
con insistenza, l come dappertutto. Il docente (Oscar Laundauer) mi ha chiesto se per caso lei fosse il
figlio di Julian Marcuse, che egli aveva conosciuto bene in Germania, e che era morto tempo prima15.
Gli ho risposto che avrei cercato di scoprirlo. Nel frattempo sono arrivata a Los Angeles e ho parlato
alla U.C.L.A., alla S.C. [Southern California] e allOccidental, dove ho convinto non solo i corsi di
economia e di sociologia, ma anche un seminario filosofico, a permettermi di parlare loro su: Lidea
assoluta di Hegel: uninterpretazione marxista. Pensavo che sarebbe stato strano, per me, rivolgermi a
un corso di metafisica, ma quattro professori sono venuti proprio per sentire cosa avrei detto su Hegel
in quanto marxista, soprattutto dal momento che vari seminari sulle opere di Hegel, che avevano
tentato di tenere, erano stati accantonati, sempre prima che si arrivasse alla fine. L, al contrario,
lentusiasmo era genuino, come nei corsi dattualit, e nessuno riusciva a fare andare via gli studenti
quando la campanella suonava. Credevano che fosse per il mio talento pedagogico, ma ho assicurato
loro che era largomento in s, e che - se si crede realmente al dinamismo delle idee, specialmente al
dinamismo della dialettica -lautomovimento nella sua compiutezza aggiunge allessere umano una
dimensione maggiore di qualunque invenzione del cinema. Mi hanno ringraziato per aver fornito loro
una nuova prospettiva di riferimento per rendere pi concrete le astrazioni di Hegel.
Di tutto ci, e del mio stesso libro, di come lo penso attualmente, mi farebbe piacere discutere
con lei. Non ho avuto sue notizie e cos non so se e quando lei potr raggiungere New York al mio
arrivo il 15 novembre. Dubito di potermi spostare a Boston, a meno che una qualche universit di l non
mi inviti e paghi le spese da New York a Boston. Per quando ricever questa lettere sar di ritorno a
Detroit, perci mi faccia conoscere i suoi programmi.
Sua
2 dicembre 1955
Cara Raya Dunayevskaya,
mi scuso per il mio lungo silenzio: 1) non avevo il suo indirizzo a portata di mano; 2) sono stato
cos impegnato nella corsa finale per la pubblicazione del mio libro su Freud da dover abbandonare
ogni corrispondenza. In pi, per la maggior parte del tempo non sono stato a Cambridge e ho
recuperato le sue lettere con grande ritardo. Ho letto tuttavia le sue note - perlomeno vi ho dato una
prima lettura - e vorrei dirle che devo incoraggiarla a proseguire nella sua elaborazione. Le sue idee
costituiscono una vera oasi nel deserto del pensiero marxista - ci sono molte cose che devo discutere
con lei - punti di dissenso e punti che richiedono chiarimenti, ma non mi  possibile, al momento,
venire a New York o a Detroit, n posso mettere per iscritto le mie considerazioni. Dovremo aspettare
finch la mia agenda e i miei programmi saranno un po pi favorevoli.
Mi creda, non  pigrizia intellettuale - ho solo bisogno di sottopormi a una rigida dieta
intellettuale, se voglio andare avanti. Mi tenga per informato sui suoi progressi e, appena ce ne sar la
bench minima possibilit, mi metter in contatto con lei.
Accludo i suoi appunti.
Scusandomi nuovamente e con i migliori saluti
Cordialmente
Herbert Marcuse
26 gennaio 1956
Cara R. D.,
questa  solo una nota di passaggio, per dirle che ho inviato la sua bozza al mio responsabile
editoriale16. La casa editrice  al momento in una fase di passaggio: stanno per avere un nuovo direttore
e, finch non ci sar la nomina, non verranno assunti nuovi impegni. Non volevo, tuttavia, provocare
nessun ritardo, cos ho inviato la bozza.
Appena mi sar restituita, lesaminer nuovamente e le mander le mie osservazioni. Lei sa
quanto profondamente mi sta a cuore il suo problema, e spero di poterle dire qualcosa che abbia un
valore per lei.
Non sia troppo ottimista per ci che riguarda le prospettive della pubblicazione: conosce la
riluttanza generale, e non so ancora come il nuovo direttore reagir alla mia raccomandazione.
Avr mie notizie appena ricever una qualche comunicazione da loro.
Con i migliori saluti
Cordialmente
Herbert Marcuse
10 marzo 1956
Caro Herbert Marcuse,
qualcuno dovrebbe inventare un giorno lungo il doppio e una notte dimezzata. Cos com, sono
del tutto insoddisfatta del mondo e dei suoi ritmi temporali (inclusi i miei). Ora che ho messo per
iscritto la mia protesta, ecco quanto sono riuscita a realizzare nei limiti della divisione di notte e giorno:
Sono tornata allinizio e accludo alla presente i primi due capitoli della Parte Prima.
Nuovi aspetti sono in continua evoluzione e sento ora il bisogno di alcuni ritratti: sono inclusi
Proudhon e Lassalle; Stalin lo elaborer in seguito. Per il momento sto disponendo i primi due sotto un
qualche titolo, come Interludio teorico, volto a precedere lanalisi dello stesso Capitale17.
Non so cosa far prossimamente - forse riposer per pochi giorni. In ogni caso, quanto accluso,
pi le due sezioni che lei gi ha, sul Grande spartiacque nel marxismo e sul Capitalismo di Stato
dovrebbero fornirle una buona idea del libro nella sua interezza18. Dal momento che  cos gentile da
accettarlo in forma di dattiloscritto, potrebbe essere anche cos generoso da farmi sapere il suo giudizio.
Non ho dubbi che, una volta o laltra, tra la bozza e la stesura finale avremo bisogno di trascorrere pi
di due ore insieme. Pensa che potr concedermi, nella prima parte dellestate, un intero fine settimana?
Sua
18 aprile 1956
Caro Herbert Marcuse,
senza dubbio dovrei essere abituata ai suoi lunghi silenzi. Ho per una buona ragione per essere
ansiosa, dal momento che questo  il mese in cui lei mi disse che Beacon Press avrebbe avuto il nuovo
direttore e sarebbe stata in condizione di considerare la pubblicazione del mio libro. Mi faccia sapere,
la prego, come stanno le cose. Accludo i dattiloscritti di altri due capitoli. Ancora una volta, non sono
consecutivi, sebbene seguano ci che lei ha, luno come Parte III sul Capitale di Marx, e laltro, Verso
una nuova unit di teoria e prassi come una sorta di conclusione del libro. Appena ricever da lei una
parola di incoraggiamento affronter quello su Hegel.
Non ha risposto alla mia richiesta riguardo lestate. Vorrei trascorrere uno o due giorni con lei
(diciamo nella met di giugno o a luglio), prima di darmi alla stesura finale. Se riuscir a completarla
nel corso di questa estate, allora forse potrei avere un editore per il tardo autunno.
Con i pi calorosi saluti,
Nel caso lei voglia controllare le citazioni del Capitale, si d il caso che ho utilizzato ledizione
di Dona Torr (I.P.), poich distingue le parti aggiunte da Marx nelledizione francese in una sezione
separata, sicch sono facili da seguire. Tra questa e ledizione Kerr ci sono quaranta pagine di
differenza.
1 maggio 1956
Cara R. D.,
non ho alcuna scusa per il mio silenzio - se non il fatto che la cosa tuttora non dipende da me.
Con Beacon Press c voluto un bel po di tempo: la prima reazione generale  stata favorevole, nel
senso che sono del tutto interessati a pubblicare una simile opera. Come senza dubbio sa, questo
significa che invieranno il testo ai loro consulenti editoriali. Dal momento che non conosco il nuovo
direttore, non posso influenzare il processo in nessun modo, neanche accelerarlo. Tra un paio di giorni
indagher di nuovo. Per quanto mi riguarda, mi piace molto il suo approccio e lo sviluppo della teoria,
e sono ansioso di vedere il libro nella sua interezza, solo che non ho la possibilit di sedermi e inviarle
le mie osservazioni: questo sarebbe per me un impegno a tempo pieno e non so come potrei affrontarlo.
Per quanto riguarda lestate: alla fine di giugno partir per lEuropa (lezioni!), ma spero di
andare a New York almeno per un paio di giorni alla fine di maggio. Quali sono i suoi programmi?
La posta mi arriva con maggiore facilit alla Brandeis University.
Con i migliori saluti
Suo Herbert Marcuse
3 maggio 1956
Caro Herbert Marcuse,
molte grazie per la sua lettera affettuosa. Non ha idea di come le sue parole incoraggianti mi
aiutino a procedere col mio lavoro. Come senza dubbio sa, il mio ingresso nel mondo intellettuale ha
avuto luogo in un modo del tutto non ortodosso, e lei  il primo che non mi faccia sentire come un
pesce fuori dallacqua. Ora voglio immergermi nella stesura del capitolo su Hegel e lo avr con me
quando lei andr a New York a fine maggio.
Mi sto affrettando a scrivere questa lettera perch non voglio che lei scappi in Europa prima
che io abbia avuto poche ore di discussione indisturbata sul libro. Pertanto mi scriva immediatamente,
per piacere, i giorni esatti in cui sar a New York e dove potr raggiungerla, e sar l con le campane
russe, o forse il vecchio Hegel mi accoglier e mi far entrare accompagnata dalla pi melodica musica
tedesca.
Nel caso si metta male e Beacon Press rifiuti, porti per piacere con s la bozza originale, e io
inizier una nuova campagna con Oxford University Press o con Praeger. Norman Mailer19 suggeriva
la Grove Press; ne sa qualcosa? Se questo libro alla fine di questa estate non sar espulso dal mio corpo
e non andr in stampa, rischier di scoppiare per tutti questi decenni di gravidanza. Quanto rimarr
oltreoceano? Mi duole vedere che cosa hanno fatto della tomba di Marx, al posto di quella semplice
pietra che segnava la sua fossa, presso la quale non mi sembr fuori luogo portare una sola rosa rossa,
nel 194820. Sarei capace anche di accompagnarla su ogni collina in Hampstead Heat e mostrarle
esattamente dove giocava con i suoi figli ogni domenica, e quando si recitavano Shakespeare lun
laltro21. Oh, che non le venga in mente che io fossi l!
6 settembre 1956
Caro Herbert Marcuse,
il suo Eros e civilt ha infranto il mio rifiuto adamantino, durato ventanni, di prendere una
posizione sul sesso. Il suo lavoro  talmente originale che necessariamente invalida il gesto difensivo
di una vecchia politicante che ritiene necessario non farsi coinvolgere in ogni questione che gli
intellettuali avvertono come politica, facendosi sviare cos dal punto principale.
Usando la parola originale per descrivere il carattere del suo libro, non intendo limitarla al
contributo del suo pensiero filosofico (sebbene sia naturale che il mio capitolo preferito sia
lIntermezzo filosofico). Intendo dire che con la sua reinterpretazione di Freud, lei lo ha salvato non
solo dagli epigoni, ma anche da se stesso, cosicch ognuno pu constatare dove egli risulta geniale e
originale e dove si trovano gli elementi che hanno dato luogo a una ciarlataneria. Sebbene Freud non ne
sia fondamentalmente responsabile, lambivalenza della sua teoria ha necessariamente oscurato il
grande contributo critico. Lei sa, ne sono sicura, che ci sono radicali che considerano la
reinterpretazione di una dottrina originale come se fosse una mera ripetizione, una copia a carbone
delloriginale. Conoscevo un radicale che riteneva Stato e rivoluzione di Lenin una copia della
Comune di Parigi di Marx (di La guerra civile in Francia) ! Il suo contributo originale consiste
nellaver sottratto Eros alla sua sussistenza in un ambito isolato, per collocarlo allinterno del contesto
storico della civilt occidentale, senza deviare in alcun modo dal campo dindagine specifico. Proprio il
contrario. Lei ha cos illuminato il campo della psicanalisi. E' a questo che mi riferisco quando affermo
che lei ha separato ci che vi  di geniale e originale da quanto si  lasciato trasformare in revisionismo,
se non del tutto in ciarlataneria. La risposta di Fromm nei suoi confronti costituisce un buon esempio di
ci che intendo qui22. Ecco un uomo che ha lardire di parlare con tono altamente morale della
insensibilit nei confronti delle qualit morali delle figure politiche, che era cos appariscente
nellatteggiamento di Lenin, mentre i suoi principi morali non gli impediscono di tirare in ballo il
nazismo, nella speranza che il suo tanfo tenga i lettori lontani da Freud e da lei.
Mi congratulo con lei tardivamente e vedr cosa posso escogitare per fare arrivare il libro nelle
mani di amici, operai e intellettuali; posso provare a riportare alcune parti facili sullalienazione in
News and Letters, che torner presto a uscire.
Com stato il suo viaggio in Europa e il suo ritorno? Io ho avuto solo un mese libero per
lavorare in modo intensivo, ma ho lavorato come un troiano (non lavoravano ogni giorno dalle sette e
trenta del mattino sino a mezzanotte?) e ho terminato la prima stesura del libro. Allego i tre capitoli che
non ha ancora visto e il nuovo indice. Noter che ho anche cambiato lAppendice, sostituendo la
sezione sulle Crisi nelle Teorie del plusvalore II con due saggi giovanili, Propriet privata e
comunismo e la Critica della dialettica hegeliana. Tra un mese mi dedicher alla revisione o alla
stesura finale del testo. Non ho ancora un editore che abbia accettato senza riserve, ma Praeger mi ha
promesso che, se nessun editore avr il coraggio di assumersene limpegno, lo far lui, per quanto
malvolentieri, perch  un libro complesso e fastidioso, e mi tirer addosso un sacco di critiche. Se lo
pubblicher Praeger, la pubblicazione sar contemporaneamente americana e inglese. Sento dire che ha
anche una casa editrice a Francoforte, ma non mi ha fatto alcun cenno a una traduzione tedesca. Mi ha
chiesto invece di continuare a presentare la bozza ad altri editori. Le sarei grata se conoscesse qualcuno
alla Harvard University Press (Russian Research Center) cui lo si possa presentare.
Quando pensa di essere pronto a scrivere la sua introduzione? Ha bisogno, prima di farlo, che i
manoscritti siano completa-mente ribattuti a macchina? Mi faccia avere sue notizie. Dal momento che
non sono sicura che lei sia tornato, far la spedizione con raccomandata.
Sua Raya dialettica in modo cos coerente e si rifiuta cos coraggiosamente di trattare i concetti
marxiani come dogmi, non assume questa posizione in riferimento al concetto (e alla realt) del
proletariato. Nello sviluppo della societ tardoindustriale dei paesi avanzati, questa classe, in quanto
classe, ha mutato posizione, struttura, coscienza, ecc. La piena forza dellanalisi economica e politica di
Marx deve essere applicata allesame di tale processo. Sarebbe affare dellaristocrazia non farlo!
Per quanto riguarda lultima parte: dissento dal suo assunto di una rottura completa tra
leninismo e stalinismo. Di recente ho riletto gli scritti e i discorsi di Lenin del 1921-22 e mi ha stupito
il grado di continuit e di concordanza nelle questioni fondamentali e nella politica - sin nelle
formulazioni! Ma di tutte queste cose si deve discutere a voce. Prevedo di essere a New York dopo
Natale, per lincontro della Philosophical Association - se dovessi andare a New York prima di questa
data, la informer immediatamente, non appena lo sapr. Il mio studio sul Marxismo sovietico, nel
quale cerco di affrontare alcuni dei problemi sopra indicati,  in via di completamento e sar pubblicato
dalla Columbia University Press nei primi mesi del 195725. Le invier il dattiloscritto per le sue
osservazioni e la sua critica prima che vada in stampa.
Grazie, e con i migliori saluti
Suo Herbert Marcuse
23 ottobre 1956
Cara R. D.,
grazie per la sua lettera e per il capitolo. Ha fatto di nuovo un lavoro ammirevole - forse un po
troppo ammirevole. E' cos denso da risultare difficile per me, che ho letto i volumi 2 e 3 [del Capitale,
N.d.C.] - non sarebbe ancora pi difficile per molti altri? Molto di quanto Marx ha provato a dimostrare
appare nel suo capitolo solo come tesi o asserzione. Ora per non faccia nulla. Lasciamo prima la
parola alleditore.
Per quanto riguarda il nostro incontro qui... il 15 novembre  meglio: io finir alluna. Mi
spiace, ma la vita non  tutta rose, neanche per un intellettuale!
Spero ancora che ci incontreremo.
Con i migliori saluti,
come sempre
Herbert Marcuse
6 novembre 1956
Caro Herbert Marcuse,
per poter completare lintero manoscritto e darle qualche giorno per leggerlo nella sua interezza,
ho deciso di spostare il mio arrivo di una settimana, approfittando del fatto che, come data del mio
arrivo, venerd  per lei un giorno migliore. La prego, cerchi di essere libero sabato, dal momento che,
semplicemente, devo arrivare ad alcune concrete conclusioni per quel tempo, o dopo non avr
occasione per recarmi dalleditore a New York.
Arriver a Boston venerd 23 novembre e rimarr il sabato 24 novembre, sicch spero di poterla
vedere entrambi i giorni. Posso incontrarla dovunque mi dir, o potr incontrarmi al mio hotel, come le
 pi comodo. Far le prenotazioni nel momento in cui avr notizia che lei  daccordo e che possiamo
incontrarci senza guardare la lancetta dei minuti sullorologio. Mi spiace essere presuntuosa e
insistente, ma senza poche dense ore di lavoro insieme il progetto potrebbe fallire. Non  che non abbia
simpatia per le afflizioni degli intellettuali e so quanto pesantemente lavorino e che neanche il loro
tempo gli appartiene (pensi come Marx considerava persino alcuni incontri dellInternazionale una
sottrazione di tempo al Capitale), ma sono anche sicura che lei approvi che Marxism and Freedom
venga pubblicato e mi aiuter. Cos, trattenendo il respiro finch non avr sue notizie,
Con gratitudine,
Raya
P.S. Cosa ne  stato del suo dattiloscritto? Sto aspettando di leggere il suo libro prima che arrivi
al pubblico. Mi procurer il tempo per una critica accurata26. Un giorno mi riuscir di creare una
giornata pi lunga di ventiquattro ore meno sei.
5 giugno 1957
Caro H. M.,
ho finalmente terminato la revisione, e il libro  stato spedito questoggi alleditore. Credo che
ora sar a favore di una nuova legge che proibisca agli autori di operare da s la proprie revisioni. Non
posso guardare nulla di ci che scrivo senza desiderare di riscriverlo, e poi inizia il corredo delle note.
Sebbene mi fossi proposta di conservarne pochissime, in considerazione del pubblico al quale mi
rivolgo, la classe operaia, se ne contano ora quasi trecento. Gi le sole lettere per i permessi per le
citazioni hanno richiesto quasi una settimana. La bibliografia, per quanto molto selettiva, conta altre
quattro pagine. Il testo  ora di quattrocento pagine, pi le altre novantacinque delle appendici. Con la
sua prefazione saranno oltre cinquecento, sicch suppongo che gli accorti uomini daffari che dirigono
le case editrici avessero ragione quando si rifiutavano di vincolarsi ad un prezzo, finch non avessero
avuto tra le mani il manoscritto pronto per la stampa.
Ho scritto a Bookman che la sua prefazione sar spedita completamente dattiloscritta e pronta
per la stampa entro un paio di settimane (do per scontato che lei me la invier nello stato che pi le
aggrada - sono esperta nel leggere la mia grafia, quindi posso leggere quella di chiunque - e far delle
copie, prima di spedirgliela), ma che egli non deve tardare dallandare in stampa, giacch la sua
Prefazione sar numerata differentemente - intendo proporre numeri romani, per distinguerla dalla mia
introduzione e dal testo. Ho proceduto cos perch mi aveva detto dallinizio che, se volevo ottobre
come data di pubblicazione, esso doveva essere in tipografia a giugno.
Sua, Raya
Ho appena saputo dalla Humanities Press che la prima reazione di Routledge, Paul & Kegan 
stata del tutto positiva. Risulta certamente possibile hanno scritto di Marxismo e libert, prima di
girarlo ai consulenti editoriali. Avendo avuto lesperienza con Macmillan, che aveva praticamente
firmato il contratto, prima che facessero marcia indietro, non creder alla reazione di Routledge finch
il contratto non sia stato firmato.
7 giugno 1957
Cara R. D.,
mi farebbe un favore? Nella stesura della prefazione vorrei riassumere il nucleo del suo libro
nel modo pi adeguato possibile in uno spazio tanto ridotto. Potrebbe inviarmi una breve esposizione di
quella ritiene essere la tesi (o le tesi) principale e la linea argomentativa fondamentale del suo libro?
Ci accelererebbe notevolmente le cose. Mi dispiace di importunarla con del lavoro aggiuntivo in
questa importante congiuntura.
Saluti
Herbert Marcuse
11 giugno 1957
Caro Herbert Marcuse,
 bello ricevere sue notizie. Sono sicura che concorder sul fatto che sia molto pi facile
scrivere cento, se non cinquecento pagine, che riassumere in una o due pagine il nucleo di un libro al
quale si  lavorato per quasi quindici anni. Ma ci prover.
I) Il punto centrale, il perno attorno al quale ruota tutto il resto , naturalmente, la fondazione
filosofica del marxismo. Cos lo formulo nella mia nota introduttiva: Questo libro ha lo scopo di
ristabilire la forma originaria del marxismo, che Marx chiamava compiuto naturalismo o
umanismo27.
Ci si snoda come un filo rosso attraverso il libro. La Parte Prima inizia pertanto con la
Rivoluzione francese e Hegel, e termina con Un nuovo umanesimo: i primi scritti economico-filosofici
di Marx. E' la sua risposta alleconomia politica classica cos come ai socialisti utopisti e ai comunisti
volgari del suo tempo, e fissa una nuovo visione del mondo, la filosofia marxiana, che si distingue dalla
dialettica hegeliana ed  con questa saldamente intrec-data. Quella che  assunta come la tesi del
giovane Marx riappare poi nella Parte terza Marxismo: unit di teora e pratica, dove, in riferimento
allumanesimo dialettico del primo libro, mostro che le categorie economiche di Marx non sono solo
categorie sociali, ma sono completamente pervase dallumanesimo che veniva fuori dalle lotte della
classe operaia per la riduzione della giornata lavorativa. Cos come la poneva Marx, la semplice
questione di quando la mia giornata inizi e quando finisca appartiene ad un livello filosofico pi elevato
del pomposo catalogo della Dichiarazione dei diritti delluomo28. Quanto  vero del primo libro del
Capitale, vale anche per la logica e la finalit del secondo e del terzo libro, incluse le Teorie sul
plusvalore, in relazione ai quali mostro che lintera storia  per Marx lotta per la libert, che ha alla sua
base la riduzione della giornata lavorativa, e solo da qui si passa dal regno della necessit al regno della
libert.
Lenin recep la rilevanza critica della fondazione filosofica -la via pi dura - nel momento in cui
la Seconda internazionale stava letteralmente crollando, e, per ricostituire le proprie ragioni, dovette
tornare alla Scienza della logica di Hegel. Il capitolo Lo spirito in azione delinea ci che la fondazione
filosofica signific per Lenin e la Rivoluzione russa, e termina con la considerazione che, proprio come
il marxismo, cos il leninismo, privato della sua fondazione filosofica,  privo di senso. N 
economicista. Infine, quando arriviamo alla nostra epoca, che chiamo dellautomazione e del nuovo
umanesimo, metto in evidenza la metodologia del marxismo e il modo in cui la nostra epoca  spinta
verso una prospettiva totale.
II) Subordinato a questo tema principale, e parallelamente ad esso, si snoda quello della
distinzione tra lintellettuale radicale, come Proudhon, e lintellettuale marxista. Io sostengo che il
marxismo non  solo lespressione teorica dello sforzo della classe operaia per la realizzazione di un
nuova societ su basi socialiste, ma  ci che ha aperto agli intellettuali una nuova dimensione. La
nuova dimensione  sorta precisamente perch esso non ha separato la teoria dalla storia, incluse le
lotte di classe contemporanee. Il rapporto della teoria con la storia  visto come un elemento vitale che
muta lintera struttura della maggiore opera teorica di Marx. Il fatto che nel 1863 e nel 1866 egli abbia
rivisto quella struttura radicalmente, e scritto ledizione francese del Capitale nel 1872-1875 - nel
periodo compreso tra la Guerra civile negli Stati Uniti e la Comune di Parigi - costituisce la prova di
tale rapporto della teoria con la storia e mostra al tempo stesso come nella sua opera pi economica,
quella preferita dagli economisti dellaccademia - nel libro terzo del Capitale - ritorni quanto il giovane
Marx aveva affermato nei suoi primi scritti, sostenendo che la societ non deve mai pi essere
contrapposta allindividuo, e aveva celebrato nel 1848 nel suo Manifesto comunista, con la tesi che lo
sviluppo dellindividuo  la condizione dello sviluppo del tutto.
Ancora, passando dal tempo di Marx a quello di Lenin, dimostro che il contributo della Seconda
Internazionale - lorganizzazione - fu accolto da Lenin nella concezione della sua cosiddetta teoria
dellavanguardia del 1902-1903, ma che, quando le rivoluzioni russe ebbero realmente luogo, egli se ne
liber - o almeno rivide radicalmente la sua teoria non meno di sei volte, cos da affermare nel 1917
che pi rivoluzionari del partito di avanguardia erano gli operai al di fuori di esso, e nel 1923 che, a
meno che il partito non fosse stato controllato dalle masse esterne al partito, la burocrazia avrebbe fatto
crollare lo stato degli operai ed essi sarebbero regrediti al capitalismo. In ogni caso, il nostro problema
non  certo se ci sar una rivoluzione, ma cosa accadr dopo: dobbiamo sempre fare i conti con un
Napoleone o uno Stalin? In una parola, senza il riferimento allautorganizzazione spontanea del
proletariato e alla sua ricerca di universalit nel modo in cui lo fece Marx per il suo tempo, non
possiamo attenderci altro che degli esiti totalitari.
III) Nella mia nota introduttiva affermo che le tre principali linee tematiche del libro sono: 1)
leconomia politica classica, la filosofia hegeliana e le dottrine della rivoluzione francese in rapporto
con le condizioni reali, economiche e sociali del proprio tempo, la rivoluzione industriale, la
rivoluzione francese, sino alle prime crisi capitalistiche. 2) Il marxismo in relazione alle lotte di classe
del suo tempo: nel periodo della maturit, 1843-1883, cos come il marxismo del periodo 1889-1923; e
3) il metodo del marxismo rispetto al nostro tempo, che denomino lepoca del capitalismo di Stato e
della rivolta operaia: lanalisi dei piani quinquennali russi e delle rivolte nella Germania Est, e la
Vorkuta che segue la morte di Stalin29; infine lanalisi dellautomazione, ma questa  una parte
comparativamente agile e semplice. Penso che anche ci possa essere riassunto in un certo modo nella
nota introduttiva, in cui spiego il metodo col quale questo libro  stato scritto - che la ricerca ebbe
inizio nel 1939, quando ruppi con Trotskij sulla questione russa, ma non ha assunto la forma di
Marxismo e libert sino al 1950-1953, quando lo sciopero dei minatori contro lautomazione e le
rivolte nellEuropa Orientale mi hanno indotto, dalle loro distinte prospettive, a esporre tutte le mie
idee a gruppi di operai, che hanno verificato e discusso il materiale. Nessun teorico, oggi pi che mai,
pu scrivere di testa sua. La teoria richiede una costante elaborazione e rielaborazione delle idee sulla
base di ci che gli operai stanno facendo e pensando. Ritorno ad Hegel, l (alla nota a pagina 73 della
Scienza della logica) dove egli dimostra che quanti hanno fatto propri i risultati di Kant senza il suo
procedimento, hanno operato come con un guanciale per la pigrizia del pensare30, e se la pigrizia
intellettuale che si  accumulata nel movimento marxista ha riguardato solo il marxismo, allora noi non
potremmo fronteggiare la minaccia della bomba H senza rivelare una arretratezza ideologica. C
bisogno di una nuova unit di teoria e prassi, che deve avere inizio con i nuovi impulsi provenienti
dalla classe operaia e ci, lungi dal costituire unabdicazione intellettuale, segnerebbe uneffettiva
fecondit della teoria. Una volta che i teorici li abbiano recepiti, il loro lavoro non  terminato, ma
inizia per la prima volta.
In una parola, io non offro alcuna ricetta o conclusione teorica. Mostro un metodo allopera e
invito gli intellettuali a far uso di quel metodo dialettico quale base per osservare il mondo
contemporaneo, e per liberare il loro pensiero dal dominio delle minacce e della bomba totalitaria della
Russia, e di quella democratica dellAmerica. Da parte loro gli operai possono fare molto, sebbene
neanche essi abbiano raggiunto un nuovo ordine sociale, ma se il movimento dalla prassi alla teoria
apre al movimento dalla teoria alla prassi, allora potrebbe compiersi un vero inizio.
Naturalmente nellopera vi sono altri punti - dalle radici americane del marxismo al
pervertimento comunista tanto delle opere giovanili quanto del Capitale -, dal momento che essa tenta
di occuparsi della nostra et delle macchine, dalla rivoluzione industriale sino allautomazione, ma
credo non si perda nulla di rilevante del libro, una volta che si sia afferrato il punto centrale, la
fondazione filosofica.
Conosco leffetto che ebbe il suo Ragione e rivoluzione nel 1941. Non fu pi possibile trattare
Hegel come un cane morto, n gli scritti economico-filosofici di Marx come unaggiunta umanistica
alle grandi teorie scientifico-economiche. Ma allora stava parlando un filosofo e non un solido
economista come me. Se i due fossero combinati, per Dio, alleluia! Sarebbe un terremoto. Ma gli
accademici non hanno bisogno di pensare da s in modo pi acuto. Sono tutti ricaduti nel Fronte
popolare. Non  possibile combattere il totalitarismo russo, o di ogni altro genere, senza una salda
fondazione teorica e una visione sociale.
Naturalmente non so dire se abbia avuto successo nel realizzare ci che avevo in mente, ma se il
risultato coincidesse realmente col mio intento, allora potrei dire di nuovo in Marxism and Freedom
c: 1) il recupero della fondazione filosofica del marxismo in Hegel in modo cos concreto, che sono
venute alla luce le origini della nostra era della macchine, cos come il periodo pi tardo
dellautomazione; 2) una sintesi di tutti e tre i volumi del Capitale, in modo tale che il lettore possa
conoscere il marxismo come teoria e come metodo; e 3) la nuova dimensione che il marxismo
dischiude allintellettuale gli si  fatta cos reale che questi potrebbe effettivamente riconoscere il
movimento dalla prassi alla teoria, e desiderare ardentemente lunit delle due, cos come fa loperaio.
Spero che questo corrisponda in qualche modo alla ricapitolazione del nucleo del lavoro, che lei
desiderava preparassi. Accludo alla bibliografia anche la mia nota introduttiva, in modo tale che possa
individuare l tutte le mie questioni.
In ardente attesa della sua Prefazione,
22 luglio 1957
Caro Herbert Marcuse,
la sua prefazione mette senza dubbio in rilievo alcune questioni fondamentali, sia attraverso la
critica, sia attraverso la chiarificazione. Non penserei mai di rinunziarvi. Puntando direttamente su ci
che ho chiamato il cuore sempre vivo del marxismo - gli operai che con la loro vita di tutti giorni e con
le loro lotte gli hanno dischiuso nuova linfa e una nuova dimensione - attizzer certamente una
polemica che si scatener appena il libro sar stato pubblicato. Il disaccordo aspro non mi ha mai
disturbato; il blocco monolitico s.
Una cosa, tuttavia, mi ha sorpreso nella sua prefazione, e cio il fatto che le ultime frasi siano
incentrate sullautore della prefazione piuttosto che sul libro. Al suo posto avrei continuato ancora con
una frase, sulla linea di questa: che si concordi o meno con Dunayevskaya, il suo libro pone delle serie,
solide fondamenta, di ampia portata, per il riesame del marxismo a partire dalle sue radici nella
filosofia hegeliana sino al suo sviluppo post-marxista dei giorni nostri.
Potr sembrarle di aver sostenuto qualcosa di simile nel contesto pi proprio, ma come lettore
che subito dopo si volger alle quasi quattrocento pagine di R.D. sentirei il bisogno di una simile
connessione tra la prefazione e il corpo dellopera. Mi faccia sapere subito, per piacere, se concorda
con una simile aggiunta, e come la formulerebbe, cos che possa inviarla in tutta fretta alleditore, nel
modo che lei avr dichiarato di approvarla. E' lei che deve decidere, non io.
La brochure allegata  stata inviata a cinquemila persone, con la richiesta di prenotare il libro.
Spero che le fiamme della disputa siano state accese, e che proprio non ricadremo nella pigrizia
intellettuale. Molte, molte grazie per laiuto e lincoraggiamento.
9 ottobre 1957
Cara R. D.,
a dirle la verit, provo un po di disagio di fronte allenfasi sulle radici americane del
marxismo e alla tesi che Marx ha ripensato completamente la struttura del Capitale sotto limpatto
della Guerra civile americana. Non ricordo se il suo libro autorizzi realmente tali formulazioni - quando
lho letto, non ho avuto questa impressione; ma allora la mia memoria potrebbe sbagliare. La piccola
verifica, tuttaltro che sistematica, che ho fatto recentemente non ha avuto molto successo: non ho
trovato nessuna prova che avvalori tali affermazioni. I miei amici mi bombardano con contestazioni, e
io stesso sono naturalmente piuttosto sensibile riguardo la americanizzazione di Marx. Mi farebbe un
grande favore se potesse riassumere in tutta brevit la sua argomentazione o annotare i riferimenti
principali - anche nella corrispondenza di Marx, o altrove.
Mi dispiace arrecarle disturbo - ma, dal momento che ha terminato con le bozze e lindice, ci
non dovrebbe essere eccessivo. Se lo , lo dimentichi.
Con i migliori auguri,
Herbert Marcuse
11 ottobre 1857
Caro H. M.,
grazie molte per la sua lettera del 9, che mi ha dato lopportunit di ripercorrere brevemente le
radici americane del marxismo. Sinora mi sono concentrata sullordito, sulla trama del libro - la
filosofia, la dialettica, lumanesimo marxista. Poich la data di pubblicazione si avvicina,  tempo di
indicare la tesi complementare. Utilizzo la struttura del Capitale per illustrarla. Per la Seconda
Internazionale, ugualmente per lala riformista e per quella rivoluzionaria, i mutamenti nella struttura di
questo lavoro non significavano nulla. Finch Rosa Luxemburg, nel 1913, non inizi a mettere in
discussione quanto Engels aveva ricavato dal materiale lasciatogli da Marx, tutti i marxisti trattavano
i mutamenti nella struttura come un problema letterario. I comunisti hanno perpetuato tale tradizione
(cfr. Leontiev31 nella Bolshaya Bovetskaya Encyclopaedia). La guerra di citazioni, con la quale fu
attaccata Rosa Luxemburg, sia dalla Seconda, sia dalla Terza Internazionale, non tocc mai la struttura
del Capitale, sino al 1928 con Henryk Grossman32. La sua fu la prima analisi seria dei mutamenti della
struttura. Il suo era tuttavia un interesse principalmente economico; era diretto contro il
sottoconsumismo della Luxemburg e alla riaffermazione della centralit del calo del saggio del profitto
per la teoria dellaccumulazione nella sua forma marxista.
Osserviamo ora tale mutamento della struttura verso la fine degli anni Cinquanta
dellOttocento, quando egli lavorava ai Lineamenti e alla Critica, e nel corso degli anni Sessanta,
quando Il capitale assunse la sua forma definitiva:
1) Come sa, sia nella sua lettera a Engels (dell8/4/1958)33, che nella Prefazione alla Critica,
egli indica che Il capitale, nella sua prima stesura, doveva essere in sei volumi, quali: I. Il capitale; II.
La propriet fondiaria; III. Il lavoro salariato; IV. Lo Stato; V. Il commercio internazionale; VI. Il
mercato mondiale.
Come dimostra nellintroduzione alla Critica, di cui non permise la pubblicazione, anche qui gli
Stati Uniti avevano un ruolo nella chiarificazione della categoria del lavoro: Un tale stato di cose 
sviluppato al massimo nella forma desistenza pi moderna delle societ borghesi, gli Stati Uniti. Qui
dunque la astrazione della categoria lavoro, il lavoro in generale, il lavoro sans phrase, che  il
punto di partenza delleconomia moderna, diviene per la prima volta praticamente vera34.
2) Il mio Quinto capitolo, Lincidenza della guerra civile sulla struttura del Capitale,
mostra che il decennio degli anni Sessanta fu decisivo per la struttura del Capitale. Fu il periodo della
guerra civile negli Stati Uniti, della grande mobilitazione degli operai inglesi dalla parte del Nord,
dellinsurrezione polac: ca, dei tumulti in Francia, della fondazione della Prima Internazionale. Lo
stesso Marx descrive nel modo migliore la novit di questo decennio quando l11 gennaio del 1860
scrive a Engels: Secondo me, il fatto pi grosso che sta accadendo ora nel mondo , da una parte, il
movimento degli schiavi dAmerica, apertosi con la morte di John Brown, dallaltra il movimento dei
servi in Russia35. Due anni dopo (il 30/7/62) polemizza con Lassalle sul contributo degli Yankeej36.
Ci raggiunge il culmine nella sua lettera a Engels del 15 agosto 1863, nella quale chiama in causa
direttamente la struttura del Capitale: Se guardo il lavoro e vedo come ho dovuto rifare tutto e
costruire anche la parte storica con materiale in parte ignorato, allora costui (Lassalle) mi fa proprio
ridere con la sua economia gi bella e pronta in tasca37.
In cosa consistesse quel rifare tutto lo mostro mettendo a confronto la struttura della Critica
con quella del Capitale. Mi baso sulle lettere e sullelenco dei materiali da parte di Engels nella
Prefazione al Capitale. Negli Archives II (VII) ci sono anche, oltre alla prima conclusione del Capitale,
lo schema di tali mutamenti. Anche Leontiev in riferimento al Capitale elenca i quaderni e le
variazioni. Non si deve ignorare neanche il rapporto di Marx sulla Guerra civile per la Wiener Presse,
nel quale egli riporta i discorsi degli abolizionisti, soprattutto di Wendell Philips, sul quale commenta:
Nel momento attuale il discorso di Wendel Phillips  pi importante di un bollettino di guerra. (E'
riprodotto in La guerra civile negli Stati Uniti, insieme con le sue lettere a Abraham Lincoln e altre
lettere). Come sa, a differenza di alcuni marxisti emigrati in America, che evitavano ogni
coinvolgimento nella guerra civile, sulla base dellastrazione di essere opposti a ogni schiavit, del
salario e del gregge umano, egli prese parte attivamente al movimento di massa allestero. Ci  in
contrasto con gli anni Cinquanta, nei quali si tenne fuori dai circoli di emigranti e dal loro genere di
attivit. Come mostro allinizio del capitolo dedicato allincidenza della Guerra civile sulla struttura del
Capitale, Nessuno  pi cieco alla grandezza del contributo di Marx di coloro che portano alle stelle il
suo genio, quasi che esso fosse maturato fuori delle lotte concrete del periodo storico in cui egli visse.
Quasi che egli avesse tratto quegli impulsi dal mero sviluppo dei suoi pensieri, e non dai lavoratori
vivi, che con la loro azione mutano la realt vivente [...] Chi glorifica la teoria o il genio ma non sa
riconoscere i limiti di un lavoro teorico, non pu intendere neppure la necessit del teorico38.
3) Dopo tre intensi anni - 1863-1866 - di rielaborazione del Capitale, Marx non  ancora
soddisfatto. Il 10 febbraio del 1866 apprendiamo il perch: Ho ampliato storicamente la parte sulla
giornata lavorativa, il che restava fuori del mio piano originario39. Dopo aver terminato
lelaborazione della immensa sezione sulla giornata lavorativa, scrive di nuovo a Engels per mostrargli
come sia felice che gli operai americani, con giusto istinto, siano giunti alla medesima formulazione
sulla giornata di otto ore che egli aveva elaborato per il Congresso di Ginevra della Prima
Internazionale. Lo inserisce direttamente nel Capitale (alla fine del cap. X40), quando cita la
Risoluzione di Baltimora41, collegandola alla Prima Internazionale: Cos il movimento operaio sulle
due rive dellAtlantico...42, e precedentemente lega lavoro dei bianchi e dei neri: Il lavoro in pelle
bianca non pu emanciparsi, in un paese dove viene marchiato a fuoco quand in pelle nera. Ma dalla
morte della schiavit germogli subito una vita nuova e ringiovanita. Il primo frutto della guerra civile
fu lagitazione per le otto ore43.
4) Infine, le radici americane non sono solo nel primo libro, portato a termine (da lui stesso), ma
anche nel secondo e terzo libro, incompiuti. In Logica e finalit44 cito dalla sua lettera a Danielson (del
10 aprile 1879), in cui gli chiede di non attendere il secondo libro, per tradurre il primo, a causa della
mole di materiale che egli aveva ricevuto dalla Russia e dagli Stati Uniti: Oggi gli Stati Uniti hanno
superato lInghilterra [...] le masse sono pi sveglie ed hanno in mano maggiori mezzi politici per
fronteggiare la forma di un progresso realizzato a loro spese45. Sostengo poi come sia chiaro che
Russia e America dovevano avere nel secondo e nel terzo libro il ruolo che lInghilterra aveva giocato
nel primo; come Lenin abbia ampliato il secondo libro in riferimento alla Russia, e che gli operai
americani lo stiano concretizzando riguardo allAmerica, col loro atteggiamento verso lautomazione.
Nellultimo capitolo, su Lautomazione e il nuovo umanesimo, dopo essermi occupata del crollo del
1929, della divisione tra i pianificatori e le maestranze che stavano costruendo la loro propria
organizzazione - la CIO46 -, e del 1940, quando essi si rivoltarono contro i loro leader operai che si
erano trasformati in una burocrazia che li opprimeva allo stesso modo dei manager negli stabilimenti,
sviluppo la sezione finale, intitolata Verso una nuova unit di teoria e prassi nella tradizione marxista
e abolizionista.
Come le ho gi scritto in precedenza, non ho n un programma, n striscioni che gridano
Seguimi, ma traccio degli schizzi solo per raccogliervi nuovi impulsi - da parte degli operai: La
classe operaia  rimasta a lungo un mistero per gli Europei, siano essi lavoratori o intellettuali. Fino alla
formazione del CIO, gli europei erano soliti dimostrare larretratezza delloperaio americano in virt
del fatto che questi non aveva saputo creare i sindacati industriali [...] Non avendo loperaio americano
costituito alcun partito di massa, pu sembrare apolitico. Non conoscendo egli profondamente le
dottrine di Karl Marx, pu sembrare non socialista [...] Non i marxisti hanno costretto la societ a
guardare a occhio nudo le condizioni del lavoro e i rapporti reciproci tra gli uomini [...] Il segno della
bancarotta della civilt contemporanea, compresi i cosiddetti partiti davanguardia,  la bancarotta del
suo pensiero. Lassenza del movimento marxista, dalla morte di Lenin, avrebbe senso solo per i
marxisti, se il marxismo non fosse nella vita e nelle aspirazioni quotidiane del popolo che lavora. Il
marxismo non  n nelle patetiche, piccole tesi che raccolgono polvere allinterno di piccole
organizzazioni radicali, n nei tomi giganteschi che raccolgono polvere sugli scaffali delle universit
conservatrici47. Da parte mia, chiarisco il metodo utilizzato per scrivere Marxismo e libert e
considero gli operai americani, e i giovani studenti che vi hanno collaborato, co-autori.
Ora, se posso, vorrei aggiungere una nota personale, dal momento che, sebbene il libro non sia
stato ancora pubblicato, gli attacchi contro di me hanno gi avuto inizio. I suoi amici la bombardano
per quanto riguarda le radici americane del marxismo, mentre i comunisti stanno bombardando gli
editori e i distributori con la vera storia, che io sarei fuggita dalla Russia nel 1917 perch avevo
sangue bianco nelle vene. Spero di non dover ritornare al periodo avventuroso e drammatico in cui ero
la segretaria di Trotskij, e dovetti portare una pistola e imparare a sparare. La American Economic
Review sapeva il fatto suo quando, nel 1944, pubblic la mia traduzione della revisione russa del
marxismo, con un mio commento. Tra lambasciata russa che mi accusava di essere una fascista e il
Dipartimento di Stato che avvisava la rivista che Russia e America erano alleate e che la
pubblicazione non sarebbe stata daiuto, gli editori ebbero bisogno di tutta la loro integrit intellettuale
e il loro coraggio per andare avanti col lavoro. Da buon generale - i filosofi in questi tempi devono
essere dei buoni strateghi - confido che nulla di ci che accadr potr sorprenderla. La sua Prefazione
parla da s, e confido che il mio libro far altrettanto.
Sua, Raya
15 ottobre 1957
Cara R. D.,
grazie per la sua pronta risposta. Mi sembra che i suoi riferimenti non avvalorino la tesi che la
struttura del Capitale sia stata completamente ripensata sotto limpatto della Guerra civile americana.
E' certamente vero che il piano, o i piani, originari sono stati profondamente rivisti tra il 1857 e il 1866,
ma non rinvengo nulla che dimostri che tale mutamento sia stato influenzato in modo decisivo dagli
sviluppi americani. In realt, ripercorrendo le lettere di Marx scritte in questo periodo, sono colpito dal
carattere piuttosto casuale dei riferimenti agli Stati Uniti. Ovvero, se lei respinge il casuale: tali
riferimenti non mi sembrano affatto differenti da quelli ad altri eventi europei contemporanei.
Spiacente!
Una nota personale sulla sua nota personale: non c nessun motivo razionale per il quale lei
possa associare le contestazioni dei miei amici con la rievocazione delle minacce nei confronti della
sua vita e del suo ricorso alla pistola! Essi hanno accolto la sua pubblicazione come quella di una
interpretazione specialistica (sit venia verbo) di Marx, soggetta a una critica intellettuale. Mi creda,
avevano interesse a dei chiarimenti, non ad attacchi o contrattacchi. Lei dovrebbe essere lultima a
risentirsi di questo, o a dimenticare la differenza tra il loro atteggiamento e laltro.
Saluti!
Herbert Marcuse
8 agosto 1960
Cara R. D.,
sono molto dispiaciuto per non aver risposto ai suoi vari biglietti e alle sue lettere; la principale
ragione  che sono nevroticamente impegnato nel mio nuovo libro e vivo nevroticamente la minima
interruzione. Accetti, la prego, le mie scuse. Sono sicuro che capir. Ci dovrebbe farmi sentire anche
peggio, poich le scrivo per chiederle un favore. Pu darsi che le abbia detto che il mio nuovo libro, dal
titolo provvisorio Studies in the Ideology of Advanced Industrial Society costituisce una sorta di
complemento occidentale di Soviet Marxism - nel senso che vuole occuparsi non solo dellideologia,
ma anche della realt corrispondente48. Uno dei problemi principali sar quello della trasformazione
della classe lavoratrice sotto la spinta della razionalizzazione, dellautomazione, e, in particolare,
dellinnalzamento del livello di vita. Sono sicuro che lei sa che cosa intendo quando mi riferisco alla
discussione tra i sociologi francesi in Arguments e soprattutto agli articoli di Serge Mailet. E' la
questione di un mutamento, cio di un atteggiamento maggiormente affermativo da parte dei lavoratori
nei confronti non solo del sistema nel suo complesso, ma anche dellorganizzazione del lavoro negli
impianti pi altamente modernizzati. Lo studio sul campo di Mallet sugli operai francesi dello
stabilimento Caltex sottolinea in modo chiaro il sorgere di un atteggiamento fortemente cooperativo e
di interessi costituiti nei confronti dellazienda49.
Ora, vorrei chiederle in primo luogo la sua valutazione ponderata per quanto riguarda la
situazione in questo paese, e secondariamente, se non  chiederle troppo, dei riferimenti alla letteratura
americana su questo problema, pro e contro. So che il suo giudizio personale va contro la tesi
dellintegrazione e della riconciliazione delloperaio con la fabbrica, ma vorrei sapere se c un qualche
argomento significativo nellaltro senso.
Spero di non portarle via tempo. Come sta procedendo il suo lavoro?
Con i migliori saluti
Herbert Marcuse
16 agosto 1960
Caro H. M.,
 stato bello avere sue notizie (la sua lettera  giunta in ritardo perch lha mandata al vecchio
indirizzo; prenda nota del nuovo: 4482-23th St.).
La sua lettera dell8  arrivata in un momento sospetto, poich il numero speciale di News and
Letters, che sar pubblicato con il titolo, Workers Battle on Automation,  appena uscito dalla stampa
e dovrebbe esserle utile; vi vedr, infatti, gli operai parlare delle condizioni di lavoro e del presunto
elevato livello di vita. So dallultima volta che le ho parlato che lei considera le loro opinioni come il
risultato della mia influenza. Se  vero che Charles Denby e alcuni (certo non tutti) degli autori di
questo opuscolo sono marxisti umanisti, farebbe un grave errore se considerasse i loro punti di vista
cos eccezionali da non rappresentare il proletariato americano. Essi sono rappresentativi di un
segmento molto importante degli operai americani, in tutte le industrie di base - auto, acciaio, carbone -
e le condizioni che descrivono sono ci di cui fanno esperienza alla catena di montaggio, non quello
che alcuni sociologi colgono con uno studio sul campo. Vorrei specialmente richiamare la sua
attenzione anche o soprattutto su Which Way Cut, a p. 6, poich, al contrario del monolite non solo dei
comunisti, ma dei radicali che pensano di dover avere una voce unitaria quando escono in pubblico,
gli operai qui sono apertamente discordi. Di Angela Terrano ricorder forse una citazione in Marxism
and Freedom, poich ha affrontato la questione del modello di lavoro in un vero senso marxista,
sostenendo che il lavoro dovrebbe essere totalmente differente, qualcosa di completamente nuovo, e
non solo lavoro guadagnare denaro, per comprare il cibo e le altre cose. Dovr essere completamente
legato alla vita (p. 275)50. Qui respinge completamente lautomazione, laddove il direttore insiste sul
fatto che se gli operai gestissero la fabbrica, questa non sarebbe una casa del terrore, e opera lungo le
linee pi tradizionali del controllo operaio della produzione, della riduzione della giornata lavorativa,
ecc.
In secondo luogo, mi  capitato di conoscere un ingegnere della Caltex che racconta delle cose
moto diverse da quelle di Serge Mallet. Gli ho fatto aggiungere un breve articolo specifico sulla
questione che lei ha sollevato, ma il suo studio Oil and Labor, pubblicato in FI51 nel 1948 era molto
ampio e, dal momento che dubito che lo abbia, glielo accludo (quando ha finito per, a suo comodo, me
lo restituisca). Al tempo stesso, non sono sicura che lei abbia il mio articolo in Arguments, State
Capitalism and Bureaucracy: esso si occupa di alcuni dei sociologi che lei senza dubbio ha in mente,
come C. Wright Mills, che parla ad un livello alquanto superiore rispetto al superficiale Organization
Man52, contrapponendovi unanalisi del tempo in cui viviamo in termini di capitalismo di Stato. Poich
 stato contemporaneamente pubblicato anche in inglese, le accludo il Socialist Leader del 2 gennaio
1960, che lo contiene. Cercher anche di trovare larticolo delle Two Words di inizio anno, che si
occupa delleconomia americana del dopoguerra nel suo procedere di recessione in recessione.
Ora, quindi, la letteratura americana sullargomento: ho smesso da tempo di prestare attenzione
ai sociologi, i quali sono per lo pi degenerati nella scuola della psicologia sociale, che gli operai
nelle fabbriche chiamano giustamente strizzacervelli, per cui la mia lista non pu essere esaustiva;
sono per in grado di indicarle i riferimenti pi importanti. Dal momento che la lotta di classe non 
stata mai accettata come quadro danalisi dalla sociologia americana, il suo accenno a coloro che
parlano di un presunto atteggiamento cooperativo delloperaio nei confronti dellamministrazione e
persino dellorganizzazione del lavoro (!) deve riferirsi a ex-radicali e radicali di sinistra, le cui
recenti campagne celebrative delle virt del capitalismo sono quasi compendiate nella persona di
Daniel Bell e nei suoi articoli insensati, spacciati per un libro, The End of Ideology, titolo col quale si
intende, naturalmente, la fine della lotta di classe53. Essi certamente non lottano pi, ora che il loro
filisteismo non sa assumere neanche la parvenza dei liquidatori della lotta di classe dellEuropa
occidentale (non solo i francesi, ma anche il britannico New Left), ma solo la pi grossolana
apologia della cultura del Dipartimento di Stato (ora, non  questo un eufemismo migliore della
linea?)
Il pi solido di questi  forse Seymour Martin Lipset54. Il suo Political Man: The Social Bases
of Politics55  dominato dal tentativo di documentare laffievolirsi della lotta di classe: la
modificazione del tardocapitalismo in forza dello Stato sociale, la redistribuzione attraverso la
tassazione, sindacati potenti e la legislazione per il pieno impiego. La tesi di Lipset  che i problemi
politici fondamentali della rivoluzione industriale sono stati risolti; gli operai hanno raggiunto la
cittadinanza nella fabbrica e nella politica; i conservatori hanno accettato lo Stato sociale, e la sinistra
democratica ha riconosciuto che una crescita del potere dello Stato porta con s pi pericoli per la
libert che soluzioni per i problemi economici. (Anche qui lamericano  differisce molto dal francese
che, quando abbraccia laffievolirsi della lotta di classe, punta al piano con la P maiuscola, mentre
lamericano rimane il libero imprenditore, sebbene lo stesso Dipartimento di Stato, quando si tratta
di esportare ideologia, punti sul capitalismo popolare).
Un libro che di recente ha goduto di notevole attenzione, sia perch  nuovo, sia perch
riassume in un brillante linguaggio giornalistico mezzo secolo di sociologia,  The Eclipse of
Community, del sociologo della Princeton University Maurice R. Stein56. C ogni sorta di schiamazzo
su The End of Industrial Man (Peter Drucker)57, e sul tramonto delluomo politico in The Politics of
Mass Society di William Kornhauser58. Ora, col tramonto di questo uomo economico, industriale,
politico, persino nel momento in cui anche il suo pensiero  stato sostituito dal cervello elettronico,
nessuno sostiene di essere felice o soddisfatto del suo lavoro. Sotto questo aspetto, lambivalenza 
colta nel modo pi chiaro in Work and its Discontents di Daniel Bell, che afferma come laffievolirsi
della lotta di classe abbia avuto luogo, se non in fabbrica, in forza del quanto nuova  la fame, tanto
addolcita la carota59. Quanto abbiamo sentito parlare di apparecchi televisivi e di mobilit
occupazionale - e litania di David Riesmann, dall'uomo solitario all Individualism Reconsidered,
sul bisogno di aumentare lautomatizzazione del lavoro - ma per il piacere e il consumo, non per il
lavoro stesso60. Almeno Bell ha una buona formula, ad effetto, secondo la quale le descrizioni che
provengono dai progetti sulle cosiddette relazioni umane costituiscono una sociologia non umana,
ma della mucca.
Se si considerano gli economisti, non mancano i sostenitori di questa stessa litania: cos Louis
M. Hacker ora propaganda The Triumph of Capitalismi61, mentre tutti si vergognano di un passato
come quello del The Decline of American Capitalism che, come tutti i testi cosiddetti marxisti, da
Corey62 a quellapologeta stalinista che passa per la autorit marxista Paul Sweezy63 (come tale lo
cita anche la History of Economic Analysis, lopera di Joseph Schumpeter64, monumentale, ma
completamente sproporzionata o, come diciamo pi appropriatamente in ebraico, tsidreit),  in tutto e
per tutto sottoconsumista; in tal modo, se prende il periodo degli anni Trenta, in cui tutti erano in una
certa misura marxisti e venivano prodotti alcuni seri lavori, e considera ora, quando quasi gli unici
lavori contro il capitalismo sono pubblicati dagli stalinisti, non c davvero una analisi genuinamente
marxista delleconomia americana, n storica, n sociologica, n in studi di economia. Ma, almeno,
dagli economisti si possono prendere le statistiche, ed esse mostrano che nella societ opulenta
alcuni sono molto pi opulenti di altri. Inoltre, i lavori sociologici, anche prima che il maccartismo li
fiaccasse, erano studi specializzati su luno o laltro aspetto, come la mobilit occupazionale da parte
dei sociologi Reinhard Bendix e S. M. Lipset65, o il Middletown dei Lynd66, o Yankee City di Lloyd
Warner67, o The Ghetto di Louis Wirth68, o Florian Znaniecki sui contadini polacchi in America69.
Persino le ricostruzioni pi ampie come Class and Caste in a Southern Town di Dollard non hanno una
visione della societ americana nella sua interezza70. Quando sia i giornalisti scandalistici del periodo
precedente la prima guerra mondiale (la Autobiography di Lincoln Steffens71: se non le  capitato di
leggerla, ci penser io) sia gli studi specialistici degli anni Trenta e in parte della seconda guerra
mondiale hanno smesso di circolare, abbiamo avuto i pi noti Hawthorne studies di Elton Mayo su The
Human Problems of an Industrial Civilization72, che dovevano prendere il posto, suppongo, degli studi
statistici sulla mezzadria, sulle file di indigenti, ecc.
Ora, qualcosa si  mosso sullautomazione. In aggiunta rispetto a quelli che elenco in
M&F[Marxism and Freedom], c ora Automation and Technological Change, il resoconto delle
sedute della Commissione congiunta sulleconomia, VXXXIV Congresso, Washington D.C.;
Automation and Society (Phil. Library) di H. B. Jacobson e J. S. Roucek73; Toward the Automatic
Factory di C. Walker74, e Automation and the Worker di Floyd C. Mann e L. Richard Hoffman75 che, a
dispetto del suo titolo, non  ci che pensa loperaio, ma uno studio specialistico dellUniversit del
Michigan sulle fabbriche produttrici di energia. C una buona bibliografia, pubblicata nel 1959,
intitolata Economic and Social Implications of Automation: a Bibliographie Review, Michigan State
University, Est Lansing, Mich. Dubito desideri sprecare il suo tempo con essi, ma  un fatto che la
nuova (dal 1958) Societ per la Storia della Tecnologia, con la sua rivista Technology and Culture
(vol. 1, n. 1, inverno 1959), almeno non scrive col complesso di colpa, come fanno i sociologi, e perci
pu essere sia maggiormente oggettiva, sia libera dal tentativo di identificare lo scopo della sua
ideologia con quella delle masse. Pur non occupandosi molto delle masse (il loro avamposto al di
fuori del centro di pubblicazione qui alla Wayne State University, e del suo direttore Melvin
Kranzberg, del Case Institute of Technology, Cleveland,  in realt Chicago e il Christian Humanism
del sociologo-tecnologo U. Nef)76, pu prestare attenzione alla base tecnologica, cos come influisce su
altri campi. Per esempio, se il suo libro non sta andando in stampa proprio in queste ore, varrebbe
certamente la pena di procurarsi il prossimo numero, che promette di dedicarsi interamente al
monumentale studio in cinque volumi, A History of Technology curato da Charles Singer77: le serie di
articoli, critiche e altro saranno preceduti da una sua prefazione.
A questo punto, come vede, non potevo fornirle lelenco della letteratura americana
sullargomento senza offrirle allo stesso modo il mio punto di vista. Desidero riassumere il mio
giudizio ponderato non semplicemente sui testi, ma su come vedo la societ americana, che differisce
radicalmente dalla sua prospettiva. Se posso, vorrei dire che spero almeno che lei, preoccupandosi della
trasformazione della classe lavoratrice, non sia caduto nella trappola di considerare il socialismo
marxista una filosofia distributiva. Non intendo insultarla e inserirla nella categoria dei sottoconsumisti,
della quale facevano parte grandi rivoluzionari come Rosa Luxemburg, a dispetto del fatto che il suo
Riforma sociale o rivoluzione? si basava sulla riconduzione della questione della lotta di classe, dalla
sua riduzione a un problema di fortuna personale, a quello dei rapporti di produzione. Engels ha
scritto certamente molti lavori sui rapporti di produzione, senza mai accorgersi di alcuna deviazione; e
tuttavia, non essendo il dialettico e lumanista che era Marx, scrisse opuscoli del tutto fuorvianti.
Hilferding aveva intrapreso il suo II capitale finanziario per aggiornare II capitale, ma il capitalismo
organizzato, con le sue tendenze alla stabilit, ha ridotto il socialismo a una questione di assunzione
della direzione, piuttosto che della riorganizzazione a partire dalla base, e meno che mai delle azioni
spontanee degli operai. Naturalmente, potrebbe dire che  esattamente qui che Marx aveva torto, ed 
non solo autorizzato ad avere il suo punto di vista, ma a scrivere, indagando, per molti anni, e pu darsi
che le stia facendo una grande ingiustizia, dal momento che non dispongo del suo manoscritto (spero
che me lo invier, in modo tale che il mio giudizio possa essere concreto, invece di basarsi su
supposizioni), ma ho solo la sensazione che tale preoccupazione per il presunto innalzamento del
livello di vita sposti laccento da quella che lei stesso nella Prefazione al mio libro ha individuato come
lunit integrale della teoria marxiana nel suo fondamento reale: nella filosofia umanistica.
Mi consenta, perci, di ricapitolare alcuni elementi fondamentali, sebbene le siano tutti
familiari. Primo, ricorda senza dubbio che a p. 12 di M&F, dove cito dal Cap. vol. I, pp. 708-709, sulla
legge di accumulazione, prendo posizione contro la concezione popolare per cui adesso il lavoratore
sarebbe pi ricco, richiamando laffermazione di Marx, che nella misura in cui il capitale si
accumula, la situazione delloperaio, qualunque sia la sua retribuzione, alta o bassa, deve
peggiorare78 (Corsivo aggiunto). Che il suo destino sia peggiorato  evidenziato dalle condizioni dei
lavoratori con lautomazione e dalla disoccupazione che ne  risultata. Le sacche di depressione
devono sembrare del tutto secondarie a coloro che non sono costretti a vivervi, ma se, nel 1960, anche
un Jack Kennedy (ora che  nellaria la propaganda elettorale) doveva rimanere atterrito di fronte alle
condizioni del West Virginia, dove cerano veri e propri casi di madri che si vendevano con la
prostituzione per cercare di difendersi dalla fame, non  tempo che gli esponenti dellinnalzamento del
livello di vita prendano un respiro e guardino alla sorte dei cinque milioni di disoccupati, che con le
loro famiglie arrivano a tredici milioni? E non sono solo i disoccupati, neanche solo la crescita a passo
di lumaca delleconomia americana del dopoguerra, che ha prodotto tre recessioni, ma le condizioni,
cosiddette normali, sotto lautomazione. Ho visto tuguri di minatori che avevano un gabinetto esterno
al posto del bagno, ma con una TV acquistata a rate; questo, per, non significa che essi si
accontentassero, n che avessero scelto la carota addolcita, ma solo che la TV poteva essere
installata, mentre, perch i lavori idraulici avessero luogo, era necessaria una spesa elevata, pi di
cinque dollari in contanti -quei tuguri si dovrebbero completamente estirpare, insieme con quelle
miserevoli specie di strade che vi conducono, in questa terra libera, industrialmente avanzata, tanto
esperta di viabilit.
La risposta di coloro che sembrano assumere la posizione opposta  che 1) non si sono mai
preoccupati di costituire una LP [Labor Power]; 2) la leadership sindacale che hanno se la meritano,
giacch avevano bisogno dei Reuther79, dei Meany80, degli Hoffa81; e 3) non sono attivi, cio non
cambiano societ immediatamente. Gli scioperi, gli scioperi selvaggi, e lorganizzazione del loro
pensiero non sembrano contare molto. Per il momento voglio accettare tale prospettiva inaccettabile, e
domandare se ci rappresenti qualcosa di pi dellimborghesimento del proletariato britannico che
Marx e Engels lamentano, o laristocrazia operaia in cui Lenin coglieva la causa profonda del crollo
della Seconda Internazionale.
Ci mi porta alla seconda concezione fondamentale di Marx, sulla questione di andare a
rinvenire lessenza rivoluzionaria del proletariato pi a fondo e pi in basso. Forse ricorda che a p. 187
di M&F riporto il discorso di Marx del 20 settembre 1871 dopo la caduta della Comune di Parigi e,
ancor prima di questa, la vergognosa fuga dei leader dei sindacati britannici (ho preso visione di questo
discorso solo in russo, ma  possibile che sia disponibile in tedesco, non lo so)82. L mostro anche che
Lenin non scopr quella che allora chiam la quintessenza del marxismo, finch non dovette
confrontarsi non solo col tradimento della Seconda, ma anche con lultrasinistrismo di Bucharin, che
era pronto, allora, a criticare aspramente non solo la leadership della Seconda, ma lo stesso proletariato.
E' sullultimo capoverso a p. 187, nel quale mi occupo dellapproccio di Lenin su due piani, il reale e
lideale, che vorrei ora richiamare la sua attenzione, se posso.
E' vero che lautomazione e il capitalismo di Stato rappresentano dei mutamenti della nostra
societ contemporanea non solo quantitativi, ma qualitativi, e che questo fatto preponderante
toccherebbe anche una parte del proletariato. Ma una parte non  il tutto. In realt, il dato che produce
lapparenza di una societ opulenta, non solo nella borghesia, ma tra le masse - i milioni di occupati, a
confronto con i quali i cinque milioni di disoccupati sembrano pochi - nasconde che quei disoccupati
sono prevalentemente operai della produzione. Non  questione di periferie. Essa si concentra tutta nei
centri industriali, in un proletariato organizzato, ma che pratica lo sciopero selvaggio, ed  acuita dal
problema dei neri, che non si  affatto placato, e da giovani che hanno mostrato di non essere ribelli
senza causa, ma di averne una. So che non accetta la mia opinione, per cui essi sono in cerca di una
filosofia totale e non stanno preparandosi per la spazzatura della storia. Ma  un fatto che non solo nel
proletariato e tra i milioni che stavano scioperando proprio mentre Chruchev era in visita e Eisenhower
voleva mostrargli la superiorit americana nellindustria, non lindustria in una fase di ristagno83,  un
fatto che proprio nei pochi mesi in cui la giovent nera dei college ha iniziato i suoi sit-in, lintera
questione della libert e dei giovani, raggiungendo il livello dellEuropa occidentale,  stata sospinta
dal futuro nel presente.
Ci sar sufficiente, finch non avr visto realmente il manoscritto del suo libro e colto
levoluzione del suo pensiero. Allora sarei felice di scriverle di nuovo. Nel frattempo, il mio lavoro
-continuo a lavorare allidea assoluta, a dispetto delle spinte attivistiche da cui lei  libero - procede
lentamente, ma spero dopo la festa dei lavoratori di avere pi tempo di concentrarmi sul libro. Forse
sar a Boston in inverno - sono stata l lo scorso marzo, ma solo per due giorni e due lezioni, e non ho
avuto alcuna possibilit di mettermi in contatto con lei. Se il prossimo autunno linvito a parlare si
ripeter, cercher un secondo dialogo con lei.
Sua Raya
24 agosto 1960
Cara R. D.,
 stato meraviglioso ricevere un aiuto cos rapido e di qualit. Ho letto in una volta sola il
numero di News and Letters. Non mi fraintenda: concordo praticamente con tutto ci che vi  detto,
e tuttavia, non so come, c qui qualcosa di fondamentalmente sbagliato.
1) Ci che si attacca non  lautomazione, ma la pre-automazione, la semi-automazione, la
non automazione. Lautomazione, in quanto realizzazione esplosiva della societ industriale avanzata,
costituisce praticamente la completa eliminazione proprio del modo di lavoro dipinto in questi articoli.
E tale genuina automazione  frenata dai capitalisti cos come dagli operai - per delle buone ragioni (da
parte dei capitalisti: declino del saggio del profitto, il bisogno di liberarsi dei controlli governativi, ecc.;
da parte dei lavoratori: disoccupazione tecnologica).
2) Ne segue che larresto, il contenimento dellautomazione salva il sistema capitalistico,
mentre il compimento dellautomazione lo farebbe inevitabilmente esplodere: Marx, Grundrisse der
Kritik der politischen konomie, pp. 592-593.
3) Su Angela T.: sullumanizzazione del lavoro, il suo legame con la vita, ecc., dovrebbe
realmente dirle che questo  possibile solo attraverso la completa automazione, poich una tale
umanizzazione  correttamente relegata da Marx nel regno della libert, al di l del regno della
necessit, cio al di l dellintero regno del lavoro socialmente necessario nella produzione materiale.
Premessa essenziale  la sua totale dis-umanizzazione.
Di tutto ci si deve per discutere di persona. Spero che potremo farlo in inverno. E, di nuovo,
le sono grandemente grato !
Le invio dieci dollari - per sostenere News and Letters.
Cordialmente
Herbert
16 ottobre 1960
Caro HM,
spero di poterla disturbare con qualcosa sullidea assoluta. Potrebbe risultarle utile anche per i
suoi propositi attuali, dal momento che si sta occupando di sociologia e tecnologia, e Nikolai Bucharin
ne  il padre, per quanto dubito che gli sarebbe piaciuta la strana progenie costituita dai Mills, Rossiter,
Mallet e da tutti i meccanicisti, che sono miei nemici, dal momento che io proseguo
nellelaborazione dei fondamenti filosofici (lidea assoluta di Hegel e lumanesimo di Marx per le
odierne lotte per la libert nelle economie sottosviluppate, una sorta di controparte di Marxism and
Freedom, che si limitava alla caduta odierna dallontologia alla tecnologia, affinandone cos le
spigolature).
Devo confrontarmi duramente con il contesto storico, cos da includere sia le rivoluzioni
africane sia quella ungherese, anche perch, all'improvviso, senza che nessuno ne dia spiegazione,
anche lAmerica latina  compresa tra i paesi arretrati, sebbene le sue popolazioni non siano africane,
ma di origine europea, n siano prive di una classe colta o di autostrade o aeroplani che attraversino
la giungla. Lunico elemento di verit nella loro designazione come arretrati riguarda leconomia,
ma, giacch io mi riferisco alluomo e non alleconomia in generale, vorrei chiarire subito qual  la
tesi che traggo dal capitolo finale di
Hegel. La si pu rinvenire a p. 467: Lidea  dunque solo in questa sua autodeterminazione,
dintendersi. Lautodeterminazione del popolo non  certo meno importante dellautodeterminazione
dellidea. Non  un caso che Nagy84, lintellighentsia di Petofi85 e i Consigli degli operai ungheresi
hanno tutti combattuto le loro battaglie ideologiche dispiegando lumanesimo marxista, e questa
medesima scoperta fa la sua comparsa in Senegai, dove Leopold Senghor, con tutta la sua apologia di
De Gaulle, innalza il medesimo vessillo (non ricordo se le ho inviato la mia recensione dellAfrican
Socialism di Senghor, ma ne trover una copia da qualche parte e gliela invier)86.
Ora, in dettaglio, di fronte allarticolazione dellidea Assoluta nella Logica di Hegel, punto al
quale guarda lintero percorso, e nel quale, nelle varie fasi storiche dello sviluppo del movimento
marxista, i marxisti restano impigliati. Per Lenin alla fine del 1914, limportanza di quel primo
paragrafo a p. 466, consisteva nel fatto che lunit dellidea teoretica e pratica si riferiva non tanto
nellazione, quanto proprio alla teoria della conoscenza87. Ricorder che solo cinque pagine prima
di arrivare a quel capitolo, in cui Hegel si occupa dellidea del bene, Lenin metteva in evidenza la
realt dellidea e la irrealt del mondo88, scrivendo: Alias: La conoscenza umana non solo
rispecchia il mondo oggettivo, ma lo crea anche89. Questo, per,  proprio laspetto che Lenin non ha
sviluppato, come vedremo quando arriveremo alla fine del capitolo.
Il medesimo primo paragrafo dellIdea Assoluta contiene il punto darresto dellintellighenzia
africana dei nostri giorni. Se lei  pratico della loro costante reiterazione della personalit africana, la
riconoscer con sufficiente facilit in Hegel: Il concetto non  soltanto anima, ma  libero concetto
soggettivo, che  per s, e quindi non ha individualit esclusiva, anzi  per s universalit e conoscenza,
e nel suo altro ha per oggetto la sua propria oggettivit90. Senza quella personalit ci sarebbe solo
errore e torbidezza, opinione, tendere, arbitrio e caducit.
Tutti i marxisti della Seconda Internazionale (compreso Lenin sino al 1914) si sono fermati,
nella migliore delle ipotesi, a p. 467 (se anche riconosciamo loro di essersi cimentati con lo stesso
Hegel, invece che con un qualche riassunto di terzo ordine), quando Hegel parla dellelemento
universale della sua forma, vale a dire il metodo91. Quanto alla volgarizzazione di quel metodo, di
sicuro non aveva in mente solo i cinici e i sofisti; un paio di pagine dopo (p. 473), egli afferma che la
dialettica rimane spesso intieramente inosservata per parte di coloro che pi di tutti lhanno in
bocca92. La Seconda Internazionale non ha semplicemente trascurato la dialettica, ma lha pervertita
in una sorta di vernice per il loro organico kantismo.
Dal momento che tutti i marxisti, senza escludere lo stesso Marx, amano mettere in rilievo il
metodo piuttosto che lidea assoluta, mirando perci a porre Hegel nel verso giusto, sui piedi, qui 
necessario soffermarsi un po. Sebbene sottolinei (p. 468) che qualcosa  compreso e conosciuto nella
sua verit solo in quanto  completamente assoggettato al metodo93, egli prende le distanze da coloro
che degraderebbero il metodo a strumento, come fa lanalista: Nel conoscere investigativo il metodo 
riguardato egualmente come strumento, come un mezzo che sta dalla parte soggettiva, per cui essa si
riferisce alloggetto. In questo sillogismo il soggetto  lun estremo e loggetto  laltro... Gli estremi
rimangono diversi, perch soggetto, metodo e oggetto non son posti come lunico identico concetto...
(p. 469)94.
In modo antitetico, perci, Hegel procede a definire il metodo della vera conoscenza:  lessere
in s e per s determinato del concetto, che  il termine medio solo per ci chesso ha anche insieme il
significato delloggettivo... (p. 469)95. Qui il movimento deve ritornare alla determinazione del
metodo. Occorre cominciare in primo luogo dal cominciamento, e il cominciamento, Hegel ci
informa, per la costernazione dei filosofi e ugualmente degli ingegneri, deve essere in lui stesso il
manchevole, ed esser fornito dellimpulso a portarsi avanti...96.
Tuttaltro che mondi separati, lautodeterminazione dellidea cos come quella dei popoli,
separatamente luna dallaltra, non possono essere colte nella loro pienezza, in s e per s. E' per
questo che mi sono proprio stufata di quei marxisti che continuano a battere sul metodo come se esso
significasse lopposizione allidea assoluta, o che, per dirla meglio, vogliono gettar via Dio e lidea
Assoluta, sicch  sepolta anche lidea (le idee). In Materialismo storico, ad esempio, Bucharin parla
della societ come se fosse davvero materia, materia morta. Forse  meglio seguire il percorso di
Hegel anche qui, e rifiutarsi di avere a che fare con tali volgarizzatori. Il suo ammonimento, per cui la
confutazione volgare bisogna lasciarla a se stessa97, mi ha ricordato lo spirito del padre di Amleto,
che gli racconta tutto sulla corruzione della corte, sullassassinio, e la vendetta che dovrebbe procurarsi,
e che tuttavia lo mette in guardia dallintervenire contro uno dei cospiratori, la madre: Lasciala al
cielo98. Se solo avessimo un cielo...
Importante, afferma Hegel,  lorigine del pregiudizio contro la dialettica, secondo il quale
essa sembra avere un risultato esclusivamente negativo; pertanto, appartiene allessenza di Tener
fermo il positivo nel suo negativo, il contenuto della presupposizione nel risultato, questo  ci che vi 
di pi importante nel conoscere razionale (p. 476)99. E' qui, dove si occupa del secondo negativo, o
determinazione mediata, il negativo del positivo che racchiude in s questo100, che Hegel mette in
evidenza il soggettivo, perocch solo su questa soggettivit riposa il togliere dellopposizione fra
concetto e realt e quellunit che  la verit101.
Stiamo entrando in tutta quella sezione che persino il Lenin del dopo 1914 trovava non
chiara, e credo che il fatto che viviamo nel 1960, non nel 1914, e che siamo testimoni delle battaglie
avanzate del proletariato contro lautomazione, come delle lotte coloniali per la libert, possa aiutarci a
penetrarla. Non sto sottovalutando la concezione di Lenin del positivo nel negativo. Colui che ha
diretto il 1917 non ha bisogno di difese di seconda categoria. Molto prima di aver letto Hegel sulla
soggettivit, Lenin vedeva le masse come la ragione. Ma se egli coglieva questa verit gi nel 1905 e
si apprestava a riprodurla su una scala storica molto pi ampia, perch poi questo punto di svolta del
movimento del concetto appare a Lenin oscuro?
Hegel, da parte sua, si scaglia qui contro la triplicit dellintera costruzione della dialettica,
affermando: Questo secondo immediato  nellintiero corso (se in generale si voglia contare) il terzo
termine... In quanto ora quel primo negativo  gi il secondo termine, quello contato come terzo pu
esser contato anche come quarto, e cos invece di prender la forma astratta come una triplicit, si pu
prenderla come una quadruplicit (p. 478)102. Lannotazione di Lenin qui: Una distinzione per me
non chiara, non  lassoluto equivalente al pi concreto?103.
S e no, dice Hegel, per come lo intendo. E' il concreto, ma  egualmente il soggetto: Liniziale
era luniversale; il risultato  lindividuo, il concreto, il soggetto104. E' il soggetto che aveva in mente
appena raggiunse il punto di svolta nel movimento del concetto, sottolineando che solo su questa
soggettivit riposa il togliere dellopposizione fra concetto e realt e quellunit che  la verit. Egli
per primo ha messo in rilievo quel togliere la contraddizione, che  lintimo e pi oggettivo momento
della vita e dello spirito, per cui viene ad essere un soggetto, una persona, un libero105. E poich Hegel
va in progressione, dopo che il metodo  esteso al sistema, anche se si deve penetrare nelle altre sfere -
la natura e lo spirito -, non pu trattenersi dal dire che i passaggi sono terminati, siamo entrati
nellassoluta liberazione (p. 485)l06. Il passare  dunque da intendere qui in questo modo, che lidea
si affranca da se stessa, [...] nella forma della sua determinatezza  assolutamente libera... il concetto si
innalza come libera esistenza andata in s dallesteriorit; sin innalza a compiere la sua la sua
liberazione di per s (p. 486)107.
Ora, non  possibile che tutto ci - persona e libero, individuale, liberazione,
affrancamento, assolutamente libero, auto-liberazione - si riferisca solo al filosofo che rinviene
lassoluto, come dimostra la Filosofia dello spirito, quando il suo proprio spirito si volge alle lotte
contro la schiavit. N mi sento di disputare con Hegel se il cristianesimo o le condizioni reali abbiano
introdotto la libert nel mondo; il Vecchio Uomo era grande abbastanza e, anche se risiedeva nelle torri
davorio, esse erano terribilmente affollate - tanto che vi trovano posto anche quanti ai giorni nostri
combattono per la libert in Africa.
Del tutto ingiustamente nei confronti di Lenin, a questo punto devo saltare a Chruscev e ai suoi
filosofi di Stato, che si ritiene, a parere di Wetter e Klein e tutti gli specialisti di Soviet Survey,
abbiano restaurato la legge della negazione della negazione che, in quanto aspetto della dialettica,
era stata gettata via da Stalin. Senza dubbio  vero che la negazione della negazione era troppo
coerente per tornare comoda a una societ totalitaria - per Chruscev cos come per Stalin, tuttavia, ci
che  maggiormente degno di nota  che, al tempo di Stalin, la scienza sovietica non aveva ancora
raggiunto un punto tale di rottura da aver bisogno di quella legge per giustificare laccoglimento della
teoria della relativit e il rifiuto dellinterpretazione idealistica di Bohr. Con la realizzazione della
propulsione missilistica e della produzione automatizzata, essi hanno avuto bisogno di una legge per le
scienze naturali, cos come le praticavano. La scienza non 
il mio forte e, in ogni caso, la soggettivit non  per il materialista volgare. Il nemico  il
soggetto autodispiegantesi - il proletariato - non solo la negazione della negazione in generale, e
quando Karpushin chiese che gli scritti giovanili di Marx fossero nuovamente inclusi nelle Opere
Complete di Marx, non fu per restaurare la legge della negazione della negazione, ma per attaccare,
pervertire, distruggere se possibile, lumanesimo marxista, in cui luomo, non lidea,  divenuto il
soggetto dello sviluppo dellumanit intera, e la disumanizzazione delle idee  stata arrestata una volta
per tutte, mentre anche un grande filosofo come Hegel deve necessariamente ricadere nel
positivismo108.
Ora, quindi, per tornare a Lenin - il salto alla Russia di Chruscev aveva il solo scopo di mostrare
cosa possa accadere a un aspetto della dialettica che non sia stato compiutamente sviluppato -, Hegel ha
fatto s che egli cogliesse tutti i salti in cui cera gradualit, tutto lautomovimento in cui cera un
riflesso esterno dellInternazionale o del partito socialista costituito, il valore di una teoria della
conoscenza che ha in s tutte le relazioni mondiali, le forze motrici dellideale cos come del reale;
ma come poteva l' individuo, personale e libero, sorgere nella sua concretezza, se il post-1917 non ha
portato un nuovo ordine sociale mondiale? Qualcosa deve essere rimasto per la nostra epoca, no?
In ogni caso, mentre Bucharin rimase fermo alla teleologia, Lenin and oltre, poich vide che
Hegel aveva posto le premesse del materialismo storico - la trasformazione della soggettivit come fine
per mezzo dellattivit, della negazione delloggetto; lopposizione del fine soggettivo alloggetto
esterno costituiva solo la prima negazione, mentre la seconda negazione ha luogo attraverso i mezzi. Su
tale relazione tra la prima e la seconda negazione si basa in realt il rapporto tra materialismo volgare e
materialismo dialettico, poich il materialista volgare non va mai al di l dellopposizione del fine
soggettivo alloggetto esterno. Ma in questo punto della rivelazione storica, il materialista in Lenin
ebbe la meglio su di lui, cos che, ricorder, egli volle fermarsi dove Hegel tendeva la mano al
materialismo, quando termin con la natura. Era cos nella Piccola logica, ma nella Scienza della
logica cera un altro capoverso, molto importante, da percorrere; pertanto, il punto dirimente per la
nostra epoca  proprio in questa liberazione spontanea [free, N.d.T.], individuale, totale, che ci mostra,
nel pensiero e nelle lotte, ci cui queste mirano, e che in ogni caso mi spinge a leggere e rileggere
quella conoscenza assoluta, lidea Assoluta, lo Spirito Assoluto, nel momento in cui ogni lotta che si
sviluppa sulla scena mondiale si acuisce.
Mi fermo a questo punto, per dirle che se ha interesse e desidera commentare ci, continuer a
inviarle vari pensieri nel loro svilupparsi, mentre lavoro al mio nuovo libro - e sto proprio morendo
dalla voglia di andare in Africa.
Sua Raya
22 dicembre 1960
Cara RD,
non voglio lasciar passare lanno senza averla ringraziata per le sue lettere. Le ho lette pi volte,
ma non sono in grado di discuterne per iscritto - ci sarebbe troppo da dire.
I passi pi importanti sono secondo me quelli in cui sottolinea il bisogno di una riformulazione
del rapporto di teoria e prassi, e il concetto del nuovo Soggetto. Questa  davvero la chiave, e concordo
pienamente con la sua affermazione, per cui la soluzione  nel nesso della prima con la seconda
negazione. Direi, forse: nellauto-trascendimento del materialismo, o nella Aufhebung tecnologica
dellapparato tecnologico reificato.
Ma, ancora un volta, per quanto mi stia sforzando duramente, non riesco a cogliere perch lei
abbia bisogno dellidea assoluta per affermare quanto intende dire. Di sicuro non ne ha bisogno per
suffragare la concezione marxiana dellautodeterminazione, del Soggetto, ecc. Il concetto di Idea
Assoluta  interamente legato alla separazione della produttivit materiale e intellettuale in uno stadio
pre-tecnologico e la giustifica. Di certo pu tradurre anche questa parte di Hegel - ma perch
tradurre, se si pu parlare la lingua originale?
La prego, non badi alla mia reazione troppo concisa e inadeguata. Sono ancora troppo assorbito
da questi e da altri problemi. Spero per che un giorno, presto, ci sar dellaltro.
Con i migliori saluti e auguri per il nuovo anno Suo Herbert Marcuse
6 marzo 1961
Cara R. D.,
grazie per la sua lettera e per i testi acclusi. Devo per esprimere il mio totale disaccordo nei
confronti del suo articolo sul Manifesto di Mosca109. Tale dissenso si trasforma in completa repulsione
verso le sue considerazioni su I. Deutscher110. Esse equivalgono a una semplice denuncia nello stile,
troppo di moda, di MacCarthy111. Deutscher possiederebbe una mentalit cos organicamente
comunista che potrebbe pure avere una tessera di partito al posto della patente di studioso. Il che
equivale a dire: sebbene egli (probabilmente) non sia un tesserato, potrebbe benissimo esserlo! Puh!
Puah ! Questo va direttamente nello schedario di Edgar Hoover112! Presumo che sia perch ho scritto la
prefazione al suo libro, che mi sento turbato da simili cose da parte sua: dalla compagnia in cui si trova,
da MacCarthy alla Fbi. Anche qui si impone il Weltgeist. Esso  sempre dalla parte giusta e trova
sempre gli alleati giusti. E dal momento che io non sono uno dei Weltgeist boys, desidero dichiarare
che, dal mio punto di vista, Deutscher non  solo un grande studioso, ma anche un grande uomo, che ha
il coraggio di parlare fuori dal coro dei lacch di destra e di sinistra...
Andando alla sostanza della cosa:  del tutto legittimo comparare lInternazionale leninista con
lattuale organizzazione internazionale, giacch le due sono collegate da uno sviluppo interno. E' anche
legittimo contrapporle, come fa lei. Ma non si pu forzare la verit, come fa lei, fino a contrapporre
luna allaltra, presentando la prima come lorgano dello Stato operaio, un modello di democrazia
socialista rivoluzionaria (nel 1928!), ecc. Per usare il suo linguaggio: niente pu essere pi distante
dalla verit (come lei, maledizione, ben sa, o dovrebbe sapere).
C ancora una qualche possibilit che lei un giorno possa andare al di l delle sue predilezioni
emotive e mettersi sotto in unanalisi genuina - unanalisi degna del nome che rivendica? E' lassenza
di una simile analisi che rende possibile, nel suo News and Letters, tra gli altri orrori, di accozzare
le dittature di Castro e di Trujillo113 - Marx e Hegel si rivolterebbero nelle loro tombe se vedessero
questo esempio di comprensione della classe operaia. Mi chiedo se talvolta non si sia lievemente
preoccupata per la vicinanza di formulazioni come le sue con quelle del Dipartimento di Stato e della
Cia - ma forse sono ingiusto nei confronti di queste agenzie: penso che esse in realt colgano la
differenza (quella essenziale!).
Mi spiace, devo andare dallo psichiatra perch mi diagnostichi la mia organica mentalit
comunista, o giurare che non ho pure una tessera di partito, non lho avuta e non lavr?
10 marzo 1961
Caro HM,
la sua incredibile lettera mi  stata inoltrata quando ero ancora nel New England per il mio giro
di lezioni. Laspetto incredibile della sua lettera non riguarda la sua posizione politica, ma il suo veleno
nei miei confronti, che non si arresta neanche alloffesa circa la compagnia in cui si trova, da
MacCarthy alla Fbi e si innalza in un crescendo, quando si preoccupa del suo essere ingiusto verso
il Dipartimento di Stato e la Cia, ma non le importa un accidente del fatto che mi attribuisce del fastidio
riguardo alla vicinanza di formulazioni come le sue con quelle del Dipartimento di Stato e della Cia.
Solo per prestarle un aiuto fraterno a cavarsela col colpo sulla Fbi, mi consenta di dichiarare, per la
precisione, che ho stilato sia la lista del procuratore generale, sia quella della GPU114, per non dire che
il popolo di Deutscher, che lei  tanto ansioso di difendere, ha un maggiore accesso sia agli editori
borghesi, sia alle fondazioni e ai campus universitari, di quanto ne abbia io, e non perch essi sono
degli studiosi e io sto cercando di spingerli nello schedario di Edgar Hoover!
Non crede che siamo entrambi vecchi abbastanza e siamo passati attraverso abbastanza
esperienze di campi di concentramento, da quelli della Germania di Hitler a quelli della Russia di Stalin
(e gli investimenti dellFbi per campi in Florida per tutti i sovversivi dovrebbero almeno farla esitare
prima di lasciarsi andare in quel modo nellaffibbiare senza ritegno epiteti ingiuriosi), da saper
assumere anche una organica mentalit comunista come materia di discussione piuttosto che di
aggressione? Di sicuro nel mio libro avevo detto abbastanza sulla mentalit comunista del capitalismo
di Stato, da Lassalle, attraverso Stalin, sino ai progetti sulle human relations nelle universit americane,
da giustificare lattenzione di un intellettuale per la mia concezione dei pianificatori di Stato, di tutti,
non importa con quanta violenza lei dissente da tutto ci. Ma come  possibile che un dissenso violento
le faccia CREARE ESPRESSIONI CHE NON HA TROVATO IN NESSUNO DEI MIEI SCRITTI, O
CHE NON SAREI NEANCHE IN GRADO DI IMMAGINARE, COME le dittature di Castro e di
Trujillo, sebbene le abbia virgolettate115? Mio caro Marcuse, non c alcun bisogno di andare dallo
psichiatra. Ma non c neanche bisogno di essere cos fantasiosi in ci che attribuisce al mio carattere e
al mio pensiero. Ha bisogno di rileggere lanalisi che ho formulato, per poi sostenere la sua posizione
contraria su: 1) il nuovo ruolo della Russia in Africa; 2) la difesa delle rivoluzioni africane al di fuori di
entrambi i poli del capitale mondiale dotato di armamenti nucleari; 3) lattivit spontanea delle masse
che in meno di un decennio ha mutato la carta geografica dellAfrica, fronteggiando la guerra
imperialista, i fantocci africani e lintellighenzia africana e la sua mentalit amministrativa. E, se deve
difendere largomentazione di Deutscher come quella corretta, allora almeno consideri i fatti, se non gli
assunti filosofici e politici che ne sono alla base, per cui non potrei realmente ritenere la Russia del
1928 un modello di democrazia socialista rivoluzionaria, non solo perch mi do da fare, anche dove
analizzo lisolamento della Russia del 1928, rispetto alla Russia che fa pressione sugli altri, nel 1960,
ma almeno solo perch, in un remoto bassofondo di Chicago una piccola Raya ricevette un trattamento
da democrazia socialista rivoluzionaria esemplare, quando fu espulsa dalla YCL116, fatta rotolare gi
da una scala sudicia. Punto!
Ecco le mie prossime tre lezioni (il promemoria distribuito dagli studenti a Yale) - quando avr
concluso, mercoled 15, andr a New York, da qui di nuovo a Detroit, sulla mia strada per L.A. A
maggio le lezioni saranno tutte terminate, e fuggir a lavorare alla bozza del mio nuovo libro. Posso
ancora considerarla sufficientemente interessato ad unanalisi marxista dellidea Assoluta, cos come la
chiarisce ai miei occhi la lotta per la libert nei paesi sottosviluppati, da inviarle la bozza da sottoporre
alla Beacon, come da lei promesso?
6 agosto 1964
Caro H. M,
gli anni si sono accumulati da quando le ho scritto per lultima volta, e tuttavia non sono affatto
prossima a ultimare il mio nuovo libro. Ho fatto dei viaggi, soprattutto uno nellAfrica occidentale, che
considero parte del libro, e forse dovrei iniziare ad aggiornarla da qui.
Accludo due articoli sullAfrica occidentale, luno, giornalistico, sulle elezioni in Gambia,
uscito in Africa Today, luglio 1962, e laltro, sul fronte ideologico, pubblicato su
Presence Africaine, vol. 20, n. 48, 1963. Dal momento, per, che dellultimo non ho nessuna copia
extra, lo accludo nel suo inglese originale, come  apparso in News and Letters.
Ho avuto il suo One Dimensional Man per una recensione che uscir in autunno, e dal momento
che mi piace la sua critica dellesistenzialismo, pensavo potesse essere interessato al mio pezzo su
Sartre, che le accludo. Alcuni amici hanno cercato di farlo tradurre in francese e pubblicare a Parigi.
E' possibile che n i testi acclusi qui, n la nuova edizione di Marxism and Freedom (speditale
in pacco separato), con la sua nuova introduzione che lo collega alla rivoluzione dei neri, e il suo nuovo
capitolo su Mao, che lo collega al conflitto cino-sovietico, rivelino la mia sottostante preoccupazione
per lidea Assoluta, il nuovo rapporto di teoria e prassi, la concezione di un nuovo soggetto, ma allora
ho bisogno di sapere se lei  ancora interessato, prima di scriverle pi dettagliatamente.
Come sta?
Sua
P.S. Mia sorella (Bestie Gogol), il cui figlio  nel Mississippi col COFO117, mi ha scritto
emozionata quando ha scorto il nome del sig. Marcuse in una lettera ricevuta dai Genitori dei
volontari del campo estivo per la libert del Mississippi. Quando vedr mio nipote di ritorno tutto
intero, scoprir se ha incontrato qualcuno della sua famiglia in quella giungla di Magnolia118.
7 ottobre 1964
Cara R. D.,
grazie molte per la sua lettera con i testi acclusi, che ho ricevuto al mio ritorno negli Stati Uniti:
sono stato in Europa per quasi sei mesi.
La lettura dei suoi scritti mi suscita ancora in parte grande gioia, in parte grande irritazione. Ho
incontrato raramente un caso nel quale unarea cos estesa di accordo si incontra con una cos ampia
area di dissenso. Ho trovato particolarmente interessante la sua critica di Sartre, un compito di cui v
un bisogno urgente, ma qui, anche, terrei conto del fatto che Sartre oggi  uno dei pochissimi che sa e
dice che cosa sta accadendo.
Tutte queste cose dovrebbero essere riservate a una futura discussione di persona. Come da lei
richiesto, le restituisco con la presente gli articoli.
Con i migliori saluti
Cordialmente suo
Herbert Marcuse
10 ottobre 1964
Caro HM,
bentornato a casa! O ritiene che la sua casa sia dappertutto? Bene, bentornato qui, allora, e
grazie per la sua del 7. Mi ha fatto piacere soprattutto che abbia trovato la mia critica di Sartre
particolarmente interessante. Dal momento che i miei amici allestero non sono riusciti a ottenere
che una pubblicazione francese lo stampasse, e non conosco nessuno negli Usa che sarebbe interessato
a farlo, il suo suggerimento di tener conto delle parole forti di Sartre risulta al momento astratto. Noto
che egli ha preferito prendersi il tempo per scrivere la sua autobiografia, invece di completare la sua
Critica della ragion dialettica; sa per caso quando ha intenzione di tornare al lavoro?
Nulla mi farebbe pi piacere che avere la possibilit di discutere con lei a lungo, ma, dal
momento che non ho lezioni retribuite nel Massachussets n questinverno n in primavera, temo che al
momento anche questo sia impossibile. (Una volta disse che avrebbe visto se si riusciva a portarmi alla
Brandeis e, nel caso lo desideri ancora, le sto accludendo la brochure che utilizzano sia leditore sia il
mio agente editoriale.)
Il meglio che mi sia accaduto di recente  che Marxism e Freedom (tradotto come
Alienazione e rivoluzione)  uscito in edizione giapponese, e sono stata invitata l per la fine della
prossima primavera per delle lezioni. Ma, di nuovo, leditore  disposto a pagare solo le spese del
soggiorno, non lo spostamento in Giappone, sicch non so se neppure se potr intraprendere quel
viaggio, giacch accade che al momento sia povera in canna. Se ci suona, da principio,
melodrammatico, un vero e proprio capitolo di Trials and Tribulations of Till the Toiler119,  perch
sono alquanto nauseata, dal momento che ho provato e riprovato a convincere qualche fondazione ad
accordarmi una borsa di studio, per essere libera di completare il mio libro, ma non ho avuto successo.
Invece, lo scorso anno, nel centenario della Dichiarazione di emancipazione, mi sono
spostata sulla scena americana e ho collaborato alla pubblicazione di American Civilization on Trial,
qui accluso120. Contemporaneamente, di tanto in tanto, scrivo abbozzi di capitoli sparsi. Questo, per
esempio, che accludo, su L'algebra della rivoluzione, o la dialettica del pensiero e dellazione. Gradirei
naturalmente un suo commento, ma la prego di restituirmelo. Ho lavorato molto duramente sullidea
Assoluta di Hegel, soprattutto sulla seconda negazione, sulla seconda soggettivit, e sul nuovo rapporto
di teoria e prassi ai giorni nostri. E' su questo che intendo tornare la prossima volta che le scriver.
Sua
12 gennaio 1965
Cara R. D.,
grazie per la sua lettera. Nel frattempo ho letto la sua recensione del mio libro, che 
probabilmente la pi acuta, cos come mi aspettavo121.
Per quanto riguarda la sua probabile visita, il 12 febbraio sfortunatamente non  festivo per
luniversit, ma mi riserver certamente del tempo marted pomeriggio o sera. Sar bello rivederla.
Con i migliori saluti
Herbert Marcuse,

NOTE,
* Raya Dunayevskaya (1907-1987), filosofa marxista statunitense. Nata in Ucraina, emigra in giovane et negli Stati Uniti. Attiva nelle organizzazioni giovanili del Partito Comunista degli Stati Uniti, viene espulsa allet di diciotto anni in quanto trotzkista. Nel 1937 si trasferisce in Messico, dove lavora come segretaria di Trotskij. Rientrata negli Stati Uniti nel 1938, lanno successivo rompe con Trotskij" che, anche dopo il Patto Molotov-Ribentrop, definiva lUnione Sovietica uno Stato di lavoratori. Nel 1940 si iscrive al Workers Party, allinterno della quale costituisce insieme a C.R.L. James una corrente autonoma che, diversamente dalla maggioranza del  partito, criticava lUnione sovietica come capitalismo di Stato. Nel secondo dopoguerra, trasferitasi a Detroit, rompe con il leninismo e d vita ad una corrente umanistica del marxismo statunitense, riunita attorno alla rivista News and Letters, che sottolinea la centralit della spontaneit  rivoluzionaria dei lavoratori, attraverso il recupero della centralit delleredit hegeliana del marxismo e unattenzione particolare alla questione razziale, giovanile e di genere. Tra le sue opere: Marxismo e libert (1958), Rosa
Luxemburg, Women's Liberation, and Marx's Philosophy of Revolution (1991).
Si pubblica qui per la prima volta unampia selezione della lunga corrispondenza intercorsa con Herbert Marcuse dal 1954 al 1978, conservata nellArchivio Dunayevskaya di Chicago. Si ringrazianoil Raya Dunayevskaya Memorial Fund e Kevin Anderson per averne concesso la pubblicazione.
** Si tratta del sesto capitolo originario del Capitale, che nella prima stesura costituiva lultimo capitolo, distinto dallAccumulazione del capitale, che rappresenta ora lultima parte del Capitale, e che
ho tradotto, sfortunatamente dal russo. In origine volevo che questo capitolo e i Quaderni filosofici di Lenin, da me ugualmente tradotti, facessero parte del libro che avrei scritto. Ora lo concepisco pi
semplicemente come una presentazione. R. D. [nota di Dunayevskaya, inviata insieme alla lettera del 5 maggio 1955].

POSTFAZIONE
di Sandro Mezzadra,
1. In fondo, questi saggi di Marcuse possono essere letti come la cronaca di una straordinaria
esperienza. Dellesperienza - da parte di uno dei grandi filosofi del Novecento - di un evento che ha
cambiato il mondo, costringendo il filosofo a mettere mano nella propria cassetta degli attrezzi, a
riesaminare concetti su cui si era a lungo affaticato, a porre in discussione certezze consolidate.
Levento, ovviamente,  il Sessantotto, di cui il riluttante Marcuse fu indicato come uno dei padri
sulle due sponde dellAtlantico, in particolare per via del suo libro del 1964, L'uomo a una dimensione.
Ecco, qui sta il punto: il Sessantotto, letto nella sua dimensione di movimento anti-sistemico globale,
mostra in fondo quanto rapidamente lanalisi, non priva di tonalit tragiche e di una certa
rassegnazione, che Marcuse aveva presentato in quel libro sia stata superata dallo sviluppo stesso dei
movimenti e delle lotte
Certo, L'uomo a una dimensione aveva contribuito a preparare il terreno per la rivolta, ma
questultima aveva subito costruito, affatto materialmente, un altro terreno storico. Aveva dischiuso un
nuovo continente, in cui nuovi problemi si ponevano. O meglio: aveva costruito un terreno che
riqualificava completamente i problemi tradizionali attorno a cui il marxismo si era venuto
sviluppando, conoscendo drammatiche divisioni che si erano tuttavia determinate a partire dalla
condivisione di un medesimo orizzonte. La questione dellorganizzazione e la questione del soggetto
della rivoluzione: sono in fondo questi i problemi su cui Marcuse ragiona dopo il Sessantotto, con la
passione e la freschezza che lesperienza rivoluzionaria ha restituito al vecchio filosofo tedesco. Si
tratta di questioni assolutamente aperte oggi. E il fatto che Marcuse si interroghi su di esse a partire da
una serie di intuizioni che gli fanno scorgere con grande anticipo alcuni tratti degli scenari
contemporanei fa della lettura di questi testi qualcosa di pi di un semplice omaggio a uno dei tanti
nostri antenati.
Si pensi in questo senso, per fare un solo esempio (forse non quello pi scontato), al confronto
instaurato da Marcuse con le lotte anticoloniali e antimperialiste. La critica al terzomondismo allora
tanto in voga allinterno dello stesso movimento  limpidissima: per quanto possa darsi lapparente
evidenza del contrario, si legge in un testo del 1968, il destino della rivoluzione, in quanto
rivoluzione globale, si decider nelle metropoli. Solo se lanello pi forte della catena diventa il pi
debole, i movimenti di liberazione nazionale possono assumere il significato di una forza rivoluzionaria
globale (supra, p. 64). Ma corrisponde questo giudizio, politicamente corretto ( opportuno ribadirlo)
nella situazione di quegli anni, a una svalutazione delle lotte che stavano infiammando il terzo
mondo? Al contrario. Marcuse vi intravede lannuncio dellobsolescenza di ogni divisione netta tra
primo, secondo e terzo mondo, fino al punto che il concetto classico di imperialismo gli appare
ormai datato (supra, p. 58). E' unobsolescenza determinata dallo sviluppo e dalla maturit delle lotte
stesse, che se da una parte prefigura con lucidit alcuni elementi che contraddistinguono il nostro
presente globale, dallaltra porta i movimenti di liberazione del terzo mondo dentro la metropoli:
non solo nel senso che la loro spinta  uno dei fattori decisivi nellindebolire il comando capitalistico e
imperiale, ma anche in quello che il loro sviluppo contribuisce a riscrivere lagenda dei movimenti
metropolitani, facendovi irrompere nuovi temi e nuovi soggetti.
2. Ma facciamo un passo indietro, torniamo agli inizi degli anni Cinquanta. Che cosa
combinava Marcuse in America? Scriveva, certo. E scriveva libri importanti, come Eros e civilt
(1955) e Soviet Marxism (1958). Ma domandiamoci pi nello specifico: qual era lo sguardo di Marcuse
sulla realt che lo circondava negli USA? Viene da dire che si trattava di uno sguardo piuttosto
distratto. Colpisce, ad esempio, che la ripresa delle lotte degli afro-americani non abbia incontrato in lui
un osservatore particolarmente attento. Anche qualche anno pi tardi, quando il movimento dei
freedom rides e lauto-organizzazione dei neri, in un clima (va pur detto ! ) di guerra civile strisciante
negli Stati del
Sud, radicalizzarono la lotta contro la segregazione, Marcuse sembr pi interessato ai processi
di trasformazione della coscienza studentesca e giovanile che alla specificit dello scontro che si era
aperto attorno a uno dei pilastri della cittadinanza (e del capitalismo) statunitense. Le immagini del
ghetto e dei dannati della terra, che pur circolano frequentemente nei suoi scritti dei primi anni
Sessanta, sembrano essere pi icone filosofiche, astratte metafore, che concrete figure dei luoghi e dei
soggetti delle lotte. Davvero indeterminato, come in molti gli rimproverarono anche dallinterno dei
movimenti, appariva il gran rifiuto a cui comunque il filosofo non cessava di fare appello!
Ma la distrazione di Marcuse non si ferma qui. Lincontro con Raya Dunayevskaya  esemplare
a questo proposito. Si tratt a lungo, per Marcuse, di un incontro esclusivamente filosofico, gestito
non di rado - come si pu vedere dallampio carteggio, qui pubblicato - con una certa sufficienza
professorale. Marcuse sembra non rendersi conto della straordinaria opportunit offertagli dal dialogo
con Dunayevskaya. Reagisce con stizza alla tesi di questultima sulle radici americane del marxismo,
ovvero sullessenziale ruolo svolto dalla riflessione di Marx sugli eventi statunitensi nel ridefinire il
piano del Capitale nel corso degli anni Sessanta dell'Ottocento. Mancano le pezze dappoggio, la tesi
non  filologicamente dimostrata, ribatte Marcuse. E non si rende conto che la tesi di Dunayevskaya,
comunque ben pi articolata e fondata di quanto non gli appaia, non  soltanto una tesi interpretativa di
Marx.  anche - se non soprattutto - un invito a far (ri)vivere i concetti marxiani dntro la realt
americana a met del Novecento; a rileggere sullo sfondo delle lotte dei minatori e degli operai
dellauto quanto Marx aveva scritto nellIntroduzione del 1857: proprio negli Stati uniti, lastrazione
della categoria lavoro, il lavoro in generale, il lavoro sans phrase, che  il punto di partenza
delleconomia moderna, diviene per la prima volta praticamente vera.
Era unindicazione di metodo, non diversa da quella che di l a poco sarebbe venuta dallo
sviluppo delloperaismo in Italia. Il cuore sempre vivo del marxismo, scrive Dunayevskaya in una
lettera del 1957, non  un sistema di concetti. O meglio,  un sistema di concetti costretto a rinnovarsi
continuamente sotto lurto delle lotte. E sono gli operai che, proprio nei cupi anni Cinquanta della
guerra fredda e della stabilizzazione interna negli USA, con la loro vita di tutti i giorni e con le loro
lotte gli hanno dischiuso nuova linfa e una nuova dimensione (supra, p. 314). Dunayevskaya sapeva
di che cosa parlava: fin dallinizio degli anni Quaranta, la cosiddetta Johnson-Forest tendency (F.
Forest era lo pseudonimo di Raya, mentre mentre J.R. Johnson era lo pseudonimo del grande black
marxist originario di Trinidad, C.L.R. James) aveva giocato un ruolo fondamentale negli sviluppi e poi
nella rottura del trotzkismo statunitense. Costituitosi in gruppo autonomo nel 1951 (il Correspondence
Publishing Committee), il gruppo decise di trasferire il centro delle proprie attivit da New York a
Chicago, spostando contemporaneamente il fuoco del proprio intervento dalle questioni internazionali e
dottrinarie ai nuovi problemi dellorganizzazione di classe, in particolare nellindustria dellauto.
Il bollettino del gruppo, che Marcuse riceveva regolarmente come apprendiamo dal carteggio, 
una straordinaria cronaca dello sviluppo dellautonomia operaia negli Stati uniti, degli scioperi a gatto
selvaggio che a met degli anni Cinquanta avrebbero attirato lattenzione di un grande sociologo come
Alvin Gouldner e delle lotte contro lautomazione. Ma non solo: muovendo da una critica della teoria
tradizionale del partito leninista, tanto Dunayevskaya quanto James proponevano riflessioni
estremamente originali (e per molti versi assai prossime a quelle proposte diversi anni dopo dallo stesso
Marcuse) sul tema dellorganizzazione, del rapporto tra insorgenza nelle lotte di soggettivit
irriducibilmente di parte e costruzione di un programma generale di trasformazione della societ. E con
un po di pazienza, scorrendo le pagine del bollettino, Marcuse avrebbe potuto seguire la formazione di
quella che sarebbe divenuta di l a poco una delle pi importanti teoriche femministe statunitensi:
Selma James.
3. Insomma, lincontro con Raya Dunayevskaya sarebbe potuto essere per Marcuse una
formidabile occasione per modificare il suo sguardo sugli USA. Per divenire americano, senza per
questo sacrificare, ma al contrario approfondendo, teoria critica e marxismo. Si tratt in gran parte di
unoccasione mancata. Ma al filosofo tedesco, che sempre tale rimase, va pur riconosciuto il merito di
essersi lasciato strappare alla fatica del concetto dallo sviluppo del movimento studentesco, e
dell'insieme dei movimenti con cui questultimo incroci il proprio percorso. Sia chiaro: il punto non 
certo contrapporre linternit ai movimenti alla riflessione teorica. Si tratta piuttosto di portare
questultima a contatto con le lotte, di accettare il carattere necessariamente sperimentale dello stesso
lavoro sui concetti nel momento in cui, sotto la spinta potente di un movimento in larga parte
imprevisto, tutto sembra cambiare. E' questo che Marcuse comincia a fare dopo avere scritto Luomo a
una dimensione e, con particolare intensit, dopo i fuochi del maggio parigino.
Ora, evidentemente non si tratta neppure di contrapporre questo ultimo Marcuse al Marcuse dei
libri e dei saggi pi noti. Il suo percorso teorico resta di eccezionale interesse, e personalmente non
cesso di rileggere alcuni dei suoi testi, traendone sempre nuove suggestioni. Ma si trattava di mettere in
evidenza la specificit di unesperienza di pensiero, quella documentata in questo volume, in cui il
rapporto tra teoria e prassi (per dirla in termini un po impolverati) si pone in modo radicalmente nuovo
rispetto al passato. Si pu ben dire, in questo senso, che solo il Sessantotto consente a Marcuse di
rompere con i tratti elitari e in fondo malinconici che contraddistinguono, soprattutto nel dopoguerra,
lo sviluppo della Scuola di Francoforte. In questione non  solo la rottura politica con Adorno:  la
decisione (che mi piace leggere, in fondo, come una decisione filosofica) di aprire la teoria critica al
confronto con i nuovi sviluppi, politici e teorici a un tempo, che segnano di s il Sessantotto - e i saggi
sul femminismo e sullecologismo raccolti nella terza parte del volume sono una buona
esemplificazione di questa decisione. Di una decisione consapevole del rischio che, fatta agire sul
nuovo terreno aperto dal Sessantotto, la teoria critica diventasse qualcosa di diverso da quello che
originariamente era stata.
Ora, non  che i giudizi di Marcuse siano sempre lucidissimi e condivisibili nel merito.
Parlando del femminismo, ad esempio,  molto netto (in un intervento del 1974, ad esempio) nel
definirlo il movimento politico pi importante e, potenzialmente, il pi radicale che ci sia (supra, p.
153). E tuttavia non sempre sembra sfuggire alla tentazione di immaginare il suo sviluppo nei termini
di una semplice declinazione della mistica della femminilit (di specifiche qualit tipicamente
femminili) contro il principio di prestazione su cui si fonda il dominio capitalistico. Pi in generale,
a mio giudizio, continua a pesare sull'insieme dei testi marcusiani qui raccolti, lipoteca di una
concezione tradizionale, troppo lineare, della coscienza, quasi il suo progressivo rischiaramento
fosse un compito a cui dedicarsi indipendentemente dai salti, dalle rotture materiali che le lotte
determinano nei processi di soggettivazione. Chiamato nel 1975 a interrogarsi sul fallimento della
nuova sinistra, Marcuse rivendica con forza il fatto che, indipendentemente dagli sviluppi del
movimento dopo il Sessantotto, esso ha ridefinito il concetto di rivoluzione, ponendolo in rapporto
con nuove possibilit di libert, con le nuove potenzialit di uno sviluppo socialista dischiuse (e
immediatamente neutralizzate) dal capitalismo avanzato. Sono emerse, in tal modo, nuove dimensioni
del mutamento sociale \'7bsupra, p. 125). Ecco,  ragionevole ritenere che per analizzare queste nuove
dimensioni sia urgente por mano - e sono stati in molti e in molte a farlo nei trentanni successivi - a
una teoria del soggetto diversa da quella a cui Marcuse continu in fondo a riferirsi attraverso la sua
categoria di coscienza.
4. E tuttavia fu proprio limportanza da lui attribuita a questa categoria a condurlo verso quel
confronto con il movimento studentesco da cui avrebbe preso avvio lesperienza documentata in questo
volume. Ancora nel 1974, conversando con Bill Moyers, Marcuse insisteva nel definire quello degli
studenti come un movimento preparatorio per lo sviluppo della coscienza. Fin dallavvio della
contestazione negli USA, egli aveva ritenuto che le universit potessero essere lo spazio per la
formazione di unavanguardia intellettuale di massa, capace di trasformare la relativa sospensione
esistenziale associata alla giovent dei soggetti che la abitano (e dunque la loro relativa distanza
dalle ideologie e dalla realt dellintegrazione) nella condizione di unapertura radicale alla
trasformazione. Per quanto non manchino significative oscillazioni nel giudizio di Marcuse, questa
rimase in buona sostanza limmagine del movimento studentesco che tenne ferma negli anni successivi.
Gli studenti non sono per Marcuse il nuovo soggetto della rivoluzione: malgrado tutto,
afferm ad esempio proprio nel 1968, ancora non riesco a immaginarmi una rivoluzione senza la
classe operaia (supra, p. 92). E segnalava con queste parole proprio la persistente necessit di una
ricerca, a un tempo teorica e pratica, sulle trasformazioni delluniverso della produzione e della
composizione del lavoro vivo che avrebbe continuamente riaffermato negli anni successivi. La classe
operaia non  evidentemente per Marcuse, come - egli non si stanca di ribadirlo - non era per Marx, un
soggetto dai tratti fissati una volta per tutte, una cosa esistente, avente la verit e la liberazione come
propriet (supra, p. 188). Proprio sulla sua composizione va fatto agire il carattere di anticipazione
teorica, di lettura della tendenza, che qualifica le categorie e il metodo di Marx. La base umana dello
sfruttamento, si legge nella trascrizione di una lezione parigina del 1974, si  allargata enormemente,
e ampi settori delle classi medie, soprattutto delle classi medie in passato indipendenti, dipendono dal
grande capitale (supra, p. 224). E' la realt di questo allargamento e approfondimento della base dello
sfruttamento a riqualificare la convinzione, continuamente ribadita da Marcuse, che il capitalismo
maturo, lungi dal rendere obsoleta la rivoluzione, ponga per la prima volta nella storia le condizioni
per una rottura con il regno della necessit, per una liberazione capace di corrispondere alla radicalit
delle sfide poste proprio al concetto tradizionale di rivoluzione dallo sviluppo della nuova sinistra.
Ritroviamo in questi interventi marcusiani molti dei temi che avevano caratterizzato il suo
confronto con il marxismo nei decenni precedenti. Ma ad esempio la critica del feticismo dello
sviluppo delle forze produttive (e della teoria dei due tempi della rivoluzione, che gli corrisponde)
non  solo arricchita e precisata nel confronto con femminismo ed ecologismo: si apre ora appunto a
una ricerca, di inedita intensit, sulle trasformazioni delle condizioni materiali della produzione nel
capitalismo maturo, a una ricerca - si pu ben dire, forzando appena la lettera del testo marcusiano, -
sulle nuove figure soggettive del lavoro vivo in cui quella critica gi vive in uno stato di latenza.
Critico inflessibile di ogni rifugio nei porti sicuri dellortodossia - lo si pu vedere ad esempio nel
dialogo con Hans Magnus Enzensberger, che ripropone ossessivamente, nel 1970, lattualit della
teoria leninista del partito e di una concezione molto tradizionale della classe operaia di fabbrica -,
Marcuse sembra piuttosto dialogare implicitamente con altre voci presenti allinterno dei movimenti, in
modo particolare nella Germania federale.
Colpisce, ad esempio, la consonanza di molte riflessioni marcusiane con le Tesi sul rapporto
generale di intellighenzia scientifica e coscienza di classe proletaria, presentate nel 1969 da Hans
Jrgen Krahl, giovane e geniale allievo di Adorno che fu indubbiamente tra i teorici pi originali del
movimento tedesco federale. Nelle Tesi, Krahl aveva in fondo preso le mosse proprio dal concetto pi
americano di Marx, ovvero da quello del lavoro sans phrase. La nuova qualit della
socializzazione del capitale, scriveva, non pu che estendere il concetto di lavoro produttivo e
rendere manifesto ci che esso era gi come principio non dispiegato: la totalit del lavoro astratto. La
conclusione di Krahl era perfettamente in sintonia con il passo marcusiano del 1974 riportato pocanzi:
con il carattere cooperativo del processo lavorativo si amplia necessariamente il concetto di lavoro
produttivo e del suo veicolo, il lavoratore produttivo (H.-J. Krahl, Attualit della rivoluzione, Roma,
Manifestolibri, 1998, p. 135).
Ma nella riflessione di Krahl si pu leggere anche qualcosaltro. Linsistenza sulle modalit
nuove attraverso cui si determina lincorporazione del lavoro intellettuale nel processo di
valorizzazione del capitale lo conduce quantomeno ad abbozzare unanalisi del movimento studentesco
significativamente diversa da quella marcusiana. Luniversit appare a Krahl, sul finire degli anni
Sessanta, un luogo strategico per leggere la tendenza di sviluppo del modo di produzione capitalistico
proprio perch al suo interno sono anticipati quei processi di erosione del confine tra lavoro produttivo
e improduttivo, nonch di nuova valorizzazione del lavoro intellettuale, che si avviano a divenire
caratteri strutturali del capitalismo maturo. E i movimenti che al suo interno di determinano derivano
la propria radicalit proprio dal fatto che mostrano il potenziale rovescio sovversivo di quei processi. In
particolare, nella misura in cui agiscono politicamente lobsolescenza a un tempo dellideologia
borghese e dellideologia socialista che quei processi determinano (cfr. ad es. ivi, pp. 138 ss. e 148).
 in fondo una traccia di riflessione che lo stesso Marcuse avrebbe seguito nel corso degli anni
Settanta, e che lo condusse a una provvisoria conclusione di straordinario interesse in uno degli ultimi
testi da lui scritti, quello dedicato a una discussione del libro di Rudolph Bahro, Die Alternative. Zur
Kritik des real existierenden Sozialismus (1978), un po enfaticamente definito il maggior contributo
alla teoria e alla prassi del marxismo uscito negli ultimi anni (supra, p. 248). Ma si pu ben capire
lenfasi di Marcuse: dopo essersi a lungo impegnato in un confronto critico con le posizioni sviluppate
dallinterno del movimento tedescofederale, egli vedeva ora confermate molte delle sue intuizioni in un
libro che sintetizzava un vero e proprio corpo a corpo con la realt del socialismo nella Repubblica
democratica tedesca. E, a conferma dello scompaginamento delle coordinate geo-politiche che avevano
sostenuto lordine della guerra fredda, Marcuse vi legge anche fondamentali indicazioni per
approfondire lanalisi critica delle tendenze di sviluppo del capitalismo maturo in Occidente.
Ancora una volta, alla fine della sua vita, Marcuse si trova a ragionare attorno alla categoria di
coscienza. Ma questultima, finalmente, ha cessato di essere una categoria autonoma: le sue
trasformazioni vanno lette in modo affatto materiale, sono una delle dimensioni essenziali su cui agisce
la ridefinizione del comando del capitale - e su cui dunque deve dispiegarsi lazione sovversiva. Nel
suo libro, Bahro propone la categoria di coscienza eccedente, definendola la capacit psichica
libera, non pi assorbita dalla lotta per i mezzi dellesistenza, che deve tradursi nella prassi. Ecco il
commento di Marcuse: il modo di produzione industriale, tecnico-scientifico, nel quale il lavoro
intellettuale diviene un fattore essenziale, fa nascere nei produttori - nelloperaio complessivo - qualit,
abilit, modalit di immaginazione, facolt di agire e godere che nelle societ capitalistiche e in quelle
repressive non capitalistiche risultano soffocate o pervertite. Esse premono per dispiegarsi in modo
realmente umano, al di l di una realizzazione inumana (supra, pp. 251-252).
Ecco dunque, finalmente scoperto, il principio materiale in cui la critica del feticismo delle
forze produttive pu incardinarsi, a partire da una radicale ridefinizione del concetto stesso di forze
produttive. Il linguaggio  ancora, qua e l, quello di una filosofia della coscienza: ma 
continuamente forzato, e infine spezzato, dalla scoperta della produzione di soggettivit come terreno
di rilevanza strategica sia per lanalisi delle trasformazioni del capitalismo sia per lo sviluppo di una
teoria della rivoluzione allaltezza di quelle trasformazioni.
5. Questa svolta verso la soggettivit (supra, p. 250), Marcuse lo ribadisce continuamente
tanto nel testo su Bahro quanto in altri interventi pubblicati in questo volume,  profondamente
ambivalente. Sia perch costituisce, lo si  appena visto, il terreno su cui opera lo stesso comando
capitalistico, sia perch - allinterno dei movimenti - tende a tradursi in formule e pratiche, come quelle
riassunte nella politica in prima persona, di cui Marcuse ha buon gioco a evidenziare lambiguit. Da
un lato, si legge in un altro testo del 1979, la politica in prima persona indica depoliticizzazione,
rinuncia e fuga. Dallaltro, per, questo ritorno al s dischiude o riconquista una nuova dimensione del
mutamento sociale: quella della soggettivit e della coscienza individuale (supra, p. 170). In
questione, si potrebbe dire,  lambivalenza costitutiva - sottolineata in modo cos efficace in
particolare dallo sviluppo del femminismo - della prima persona, dellio. Anche da questo punto di
vista, il testo dedicato al libro di Bahro offre unindicazione preziosa per la ricerca successiva, in cui
ancora una volta vecchi temi e vecchi concetti marcusiani registrano la deformazione imposta
dallirruzione del nuovo: il viaggio interiore incontra, nellio, gli altri e laltro -la societ e la natura
- per trovarvi non un mero confine dellio, ma le potenze costitutive dellio stesso (supra, p. 270).
Laddove questo sfondamento del confine dellio non si determina, la politica in prima persona non
pu che ridursi a una narcisistica riaffermazione dellindividualismo: una riaffermazione spettrale nella
misura in cui le stesse trasformazioni del modo di produzione capitalistico ne hanno eroso le basi
materiali, e tuttavia assolutamente efficace nella misura in cui di essa si nutre la continua
ricomposizione del comando capitalistico.
E' sullo sfondo di queste riflessioni, e di queste nuove acquisizioni teoriche, che Marcuse si
interroga continuamente, nel corso degli anni Settanta, sulla questione dellorganizzazione. E' a suo
giudizio soprattutto su questo terreno che il movimento, negli Stati uniti come in Europa, non  stato in
grado di proporre (di inventare) soluzioni al tempo stesso innovative ed efficaci. Che cosa significa
produrre una forma di organizzazione capace di assicurare continuit e carattere espansivo alla sintesi
di resistenza e vita, secondo i termini proposti da Daniel Cohn Bendit e di cui Marcuse si
appropria (cfr. supra, p. 276)? Quali sono le condizioni per prospettare la fondazione di nuove
istituzioni comuni, attorno a cui i processi di soggettivazione possano consolidare la propria strutturale
apertura, scongiurando gli esiti individualistici e narcisistici della politica in prima persona? E come
 possibile, in una condizione segnata contemporaneamente dal venire in primo piano dei caratteri
comuni del lavoro astratto e dalla produzione di una pluralit di posizioni soggettive in cui il lavoro
vivo si articola, mediare la specificit di lotte necessariamente parziali in un programma generale di
trasformazione radicale della societ?
Non si pu certo dire che Marcuse risponda a queste domande. Nei suoi testi, come avr potuto
vedere chi ha letto questo volume, sono registrate con cura le condizioni che rendono obsolete le
soluzioni tradizionali maturate nello sviluppo storico del movimento operaio, tanto nelle sue
componenti socialdemocratiche quanto nelle sue componenti comuniste. Ma sul piano della proposta,
Marcuse non va oltre indicazioni tanto suggestive quanto frammentarie, nel tentativo di proporre una
sintesi fra lo spirito jeffersoniano della rivolta e la tradizione del comunismo consiliare. In un testo
del 1968, ad esempio, parla della necessit di organizzare, interamente alla luce del sole, una sorta
di forza di guerriglia politica, attraverso un coordinamento reticolare di piccoli gruppi, concentrati al
livello di attivit locale, in grado, perci, di prefigurare quale potrebbe essere [...] lorganizzazione di
base di un socialismo libertario, e cio i consigli di lavoratori manuali e intellettuali, i soviet - se
possiamo ancora far uso di questo termine senza riferirci a ci che essi sono attualmente diventati -
qualcosa che vorrei chiamare, in tutta seriet, una spontaneit organizzata. E' certo unallusione
potente a temi che sarebbero rimasti a lungo centrali - fino a oggi, per certi aspetti, - nellagenda dei
movimenti. Ma  lecito supporre che Marcuse stesse in realt tentando di proporre una sorta di
sistematizzazione delle forme di organizzazione presenti allinterno del movimento statunitense. E
linsistenza, negli anni successivi, sullincapacit di quel movimento di crescere proprio sul terreno
dellorganizzazione lascia pensare che fosse perfettamente consapevole dei problemi impliciti
allinterno della sua stessa formulazione.
In particolare, proprio nel saggio su Bahro, riemerge un tema che in realt  sempre stato
presente nella riflessione di Marcuse: la convinzione, cio, che sia decisivo il ruolo di minoranze
organizzate (gruppi catalizzatori) per sostenere il progetto di doppio potere che Bahro presenta in
riferimento alle condizioni del socialismo reale, ma in cui in fondo sfociava la stessa proposta
marcusiana del 68. Come questo ruolo debba articolarsi con lo sviluppo di pratiche politiche capaci di
esprimere la sintesi di resistenza e vita Marcuse tuttavia non lo dice. E' difficile del resto sostenere
che qualcuno abbia saputo offrire soluzioni convincenti a questo problema nei pi di venticinque anni
che ci separano dalla sua morte.
Lattualit degli scritti raccolti in questo volume sta allora pi nelle domande che pongono che
nelle risposte che offrono. Testimonianza della riflessione di un grande filosofo del Novecento, capace
di aprire gli esiti del suo lungo attraversamento del marxismo e della stessa storia del movimento
operaio al confronto con un evento di cui percep con lucidit il carattere epocale, questi scritti ci
conducono direttamente al cuore del nostro tempo. Una nuova teoria della rivoluzione, incardinata
nelle rotture che la storia dei movimenti del Novecento ha prodotto e nella nuova composizione del
lavoro; una teoria dellorganizzazione adeguata a sostenerla, a scandirne i tempi e a farne vivere il
programma: sembrer a molti unagenda di ricerca inattuale. Cos non , se il pensiero critico deve
avere un futuro. Ed  lecito auspicare che le domande poste dal vecchio Marcuse risuonino a lungo,
anche in Italia, e mobilitino nuove energie intellettuali e politiche. Sia detto con la giusta dose di (auto)ironia: hic Rhodus, hic salta.
...
.
...
NOTE.
...
.
...
1 H. Marcuse, Ragione e rivoluzione. Hegel e il sorgere della teoria sociale (1941), Bologna, Il Mulino, 19972 [N.d.C.].
2 Meyer Shapiro (1904-1996), noto storico e critico darte statunitense, nato in Lituania.
Professore alla New York University, New School of Social Research e Columbia University [N.d.C.].
3 Rivista economica statunitense, pubblicata a partire dal 1911 [N.d.C.].
4 II riferimento  a quello che poi diventer il capitolo VI di Marxismo e libert [N.d.C.].
5 Charles Denby (1908-1983), operaio e militante trotzkista afroamericano, co-direttore con
Raya Dunayevskaya di News and Letter. Cfr. la sua autobiografia postuma, Indignant Heart: A
Black Workers Journal, Detroit, Wayne State University Press, 1989 [N.d.C.].
6 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, Roma-Bari, Laterza, 19733, vol. II, p. 936 [N.d.C.].
7 Non  chiaro a chi si faccia riferimento [N.d.C.]
8 II riferimento  a Eros e civilt, pubblicato nel 1955 [N.d.C.].
9 Bollettino antistalinista diffuso clandestinamente in Urss [N.d.C.].
10 Citazione imprecisa da G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, Milano, Rusconi,
1995, p. 69 [N.d.C.].
11 Robert S. Cohen (1924-), professore di filosofia presso lUniversit di Boston [N.d.C.].
12 II riferimento  alledizione del 1955 di Ragione e rivoluzione, che presenta un epilogo, poi
omesso nella terza edizione del 1960 [N.d.C.].
13 II riferimento  a The Social Implication of Freudian Revisionism, in Dissent, 2, 3,
1955, pp. 221-240, poi pubblicato come epilogo a Eros e Civilt [N.d.C.].
14 Andrei Zhdanov (1896-1946), uomo politico sovietico, autore dellomonima dottrina, che
guidava la politica culturale dellUnione Sovietica [N.d.C.].
13 In realt non sembra esservi alcuna parentela [N.d.C.].
16 Come appare evidente nel proseguio del carteggio, il riferimento  alla Beacon Press di
Boston, casa editrice con cui Marcuse ha pubblicato Eros e civilt e L'uomo a una dimensione [N.d.C.].
17 Cfr. R. Dunayevskaya, Marxismo e libert, cap. IV [N.d.C.].
18 Rispettivamente parte IV e V del volume [N.d.C.].
19 Norman Kingsley Mailer (1924-), scrittore, giornalista e regista americano. E' considerato tra
i fondatori del cosiddetto nuovo giornalismo. E' stato tra i fondatori del Village Voice nel 1955.
Autore di numerosi libri di successo,  stato pi volte candidato al premio Nobel per la letteratura
[N.d.C.].
20 II riferimento  allimponente monumento con busto di Marx, costruito nel 1956 nel
cimitero di Highgate a Londra [N.d.C.].
21 Localit collinare alla periferia di Londra, nei pressi del cimitero di Highgate, molto
frequentata da Marx con amici e familiari [N.d.C.].
22 E. Fromm, The human implications of instinctivistic radicalism, in Dissent, 2, 4, pp.
342-349 [N.d.C.].
23 Si tratta del terzo capitolo dedicato ai Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx
[N.d.C.].
24 Cfr. Marxismo e libert, cit., cap. IX [N.d.C.].
25 II riferimento  a Soviet Marxism (trad. it. Parma, Guanda, 1968), pubblicato nel 1958 da
Columbia University Press [N.d.C.].
26 II riferimento  ancora a Soviet Marxism, che Dunayevskaya ha recensito in News and
Lettere, June-July 1961, pp. 10-11.
27 Cfr. K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, in Opere filosofiche giovanili,
trad. it. e cura di cura di G. Della Volpe, Editori Riuniti, Roma, IV ed. 1971, p. 207. Si noti che, come
la Prefazione di Marcuse, lintroduzione di Dunayevskaya, manca nelledizione italiana di Marxismo e
libert [N.d.T.].
28 Cfr. K. Marx, Il capitale. Critica delleconomia politica, Libro primo, trad. it. e cura di D.
Cantimori, Editori Riuniti, Roma, VIII ed. 1974, p. 339 [N.d.C.].
29 Vorkuta  una localit del Nord della Russia, che ospitava il pi grande gulag della parte
europea dellUrss. Nel 1953 fu teatro di una grande sommossa da parte degli internati, che prese il
nome di rivolta di Vorkuta, poi sedata dallintervento dellesercito [N.d.C.].
30 Cfr. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, trad. it di A. Moni, rev. di C. Cesa, Laterza,
Roma-Bari, III ed. 1973, p. 45.
31 Wassili Leontiev (1906-1999), economista americano, nato in Russia, vincitore nel 1973
del premio Nobel per leconomia [N.d.C.].
32 Henryk Grossmann (1881-1950), economista tedesco di origine polacca. Nel 1925 si un
allistituto per la ricerca sociale di Francoforte, allora diretto da Carl Grnberg. Fra le sue opere II
crollo del capitalismo (1929), Milano, 1967, scritto pochi mesi prima del crollo del 29 [N.d.C.].
33 Si tratta in realt della lettera del2 aprile 1858: cfr. Opere di Marx e Engels. Volume XL,
Lettere 1856-1859, a cura di M. Montanari, Editori Riuniti, Roma 1973, pp. 328-333 [N.d.C.].
34 K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica 1857-1858, trad. it.
di E. Grillo, La Nuova Italia, Firenze 1968, vol. I, p. 32 [N.d.C.].
35 Cfr. K. Marx a F. Engels, 11/1/1860, in Opere di Marx e Engels. Volume XLI, Lettere
gennaio 1860-settembre 1964, a cura di M. Montanari, Editori Riuniti, Roma 1973, p. 6. La traduzione
italiana reca il movimento degli schiavi in Russia [N.d.T.].
36 Cfr. K. Marx a F. Engels, 30/7/1862, ivi, pp. 289-291.
37 Cfr. K. Marx a F. Engels, 15/8/1863, ivi, pp. 404-405. Dunayevskaya riassume,
modificandola, la parte finale del passo di Marx [N.d.C.].
38 Cfr. R. Dunayevskaya, op. cit., pp. 71, 81 [N.d.C.].
39 Cfr. K. Marx a F. Engels, 10/2/1866, in Opere di Marx e Engels. Volume XLII, Lettere
ottobre 1864-dicembre 1867, a cura di M. Montanari, Roma 1974, p. 189 [N.d.C.].
40 Si tratta, in realt, del cap. VIII [N.d.C.].
41 II riferimento  al Congresso operaio generale di Baltimora del 16 agosto 1866 [N.d.C.].
42 Citazione imprecisa da K. Marx, Il capitale, Libro primo, cit., p. 338. La citazione
completa recita: Cos il movimento operaio, maturato istintivamente dai rapporti di produzione sulle
due rive dellAtlantico, pone il suo sigillo alla dichiarazione dellispettore inglese di fabbrica R.J.
Saunders: Non si potranno mai fare passi ulteriori per la riforma della societ con qualche prospettiva
di riuscita, se prima non sar limitata la giornata lavorativa e non sar imposta rigorosamente la
osservanza del limite prescritto [N.d.C.].
43 Cfr. Ivi, p. 337.
44 E' il cap. VIII di Marxismo e libert [N.d.C].
45 Riferimento a Nikolai Danielson, traduttore russo dal primo volume del Capitale, con cui
Marx ed Engels instaurarono una intenta corrispondenza [N.d.C.].
46 Congress of Industriai Organizations, organizzazione sindacale formata da John L. Lewis
nel 1935 in polemica con AFL (American Federation of Labor), incapace di organizzare le masse non
qualificate di lavoratori industriali. Nel 1955 si riunisce con la AFL [N.d.C.].
47 Cfr. R. Dunayevskaya, op. cit., pp. 318, 325. La parte finale della citazione presenta,
rispetto al testo di Marxismo e libert, delle variazioni [N.d.T.].
48 II riferimento  a L'uomo a una dimensione. Lideologia della societ industriale avanzata,
pubblicato negli Stati Uniti nel 1964 [N.d.C.].
49 II riferimento  soprattutto a S. Mallet, La Caltex (1958), in La nuova classe operaia
(1969), Torino, Einaudi, 1970, pp. 104-140 [N.d.C.].
50 R. Dunayevskaya, op. cit., p. 316 [N.d.C.]
51 Cfr. Fourth International, 9, 3,1948 [N.d.C.].
52 W.H. White, L'uomo dellorganizzazione, Torino, Einaudi, 1960.
53 D. Bell, La fine dellideologia (1960), Milano, Sugarco, 1991.
54 Seymour Martin Lipset (1922-), sociologo e scienziato politico statunitense. E' stato
presidente dellAmerican Sociological Association e della American Political Science Association
[N.d.C.].
55 Garden City, Doubleday, 1959 [N.d.C.].
56 Princeton, Princeton University Press, 1960 [N.d.C.].
57 Non  chiaro se qui si faccia riferimento a The End of Economic Man: The Origins of
Totalitariansm del 1939 o The Future of Industriai Man del 1942, entrambi scritti dal sociologo
austro-americano Peter Drucker (1909-2004) [N.d.C.].
58 New York, Free Press, 1959 [N.d.C.].
59 Boston, Beacon Press, 1956 [N.d.C.].
60 David Riesman (1909-2002), sociologo americano. Tra le sue opere: La folla solitaria
(1950), Bologna, Il Mulino, 1956, e Individualism reconsidered, New York, Free Press, 1954 [N.d.C.].
61 New York, Columbia University Press, 1946 [N.d.C.]
62 Luigi Carlo Fraina, noto come Lewis Corey (1892-1953), intellettuale e militante marxista
statunitense, nato in Italia, ma cresciuto fin dallinfanzia a New York. Autore di diverse opere, tra le
quali: Revolutionary Socialism, New York, The Communist Press, 1918, The Decline of American
Capitalism, New York, Covici, 1934, The Crisis of the Middle Class (1935), New York, Columbia
University Press, 1992 [N.d.C.].
63 Paul Marlor Sweezy (1910-2004), economista marxista statunitense, fondatore con Paul
Baran della Monthly Review. Tra le sue opere: (con Paul Baran) Il capitale monopolistico, Torino,
Einaudi, 1966 [N.d.C.].
64 J.A. Schumpeter, Storia dellanalisi economica, 3 voli., Torino, Bollati Boringhieri, 1990
[N.d.C.].
65 Reinhard Bendix (1916-1991), sociologo americano, autore di numerosi studi insieme a
S.M. Lipset. Il riferimento  qui a Social Mobility in Industriai Society, Berkeley, University of
California Press, 1959 [N.d.C.].
66 Dunayevskaya fa qui riferimento ad una serie di studi sociologici compiuti negli anni Venti
e Trenta su Mencie, una piccola localit dellindiana, dai sociologi e coniugi americani Robert
Staughton Lynd e Hellen Merrell Lynd. Cfr. Middletown. A Study in Contemporary American Culture
del 1929 e Middletown in Transition: A Study in Cultural Conflicts del 1937 [N.d.C.].
67 Studio in sei volumi condotto da William Lloyd Warner dal 1942 al 1959 [N.d.C.].
68 L. Wirth, Il ghetto (1925), Milano, Ed. di Comunit, 1968 [N.d.C.].
69 F. Znaniecki, Il contadino polacco in Europa e in America (1918-1920), 2 voli., Milano,
Ed. di Comunit, 1968 [N.d.C.].
70 New Haven, Yale University Press, 1937 [N.d.C.].
71 Lincoln Steffens (1866-1936), giornalista statunitense. La sua autobiografia  apparsa nel
1931 [N.d.C.].
72 II riferimento  agli studi condotti da Elton Mayo alla Western Electric Company di
Hawthorne nel 1945: I problemi umani e socio-politici della civilt industriale, Torino, UTET, 1969
[N.d.C.].
73 New York, Philosophical Library, 1959 [N.d.C.].
74 New Haven, Yale University Press, 1952 [N.d.C.].
75 New York, Henry Holt, 1960 [N.d.C.].
76 John Ulrich Nef (1888-1915), professore di chimica allUniversit di Chicago dal 1893 al
1915. Tra le sue opere: Cultural Foundation of Industrial Civilization, Cambridge, University Press,
1958 [N.d.C.].
77 London, Clarendon Press, 1954-1958 [N.d.C.].
78 K. Marx, Il capitale, Libro I (3), Roma, Editori Riuniti, 19723, p. 97 [N.d.C.].
79 Walter Reuther (1907-1970), sindacalista statunitense. Presidente della Union of American
Workers dal 1946 fino alla sua morte [N.d.C.].
80 George Meany (1894-1980), sindacalista statunitense. Presidente dellAFL-CIO dal 1955
al 1979 [N.d.C.].
81 James Riddle Jimmy Hoffa (1913-1975), sindacalista americano. Presidente della
International Brotherhood of Teamsters dalla met degli anni Cinquanta alla met degli anni Sessanta
[N.d.C.]
82 R. Dunayevskaya, op. cit, pp. 204-205 [N.d.C.].
83 II riferimento  alla visita del presidente Chruscev negli Stati Uniti nel settembre del 1959
[N.d.C.]. .
84 Imre Nagy (1896-1958), politico ungherese, primo ministro ungherese al tempo della
rivolta del 1956 [N.d.C.].
83 II riferimento  al gruppo di intellettuali, riuniti attorno al Circolo Petofi di Budapest,
protagonisti della rivolta ungherese del 1956 [N.d.C.].
86 Lopold Sdar Senghor (1906-2001), poeta e politico senegalese, noto per i suoi lavori
sulla ngritude. Primo presidente del Senegai (1960-1980), svilupp un programma politico di
orientamento socialista di forte impianto africanista. Dunayevskaya a L.S. Senghor, African Socialism,
New York, American Society of African Culture, 1959 [N.d.C.].
87 Lenin, Quaderni filosofici, Milano, Feltrinelli, 1958, p. 214 [N.d.C.].
88 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., vol. II, p. 929 [N.d.C.].
89 Lenin, op. cit., p. 206 [N.d.C.].
90 G.W.F. Hegel, op. cit., vol. II, p. 935 [N.d.C.].
91 Cfr. ivi, p. 937: Quello che rimane dunque da considerare non  un contenuto come tale,
ma luniversale della forma del contenuto, - vale a dire il metodo [N.d.C.].
92 Cfr. ivi, p. 943 [N.d.C.].
93 Ivi, p. 938 [N.d.C.].
94 Ibid. [N.d.C.]
95 Ivi, p. 939 [N.d.C.].
96 Ivi, pp. 940-941 [N.d.C.].
97 Ivi, p. 944 [N.d.C.].
98 W. Shakeaspeare, Amleto, Milano, Rizzoli, 2006, atto I, scena V, p. 189.
99 G.W.F Hegel, op. cit., vol. II p. 946 [N.d.C.].
100 Ivi, p. 947 [N.d.C.].
101 Ivi, p. 948 [N.d.C.].
102 Ivi, p. 949 [N.d.C.].
103 Cfr. Lenin, op. cit., p. 226: Una distinzione per me non chiara, la negazione assoluta non
 uguale a quella pi concreta? [N.d.C.].
104 Cfr. G.W.F., Hegel, Scienza della logica, cit., p. 950 [N.d.C.].
105 Ivi, p. 948 [N.d.C.].
106 Ivi, p. 956 [N.d.C.].
107 Cfr. ivi, p. 957 [N.d.C.].
108 Dunayevskaya fa qui riferimento al saggio di V.A. Kakpushin, L'elaborazione marxiana
della dialettica materialistica nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, in Voprosy Filosofii
(Questioni di filosofia), 3,1955 [N.d.C.].
109 R. Dunayevskaya, The New Russian Communist Manifesto, in News & Letters, Jan.
1961, pp. 5 e 7 [N.d.C.].
110 Isaac Deutscher (1907-1967), giornalista, storico e attivista politico, noto come biografo di
Trotskij e Stalin.
111 Joseph Raymond MacCarthy (1908-1957), uomo politico statunitense, senatore del
Wisconsin dal 1947 al 1957. Negli anni Cinquanta fu a capo della Commissione governativa per
lindagine sulle attivit antiamericane, che inaugur gli anni del cosiddetto maccartismo [N.d.C.].
112 John Edgar Hoover (1985-1972), fondatore del Federai Bureau of Investigation (FBI)
[N.d.C.].
113 Rafael Lonidas Trujillo Molina (1891-1961), dittatore della Repubblica Dominicana dal
1930 al 1961 [N.d.C.].
114 Direzione Politica di Stato, predecessore del Kgb [N.d.C.].
115 La frase effettivamente non compare nellarticolo di Dunayevskaya, che tuttavia critica la
crescente subordinazione di Cuba alla politica sovietica [N.d.C].
116 Young Comunist League, sezione giovanile del Partito Comunista degli Stati Uniti
[N.d.C.].
117 Council of Federated Organizations, creata nel 1962 dalle diverse organizzazioni impegnate
nel movimento per i diritti civili [N.d.C.].
118 Magnolia, citt del Mississippi. Qui Dunayevskaya gioca con il titolo di unautobiografia
di successo del giornalista P.D. East, attivista del movimento per i diritti civili, pubblicata nel 1959 con
il titolo Magnolia Jungle [N.d.C.].
119 Riferimento alla famosa serie di fumetti Tillie the Toiler, creata nel 1921 da Russ
Westover [N.d.C.].
120 Pubblicazione del gruppo di News and Lettere, uscita in occasione del quarantesimo
anniversario della Proclamazione di Emancipazione [N.d.C.].
121 R. Dunayevskaya, Reason and Revolution vs. Conformism and Technology, in The
Activist, 11, gennaio 1965, pp. 32-34 [N.d.C.].
...
.
...
FINE.